
I amsterdam
Questo è quanto troviamo scritto in lettere gigantesche davanti all’Olympic Stadium di Amsterdam, partenza e arrivo della maratona.
Non avevo previsto nei miei programmi autunnali i mitici 42,195, ma come si sa, “l’occasione fa l’uomo ladro”, e così è stato, e quando Odette mi ha detto che avrebbe partecipato mi sono subito aggregata.
Primo pensiero è stato semplicemente quello di non andare con velleità cronometriche, ma solo per arrivare in fondo senza soffrire e godermi il bel percorso.
Poi si sa, difficile resistere alla tentazione di provarci, e così, con gli inizi di settembre, ho iniziato a prepararmi seriamente, stavo bene, le sensazioni erano buone, e tutto questo mi aiutava a sopportare anche allenamenti pesanti.
Alla fine, l’obbiettivo era cambiato, chiudere la gara non oltre le 3h15′ e cercare nei limiti del possibile, di gestirela senza trovarmi a correre gli ultimi km con gambe e mente finiti.
Naturalmente, non avevo fatto i conti con il meteo, e quando siamo arrivati ad Amsterdam, ci siamo trovati di fronte a un gran freddo e un vento gelido con l’aggiunta di qualche nuvola passeggera carica di acqua, e così, la vigilia della maratona, ho cercato, con scarse possibilità di riuscita, di mettermi l’animo in pace, per l’esito della gara. Probabilmente, i 15000 partenti hanno fatto una preghiera di gruppo, perchè la mattina ci siamo alzati con un cielo limpido e il sole che si stava alzando splendente più che mai, e incredibile da credere, il vento molto moderato…e se è vero che l’appetito vien mangiando, ecco che l’idea di correre una buona maratona è tornata nella mia testa, e di conseguenza sono riaffiorati tensione e stress in maniera evidente.

Siamo arrivati allo stadio presto, attraversando la città ancora mezza addormentata, ma la massa dei partecipanti arrivava a fiumi, da riempire ben presto gran parte delle tribune. L’organizzazione perfetta ha reso tutto molto semplice e veloce, e finalmente è arrivato il momento di entrare nelle fasce di partenza; 10 minuti interminabili prima dello start, l’altoparlante che intona we are the champions con l’elicottero sopra di noi hanno fatto da cornice ad un grande spettacolo di colori. L’emozione si è fatta ancora più intensa, ma anche la paura di sbagliare, ho pensato alla mia famiglia che mi ha aiutata, incoraggiata e che ha sicuramente sofferto con me per tutti i 42 km, e agli amici che credono in me…finalmente lo sparo, io e Massimo, che eravamo nello stesso settore, ci siamo scambiati l’ultimo saluto prima di vederlo sparire insieme a quelli più veloci, lacrime di gioia hanno riempito i miei occhi perchè “correvo di nuovo una maratona”.
E’ inutile fare una cronaca della gara, posso solo dire, che è stata bellissima e che sono riuscita a gestirla come volevo, probabilmente, imponendomi di non guardare mai il cronomentro, ma di correre a sensazione, poteva essere un fallimento, invece si è rivelato un gesto sensato, perchè al 35° ho avuto la possibilità di aumentare, mentre la maggior parte dei maratoneti era alla frutta, e pur arrivando sfinita, sono riuscita anche a fare la volata finale, dove la mia amica Marilù mi aspettava con una rosa in mano e le lacrime agli occhi. Crono finale, 3h09’46”
Ringrazio Massimo & Co, che hanno organizzato un viaggio fantastico, perfetto nei minimi particolari, molto attenti alle esigenze delle singole persone e non so se sarà un caso, ma è stato veramente piacevole passare quei 5 giorni in compagnia di tutto il gruppo. Naturalmente non posso dimenticarmi di Odette, che oltre ad essere mia compagna di squadra, è per lei se ho partecipato, e per finire ringrazio Paola che ha programmato i miei allenamenti.
Mara Antongiovanni

