Il lato oscuro dei runner: Luigi Angeli

Il lato oscuro dei runner: intervista a Luigi Angeli

Siamo abituati a vederli sorridenti, fieri nelle loro canotte e pantaloncini, entusiasti nel raccontare la loro passione e nel decantare i milioni di miglioramenti che la corsa ha portato nelle loro vite, ma siamo sicuri che la vita del runner sia tutta rosa e fiori o c’è qualcosa che i podisti ci nascondono? C’è un’altra faccia della medaglia, un lato oscuro che nessuno racconta?

Perché non provare a guardare corsa e allenamento da un punto di vista differente, inusuale, distopico e perché non farlo attraverso delle interviste scomode? Passione, entusiasmo e benessere fisico sono lampanti alla vista, basta osservare la luce negli occhi sorridenti e scintillanti dei runner all’arrivo di qualsiasi competizione podistica, ma ci sono anche ombre? Chiediamolo a loro!

Questa volta trovare un aspetto negativo della corsa sarà molto dura perché cercheremo di addentrarci nei retroscena di questa disciplina con un atleta del G.S. Orecchiella Garfagnana che a qualsiasi gara o allenamento di gruppo al quale partecipi non si presenta mai senza buonumore e allegria. Oggi proveremo a capire se dietro l’ironia e il sorriso del Gigio nazionale (Luigi Angeli) ci sono o ci sono stati anche momenti di risate amare o la sua è di fatto una pura, spontanea e bambinesca allegria.

Ciao Gigio! Domanda di rito: “che podista sei”?

Un vero atleta come gli altri che fanno e facciamo fatica e sacrifici per allenarci ma con un’altra visione dello sport.

Una persona giocherellona come te non poteva iniziare a correre in nessun altro modo se non “per scherzo”, ma tu hai iniziato dalla maratona, la distanza regina che per molti è tutt’altro che uno scherzo!
In questa tua prima impresa è stato davvero tutto un gioco o ci sono stati momenti più difficili in cui magari hai sentito maggiormente la pressione dell’impresa che ti eri prefissato o la paura di non riuscire?

Sì, bisogna essere dei “matti” (sani) per iniziare a fare podismo con una maratona (come si dice “se non sono matti non li vogliamo!), ma è andata proprio così! Il problema non è stato prepararla, ma correrla e soprattutto finirla perché la prima volta che corri una maratona non hai nessun riscontro o parametro su te stesso e non sai come comportarti. Quel giorno, 14 ottobre 2014, a Lucca ho visto TUTTI i santi del firmamento celeste, ma, non so come, sono arrivato al traguardo vincendo così la mia personalissima scommessa. Da lì, la Roby ed io ne abbiamo corse ben 11 in totale fino ad oggi: Lucca, Milano, New York, Praga, Amsterdam, Roma, Budapest, Berlino, Siviglia, Parigi e Valencia.

Dal mio punto di vista runner è chi decide di allacciare le scarpe, mettersi in gioco e partire indipendentemente dalla posizione di arrivo. Tu metti molto impegno in quello che fai: ti alleni nonostante un lavoro duro da muratore, ti svegli presto anche nel weekend per partecipare alle gare, cerchi di essere il più presente possibile per la tua squadra e tutto questo lo fai sempre con autoironia e senza mai lamentarti. Ti è mai capitato di essere stato sminuito per questa tua attitudine positiva dato che nel mondo della corsa sembra che voglia passare il messaggio che è un vero atleta solo colui che soffre e si sacrifica fino alla fine?

Non mi sono mai sentito sminuito per il mio comportamento, anzi qualcuno, tra cui il mio Mister, mi dice che a volte lo sport andrebbe preso con più leggerezza… anche se non so se ci credono veramente o lo dicono per far piacere ad un flop runner!!!

Quando ti trovi alla linea della partenza circondato da podisti che parlano di strategie di gara, della pianificazione e degli allenamenti durissimi che li hanno portati fino a lì, dell’integrazione, dell’alimentazione calibrata al grammo con estrema serietà non ti senti fuori luogo?

Non mi sono mai sentito fuori luogo: io faccio il mio e loro fanno il loro! Ricordo un episodio accaduto alla mezza di Empoli: alla partenza, tutti pressati per partire, avevo vicino alcuni atleti che non conoscevo che discutevano tra loro. Uno diceva: “Oggi corro solo per allenarmi”, un altro: “io questa settimana ho avuto un problemino”, un altro ancora: “io stamani corro per preparare un’altra gara”; poi vicino a me c’era un signore un po’ più adulto di noi tutti che disse: “Ci fosse mai nessuno alla partenza che dice: oggi sto bene, corro per vincere”. Così, ho preso la palla al balzo e rivolgendomi al gruppetto, ho detto: “oggi vinco io e vi dirò di più, mi vedrete alla partenza e non mi rivedrete più!”. Mi guardarono tutti come se fossi un extraterrestre mentre io sapevo benissimo che sarei arrivato quando loro erano già sotto la doccia!

Cosa non ti piace del podismo amatoriale? E dei podisti? Qual è la tipologia di podista che più non ti piace?

Nel podismo amatoriale non mi piacciono la falsità e il doping: non riesco proprio a capire come si arrivi a rovinarsi la salute per vincere un prosciutto.

Cosa diresti a chi non ti ritiene un runner solo perché quando corri ti diverti?

Niente, loro non capiscono me e io non capisco loro! Io corro per star bene e so che sicuramente vado più forte di uno sdraiato sul divano!

E invece cosa diresti a quei runner che si prendono troppo sul serio?

Ai runner che si prendono troppo sul serio dico che quel giorno che non riusciranno a fare i tempi giusti per loro, so che smetteranno perché abituati a performance stratosferiche, quando non riusciranno più a ottenere i loro risultati, vuoi per l’avanzare dell’età, vuoi per infortuni vari, molleranno; mentre noi flop runner o tapascioni, abituati a chiudere la fila, andremo avanti finché il fisico e la testa ci sosterranno!

Tu non ti reputi uno forte, però immagino che anche a te la corsa abbia dato molte soddisfazioni al di là di posti sui podi. Quali sono le soddisfazioni maggiori che ti ha regalato questo sport?

Molte, anche perché partendo già senza pretese e solo per star bene e divertirmi, la soddisfazione più grande è semplicemente esserci.

Ad ogni gara o evento podistico porti sempre allegria, battute e parole di supporto per tutti, come se tu non avessi mai giorni no o lune storte. È davvero così o ti è capitato di avere momenti o periodi in cui era più difficile scherzare? Come li hai affrontati?

No, nella corsa non mi sono mai capitati periodi neri, anche perché la vita mi aveva già forgiato prima di iniziare a correre e perciò allenarmi in confronto è una bazzecola. Proprio per questo penso che la vita è più bella se si sorride e si scherza anche perché se non potessi più scherzare preferirei non esistere!

Hai mai pensato di mollare la corsa? Se sì perché?

No, non ho mai pensato di lasciare la corsa anche perché io corro per star bene e per star bene corro e lo farò finché il mio fisico me lo permetterà.

L’infortunio è un momento triste per ogni tipo di podista. Il Gigio giocherellone riesce a non perdere il buonumore anche nei periodi di stop o anche lui si lascia prendere dal malumore?

No, sono cose che possono accadere e sono convinto che con il buonumore si possa addirittura tornare più in fretta alla normalità. “Mai mollare” è il mio motto perché la vita mi ha insegnato così!

A chi se non a te chiedere di lasciarci un messaggio positivo per i runner?! Cosa diresti a chi magari sta iniziando adesso ma ha paura ad avvicinarsi al mondo delle gare perché teme il confronto con quelli che si prendono troppo sul serio?

Corri per te stesso e non pensare agli altri: ognuno corre e fatica per sé! Direi anche di correre insieme agli altri perché è sempre uno stimolo a superarsi e fare meglio.

A te però voglio fare anche una domanda bonus: com’è condividere il bello e il brutto della corsa con la propria metà?

Il bello di condividere un’esperienza di qualsiasi tipo con la persona che ami è una cosa che non si può spiegare. È inspiegabile ma è bellissimo. Poi se la tua dolce metà è anche una che vince allora è super stupendo perché gioisci per il tuo amore che, con sacrificio, è riuscita ad arrivare all’obiettivo prefissato! E so bene che in questo sport nessuno regala nulla e i risultati sono tutta farina (e fatica) del proprio sacco!

Liza Bellandi

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