Il cross delle scodelle

LA GAZZETTA DI CLARA

Non solo durante la preparazione contavo le settimane che mi separavano dalla maratona, ma, una volta corsa, iniziò anche il conteggio di quelle successive. Le prime tre settimane furono di riposo completo. Tenere traccia del tempo mi aiutava a gestire un aumento graduale dei chilometri, evitando di esagerare tutto d’un colpo. I primi veri obiettivi cronometrici li fissai a partire da febbraio, mentre le tre gare tra dicembre e gennaio si svolsero in foresta, su percorsi impegnativi e muscolari, ideali per costruire fondo e allenare la forza. Una di queste, per me, è ormai diventata una gara “storica”: l’ho già corsa cinque volte senza mai vincerla, prima di quest’anno. Ciononostante, ogni anno mi ha sempre regalato una bellissima esperienza. È una gara di cross conosciuta nella regione per la particolarità del percorso, caratteristica che si riflette anche nel premio finale: la Suppenschüssellauf, ovvero la “corsa della zuppiera”, dove si vincono proprio delle zuppiere, ovvero delle scodelle. Per un amante di minestre, minestroni e zuppe calde, è difficile immaginare un premio migliore. Allo stesso tempo, non è da sottovalutare il fascino della corsa sui prati. Il 2026, a Francoforte, è iniziato con abbondanti nevicate. Durante la prima settimana dell’anno nevicò ogni giorno, regalando alla mia anima gioia e sorpresa. Allo stesso tempo, il terreno per la gara del sabato si preannunciava bello fangoso, perfetto per un cross. Persino gli organizzatori, a fine gara, sottolinearono di non ricordare condizioni così difficili da quando esiste questa competizione.

E io ero lì, sulla linea di partenza degli 8 km. Ogni giro prevedeva salti su tronchi e balle di fieno; poi, dopo un tratto pianeggiante e tortuoso, si entrava nella “zuppiera”, una conca da affrontare ben quattro volte tra salite e discese. In totale erano sei giri: sei “scodelle” da correre. Nella mia testa contavo proprio quelle conche: il piano era di gestire le prime tre con controllo, uscendo ogni volta dal “recipiente” con brillantezza. Così fu. E proprio al quarto “giro di zuppa” arrivò la sorpresa più grande: leggeri fiocchi di neve iniziarono a cadere dal cielo, come granelli di sale, rendendo quel piatto già intenso ancora più saporito. Tagliai il traguardo, finalmente vittoriosa, con il cuore pieno di soddisfazione, gratitudine, stupore e gioia, come dopo una ricetta riuscita alla perfezione: servono pazienza per rispettare i tempi, costanza per mescolare senza fretta, il giusto riposo per lasciar assestare i sapori e, soprattutto, tanto amore per dare senso a ogni ingrediente.

Clara

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