
Correre è
10 ottobre ’78, una domenica mattina con i colori dell’autunno, una non competitiva sulle colline della Versilia, i primi passi di corsa.
Dopo tanti anni il ricordo è ancora fresco e bello.
Erano tempi in cui la maratona era ancora considerata una gara estrema, dove l’atletica era intesa come una disciplina da svolgere solo in pista.
Gli anni ’70, Henry Rono e Lasse Viren affascinavano con le loro gesta ed i nostri Fava, Cindolo, Ortis, Arese…che si facevano sempre valere nell’atletica di vertice.
Corse di un ragazzo che cresce e nel mentre l’atletica trionfale degli anni ’80.
Tante immagini di gloria ed un amore smisurato, ma equilibrato, per l’atletica.
Gli anni ’90, le gare, gli allenamenti sempre più intensi e frequenti.
Un ragazzo che si fa adulto, il lavoro, la famiglia, le gioie, le difficoltà.
Tutto cresce e si fortifica.
L’esperienza regala ed aggiunge sapienza e costruisce solidità.
Valori interiori che devono mutare e dare insegnamento a chi ti cresce intorno.
La passione per donare ad altri, con umiltà, quanto appreso in tanti anni di corse.
La corsa cos’è? La corsa è in realtà qualcosa di astratto, come potrebbe essere una qualunque altra espressione del corpo.
La corsa rimane invisibile agli occhi dei più esigenti, ma è proprio per questo che porta con se un grandissimo dono, è capace di entrare in punta di piedi nella sfera più intima ed espandersi per regalare benessere.
La corsa regala pace e chi non apprende ciò, non ha individuato appieno la sua natura.
La corsa è bella quando si fa veloce ed estremamente agonistica o quando diventa un mezzo per stare con se stessi al ritmo delle falcate.
Dopo 35 anni di attività correre mi rimane una cosa leggera, non appesantisce mai i miei pensieri.
Correre è una semplice traduzione di noi in movimento, assorbe tensioni e libera felicità.
Massimo

