How did you find your way?

How did you find your way? - gîte

La gazzetta di Clara ep. 16

„Ci vediamo con gli altri al “gîte”, alle ore 12“. Questa era stata l’affermazione di mia sorella il giorno della partenza. Il “gîte” dista 20 minuti dal posto prescelto per il matrimonio. Per poi spiegarmi cosa fosse un “gîte”, mia sorella, usò il termine “colonia”. Così i miei pensieri si erano divertiti a raffigurare, nella mia testa, un edificio in calcestruzzo, alto e secco. Quando mia sorella aveva tredici anni aveva trascorso una settimana d’estate in una colonia con quelle fattezze, vicino al paesino dove passavamo le vacanze nei mesi di Luglio e di Agosto. 

Penso che quella settimana, da cui tornò con un polso slogato e la faccia abbacchiata, sia stata una delle più infinite della sua vita da adolescente; se chiudo gli occhi e ci ripenso riesco solo a vedere un condominio che puzza di vecchio, nascosto in mezzo al bosco, dai muri scrostati e l’aria abbandonata.

I miei pensieri cercavano dunque di concentrarsi sulla parola francese: “Le  gîte”. Trovavo questo vocabolo più gradevole perché, in fin dei conti, non la collegavo ancora a nessun ricordo.

“Alle 12 ci vediamo presso il “Gîte”, rimuginavo cercando di immaginarmi che aspetto avesse. 

La mia fervida fantasia veniva però interrotta e sedata da una bellissima bambina di 14 mesi che richiedeva la mia totale attenzione, emettendo a ripetizione suoni acuti. Dopo un viaggio della speranza e quattro crisi isteriche, uscii dalla macchina bagnata di sudore e acqua che si era rovesciata sui miei vestiti. La macchina straripava di abiti da sposa, valigie di tempere e alimenti di tutti i tipi. Eravamo arrivate a quella destinazione misteriosa.

Eravamo nel mezzo della campagna francese. Intorno a noi minuscoli paesini, stalle e casupole disperse fra i campi di grano. Davanti a noi una proprietà privata con un prato curatissimo, alberi da frutta, piscina con campo da tennis e pallavolo, una foresta con un laghetto sul retro e due edifici curatissimi: uno era un bed and breakfast a forma di castelletto e l’altro era il tanto immaginato e agognato gîte. 

La struttura a due piani era costituita da pietre a vista. Rose bianche, gialle e rosa coloravano i suoi ingressi. L’edificio sembrava una vecchia abitazione di campagna che, al piano terra probabilmente una volta aveva anche una stalla. Ora quello spazio è stato utilizzato per ricavare un’officina e un piccolo appartamento.

Alla sua vista penso di aver perso la parola per qualche minuto finché non incontrai lo sguardo di una mia amica che, allargandosi in un sorriso, disse: “Finalmente siamo arrivati alla colonia!”. Dalla sua espressione pensai che la sua idea di colonia si avvicinava alla mia.

le gîte

Il nostro gruppo era di una trentina di persone. A poco a poco alcuni di essi cominciarono a mettersi in costume e a buttarsi in piscina, altri a giocare nel campo da tennis, altri ancora a pallavolo.

Io, mi cambiai, infilai le scarpette da corsa ed uscii. Come mio solito, memorizzai il nome della via, ripassai i numeri di telefono importanti ed uscii, lasciando il mio cellulare in camera. 

Corsi libera, serena, ricordandomi quello che vedevo: la scuola a destra, il giardino con il cane lupo a sinistra, la rotonda con un piccolo municipio ancora a destra, fino a quando una stradina ombrosa mi condusse ai campi di grano. Correvo e guardavo il paesaggio, felice. 

Come previsto, dopo quaranta minuti mi ritrovai come per incanto al gîte, più luminosa di prima. 

La prima persona che incontrai fu Marcel che mi aveva salutata alla partenza. 

Mi guardò sorpreso e mi chiese dove fossi stata e io iniziai a descrivergli le casette con i giardini, lo spiazzo con i camper, la strada che da Rue de la Tour serpeggia verso Mauperthuis

Marcel ascoltò il mio discorso in silenzio, strabuzzando gli occhi. Poi, appena provai a prendere il fiato, mi interruppe e mi chiese: “How did you find the way?”

Lo guardai sorridente e la risposta mi uscì dalla bocca senza quasi pensarci: “Just running”.

Penso sia davvero questa la magia della corsa: infondermi coraggio, forza e serenità che mi guidano rapita in posti sconosciuti facendomi sentire in ogni istante a casa.

Leggi anche “La Gazzetta di Clara – Pulizia dei sogni

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