Ciclo Tour

“…sono rapita dall’entusiasmo, c’è un’aria così carica…”

Ciclo Tour

Ore 12.00, stazione di Livorno, è in arrivo sul secondo binario una carrozza piena di Ciclo Turisti provenienti da Roma-Milano, hanno un solo bagaglio a mano: la loro bicicletta.

Non ho mai partecipato a questo tipo di tour, mi aspettavo biciclette tecnologiche, selle ultimo modello ed invece scopro con piacere persone divertenti attratte solo dal muoversi in modo responsabile ed ecologico nel mondo, non ho domandato a nessuno, ma credo che alla parola Differenziata, Organico, Vetro, Plastica, mi darebbero tutti una definizione consapevole. Persone solari con il loro mezzo preferito, una due ruote.

Qualche borsa caricata sul porta pacchi e cartine stradali posizionate come quelle che si vedono sulle moto.

Eccolo il mondo del ciclo turismo.

Mariella, è la responsabile dell’organizzazione ambientalista che ha come finalità principale la diffusione dell’uso della bicicletta quale mezzo di trasporto ecologico, è l’unica che ne ha una fatta su misura, tutta arancio.

Arancio, come il colore della rivoluzione in Ucraina, che segnò con Juscenko la svolta democratica del paese sovietico, l’arancio che arriva fino alle piazze italiane con il sindaco Pisapia.

L’arancio, il colore del cambiamento.. mi sottolinea.

Non è possibile, non ci credo, prendo un sacco di “Iuta”, lo apro insieme alla mia mente, sono circondata, faccio piroette come il vento quando gioca con le correnti, voglio cogliere tutto, anche ciò che resta sotto. Dagli sguardi rallentati, ai colpi d’occhio, dal fragore di una risata fino al profumo di un passaggio, un uomo senza odore non appartiene al mondo e qui ad avere l’odore è l’anima.

Ogni tanto mi sento guardata..è bellissimo.

E’ festa, è il 2 giugno, stamani ho fatto una corsa, Torretta Vecchia. Sono partita con i ragazzi della squadra, ho portato la bici e mi son detta, “dopo la corsa faccio un giro da quelle parti, chiamo Marcella magari mi unisco a lei.”

Per caso, dopo una telefonata, mi trovo proprio nel mezzo del gruppo, una stretta di mano, uno scambio facile.. a chi dire grazie?

Niente accade per caso…ed io ne sono consapevole.

Mi sento un alieno, sono rapita dall’entusiasmo, c’è un’aria così carica di caratteristi che vorrei avere uno di quei registratori piccoli che usano i giornalisti o i ragazzi all’università, registrare e sbobinare con calma per non perdere niente, frasi, nomi, in altre occasioni avrei usato il blocchetto e la penna, oggi la vedo più complicata, scrivere ed andare in bici…non ho proprio un assetto disinvolto sulla sella di una due ruote da corsa!

La guida, Marcella, ogni tanto mi osserva e con delicatezza precisa che devo star tranquilla è il mezzo che è fuori misura. Che angelo, mi sento subito a mio agio.

Pensavo di essere un bradipo in equilibrio su un ramo!!!!

Il gruppo si riunisce vicino al marciapiede della stazione, passa un signore dai tratti somatici non proprio sportivi e con il sigaro in mano ci fa i complimenti per le bici, affermando con un profumo di Whisky Eau de Toilette “Io, a Livorno ho avuto un negozio di biciclette fino a pochi anni addietro, le vostre sono proprio le più belle di Livorno,” la voce è come quella di chi annunciava l’arrivo in città del circo “venghino…signori…venghino…lo spettacolo lor signori sta per iniziare…” , il gruppo si gira, sorride e si posiziona per andare.

Pronti, attenti, via, tutti in sella.

Come prima cosa mi presento, piacere sono Valentina, mi metto in fila indiana con gli altri, fila un po’ scomposta, ma sicuramente più rispettosa del comportamento stradale di quel che avevo incontrato fino ad oggi. Hanno tutti il casco, giacche antivento, smanicati per le evenienze della giornata.

Io no, ho una t-shirt con il nome della società “Santucci Running al traguardo con il sorriso”, non è dalla scritta che capiscono il motivo della poca agilità con il loro mezzo, ma dal fatto che non ho con me nemmeno una cerata.

Noto un cd attaccato sotto la sella di (……) con scritto No Oil, movimento ambiente, salute, beni comuni, energie rinnovabili…più avanti, intravedo, una scarpetta color beige di rete con un fiore come stringa, alzo gli occhi e vedo un volto abbronzato e sorridente, Ivana traduttrice del parlamento Europeo. Appassionata di teatro, mi racconta dell’interminabile e mitica fila per la prima della scala, una cosa in comune, è uno dei 50 giorni che prima o poi farò. Chi mi conosce sa, che ho una teoria imparata da un amico in un giorno di corsa. “Nella vita, bene o male, i giorni scorrono simili e per far si che diventi unica e che tu riceva uno stimolo continuo da te stesso, devi inseguire ciò che ti piace, le tue passioni, e studiarle, ricostruire i passaggi, andare a ricalcare le orme dei tuoi miti, lavorare per raggiungerle, sognare, così per tenerti sveglio mentre i giorni passano e il tempo scorre sopra le rughe”.

Una maratoneta come me, per esempio, “una tipa” che nella corsa ci sta bene, che mentre corre pensa di essere nel posto perfetto, disegnato per me, tra i miei alberi, con il suono delle foglie che fanno la musica, dove il cuore si placa, dove non esiste la rabbia se non per il tempo esatto in cui la vita quotidiana si stacca con il primo passo. Una come me dovrebbe fare la Maratona di Atene, trovarsi sotto il cartello della città di Maratona ed arrivare a piedi ad Atene. Insomma, lo consiglio,umilmente, lo accenno..tutti dovremmo provare ad esaudire almeno 50 giorni diversi, che scegli e non ti capitano a caso, che ti restano addosso tra le pieghe della pelle. Beh io ci corro con il mio amico, ma lui non lo sa che quando mi racconta io dentro scrivo.

Si.

La Scala.

Stare nella fila, è uno di quei giorni, essere uno comune, uno che prende il biglietto per ascoltarla nel loggione, il settore più alto del teatro, dove sedeva il popolo quando la cultura si trasmetteva solo attraverso la lingua parlata o cantata, il loggione, dal quale partivano i fischi o gli applausi. Quando ci sei nel mezzo sembra che abbia la voce.

Ad ogni volto, un fermo immagine, il click che fa il meccanismo di una vecchia Nikon che andava ancora a rullino.

Scambio parole con più persone e dopo poco ci ritroviamo con in mano un “5 e 5”, panino Livornese con Torta di ceci, che a Genova viene chiamata “farinata”, a Pisa “cecina”, in Sicilia la chiamano “Panelle” ci spiega la ricetta, ci pensate in tutta l’Italia la mangiano e i Livornesi credono di avere la più buona.

Si narra che durante la Battaglia della Meloria, che vide protagoniste Genova e Pisa, un’imbarcazione Genovese che trasportava prigionieri Pisani si imbatte’ in una tempesta nei pressi delle coste livornesi. La nave subì dei danni alla stiva, imbarcando acqua proprio dove erano riposte le scorte di cibo destinate all’equipaggio. Il miscuglio tra acqua salata, ceci e olio rovesciato dai barili, venne messo al sole per seccare, vista la carenza di cibo e la evidente fame dei marinai.

L’esperimento riuscì e la ricetta si diffuse nelle zone limitrofe raggiungendo Livorno.

E’ stato il nostro cibo di oggi, dirò a Mariella che il prossimo tour potrebbe essere alla scoperta delle mille ricette della “5 e 5”.

Appena sfamati riprendiamo il percorso e giriamo per Livorno facendo soste alla Fortezza, al quartiere Venezia Nuova che venne realizzato agli inizi del Settecento come ampliamento del Castello di Livorno, la necessità di dargli una forte valenza commerciale fece si che fossero applicate tecniche importate dalla laguna Veneta, si trova nel cuore di Livorno ed è il vero centro storico. Fotografiamo drappeggi con variopinti, pezzi di biancheria su fili per stendere gli abiti, ad asciugare che sullo specchio del canale sono persone in movimento.

Mariella ci richiama, è giunta l’ora di incontrare il gruppo di Roma.

Non ci credo, il primo ciclo turista della fila ha meno di 10 anni, è seduto sulla sua “Brompton”, una city-bike costruita in Inghilterra, pieghevole, trasportabile, adatta all’uso cittadino, ed è un bambino bellissimo. Mi sono domandata molto spesso con caparbietà qual’era il modo migliore di educare i nostri figli, i ragazzini, gli uomini e le donne del domani, ad avere rispetto di un mondo che non è proprietà privata. Eccolo, ce l’ho davanti! Vorrei fare i complimenti alla madre di… per il gesto e per l’impegno, non credo che sia stato semplice dire ad un bambino di quell’età “tesoro, oggi andiamo per un paio di giorni a stancarci con la bicicletta in giro per il mondo, forse a prendere un po’ freddo e ci dovremmo staccare da Play Station e giochi elettronici”…in effetti è questo che andremo a fare, ed invece dovreste averlo visto con il suo casco, in discesa, a farsi scattare le foto, ad ascoltare Marcella che cerca di usare un linguaggio facile per fargli ascoltare anche la storia di Livorno… mettere la mano per girare, aspettare davanti al semaforo rosso, quasi mi commuove.

Conquistata dal piccolo uomo.

Ho sempre apprezzato le scelte, la consapevolezza, l’esempio, i bambini sono l’unica salvezza del domani che non sarà più nostro ma loro e solo rompendo la catena, creando una coscienza civica, rendendoli autonomi, liberi ed ecologici potremmo dire di aver espresso e calcato un passo verso il cambiamento.

Accanto, sul sellino posteriore della bici, un’altra bimba ha un casco chic tutto rosa.

La conferma, dovrò essere più ottimista da domani, anzi da subito, io che ultimamente avevo tirato i remi in barca sull’idea delle madri consapevoli, sconvolta dalle notizie dei giornali dove leggiamo che ci scordiamo i bambini nelle auto, dove si diventa madri pop-star anche a 50 anni, invece di promuovere le adozioni si cerca di creare le somiglianze e soddisfare il desiderio per non estinguere, anche se precedentemente siamo salite sui gommoni di Greenpeace per salvare le balene…ma secondo voi non è poco coerente una che sale sui gommoni di Greenpeace e poi fa la mamma all’età della nonna di mio nipote?

Troppi errori per la mia mente vulcanica, mentre batto a macchina tutti questi pensieri scorro tutte le Bromton una per una e tutti i loro proprietari. Siamo nuovamente tutti in fila, mi trovo vicina una Bromton verde, con a bordo una signora di Napoli che scambia due battute con una ragazza del suo gruppo chiedendo aiuto per alzare la sella, si sente troppo bassa, è così che scopro che è un fisico, da una battuta. “Se alziamo la sella facciamo delle gambe dei pistoni, che funzionano come quelli delle auto, sfruttiamo la forza.”..insomma ad un certo punto arriva la frase, “potremmo farci una formula”, incuriosita mi avvicino e domando “matematico?”, no, “fisico”.

Inizia il nostro scambio e arriviamo fino davanti al cimitero parlando di viaggi e di guide, le consiglio quella che a me piace di più, la Lonely Planet e le racconto di un viaggio in Normandia ad inseguire i fari, non potete immaginare quante cose ho imparato da lì ad un’ora. Napoli, il faro, le opere volute dai Borbone per il rilancio sociale del regno, Federico Bausan, il sistema di lenti studiato da Augustin-Jean Fresnel, che cosa dire…resto immobile con le mani appoggiate alla bicicletta e ascolto…tra il vento che mi fa rabbrividire, il suono della voce e di fronte a me un volto,due, tre…

Valentina Cortesi

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