Gelo e silenzio

LA GAZZETTA DI CLARA

Anche la settimana dopo la gara di cross la neve non accennava a fermarsi. Le temperature restavano sotto zero e le piste di atletica erano chiuse: le ripetute da 400, 500 o 600 metri preferivo dunque farle sull’asfalto lungo il Meno. La mattina, prima di andare al lavoro, controllavo la situazione in bicicletta. La strada era deserta, il freddo penetrante, eppure un lembo di terra già pulito lungo il fiume permetteva ai pedoni di camminare in sicurezza. Quella piccola striscia di libertà sembrava un invito: anche tra ghiaccio e neve qualcosa poteva accadere. Nel pomeriggio, correre nel silenzio della neve diventava quasi un momento spirituale. Pochissime persone intorno, il mondo ovattato dai fiocchi e sotto i piedi un terreno reso sicuro da sale e sassolini: stabile e asciutto, ma pur sempre impegnativo.

correre con la neve

Il freddo pungente sul viso, il gesto tecnico del corpo e il calore prodotto dai muscoli creavano un equilibrio tra controllo e resistenza. Il freddo era un amico silenzioso, che rendeva più nitida la concentrazione e intensa la consapevolezza del corpo.

Questi allenamenti, in questo inverno, oltre a divertirmi molto, mi hanno dato tanta consapevolezza e fiducia.

Clara

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