Diecimila anni per una Olimpiade


Giacomo Ceccarelli, dottore in fisica, mi scrive queste parole sulle Olimpiadi. Sono parole di un amico vero ed ho piacere di condividerle con voi. Ci fanno riflettere sul vero senso dello sport e di quanto sia importante coltivare un sogno. Leggendo si respirano la fatica ed il cuore come compagni di viaggio di ogni avventura sportiva.

Diecimila anni per una Olimpiade

 

Nella tradizione mitica cinese il popolo augura al proprio imperatore diecimila anni di vita e se consideriamo la civiltà cinese tanto antica almeno quanto le civiltà fluviali non è che oggi la Cina abbia un’età molto diversa. Eccoci dunque davanti a una olimpiade che di storia ne ha da vendere.

I giochi olimpici non sono mai stati un fatto meramente sportivo e tanto meno lo sono oggi in un mondo globale e più contraddittorio che mai. La cerimonia di apertura è stata bellissima; tutti i buoni propositi e tutti i buoni sentimenti sono stati rappresentati, le parole di Confucio sono state citate e le nuvole, simbolo di buona sorte secondo quel popolo, hanno fatto da cornice alla spettacolare accensione della fiaccola olimpica. Nel mentre in tutto il mondo si protestava davanti alle ambasciate cinesi per il rispetto dei diritti umani e viene in mente che nella antica Grecia si sospendevano le guerre per le olimpiadi e oggi si aspetta che inizino i giochi per cominciare nuovi conflitti. E su questo argomento ulteriori discorsi sarebbero fuori luogo.

Così eccoci davanti al televisore a sperare in una medaglia dei nostri, un record del mondo e qualche bagliore di spirito olimpico. E quello spirito ha brillato ancora una volta, prendendo sempre le sembianze della semplicità. Ha brillato nell’emozione per la vittoria della nostra Federica Pellegrini all’arrivo nei 200 metri, nel suo abbraccio con la rivale slovena e nella carezza da mamma che le ha fatto l’intervistatrice italiana, nelle umili parole di Alessia Filippi dopo il suo argento, nella spontaneità di Valentina Vezzali, ormai una leggenda olimpica, e della splendida squadra italiana di fioretto femminile, e ha brillato nell’abbraccio delle due prime arrivate nella gara di nuoto dei 100 metri femminili, ignote atlete capaci di far emozionare. E viene quasi da dire: Olimpiade, il tuo nome è donna! E chissà dove altro ancora quello spirito ha brillato, lontano da telecamere e giudici, da tifo e commenti.

Per queste due settimane ci illuderemo che i giochi siano la perfetta allegoria del mondo che vorremmo, che è sempre il migliore a vincere e che la spontaneità degli atleti rappresenti…(finisci te la frase). Ti auguro, come allenatore di atletica, il più “buon lavoro” che si possa, poiché è grazie all’impegno quotidiano di persone così e alla silenziosa fatica degli atleti se ogni quattro anni, fra interessi e ipocrisie, l’anima della fiaccola di Olimpia può tornare a bruciare.

 

Un abbraccio

Giacomo              

 

 

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