Perdersi per poi ritrovarsi

La gazzetta di Clara ep. 2

Correre, per me, non è un’attività monotona come spesso sento dire da interlocutori esterni. Mi spiegano che per loro è noioso perché si fa sempre lo stesso movimento. Ho imparato con gli anni ad ascoltare questo movimento con pazienza e dolcezza accorgendomi che in verità è in continuo cambiamento e divenire. Un giorno mi fa sentire pesante, quello dopo una farfalla. A seconda del terreno, del meteo, delle persone intorno a me, avviene in qualche modo una variazione nel gesto tecnico o nei pensieri, insomma, nel mio corpo, che a sua volta influenza la mia corsa. In più, gli allenamenti di un podista sono di molteplici tipologie: corsa lenta, ginnastica per potenziamento muscolare e stabilità corporea, corto veloce, corsa in acqua, intervalli un medio etc. La corsa per me è un quadro in eterno movimento. Anche quando non sono impegnata a pensare a variazioni di ritmo e mi trovo per esempio a fare un “monotono e banalissimo” lento, so già in partenza che sto per vivere un’avventura.

Oggi vi descrivo i miei ultimi cinquanta minuti di corsa tranquilla.

È da poco che sono in una nuova città e proprio i lenti sono quelle corse che mi permettono di correre libera alla scoperta di nuove strade. Elettrizzata da questo viaggio sono partita con l’idea e la tranquillità di perdermi per i primi venticinque minuti per poi iniziare a cercare la strada di casa. Questo metodo lo adotto ormai da anni e avendo già vissuto in almeno cinque città mi ha aiutato ad allenare e a sviluppare un ottimo senso d’orientamento e attenzione per il paesaggio che mi circonda. Corro attiva, concentrata e curiosa per poter creare nella mia mente la mappa per tornare a casa.

Oggi sono stata avvolta da freschi colori autunnali, da un profumo di cortecce bagnate, dal rumore di una foresta viva. Le foglie e gli aghi degli alberi erano carichi di molecole d’acqua, che con calma e amore venivano cedute al terreno. Le strade mi mostravano la via del ritorno. Io sapevo di essere sul sentiero corretto, che avevo visto per la prima e unica volta la settimana precedente e subito memorizzato. Poi arrivò un momento di insicurezza e iniziò il mio dialogo interiore:

“Sono davvero sulla strada giusta?”.

“Certo Clara, fidati delle tue sensazioni

“Ma se stessi andando in un’altra direzione?”

“Cosa ci sarebbe di male? Goditi il percorso e respira quest’aria pulita, che ti avvolge, ti accompagna, ti accarezza”.

Con questa sicurezza, con questa gioia, oggi, torno a casa. E, ancora una volta, oggi mi sono persa, ho trovato la quiete rassicurandomi e incoraggiandomi e così facendo mi sono ritrovata.

Clara

Leggi anche “Orologio maledetto. Cos’ho detto?

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