Intervista: 10 domande al runner
Claudia Marzi
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Qual è stato il migliore allenamento della tua carriera?
Mi vengono in mente diversi allenamenti molto buoni da un punto di vista tecnico che sono riuscita a fare a dei ritmi anche migliori del previsto. Penso alle sedute di ripetute lunghe con tempi di recupero molto serrati o recuperi attivi, o alle variazioni di ritmo inserite in un allenamento lungo. Quello però che si è rivelato essere il più efficace è stato un lunghissimo prima della maratona di Firenze (dove ho poi realizzato il mio PB 3.10’.30”) di 36 km a buon ritmo, fatto in solitudine nel grigiore novembrino lungo i 2 km del viale delle Piagge (Pisa). Un allenamento sulla tenuta – fisica e mentale – a cui più volte durante la gara ho ripensato.
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E quello più duro che hai fatto?
Sicuramente quello appena citato è stato molto duro. In genere quando sono in forma tutti mi appaiono duri sulla carta e leggeri una volta terminati. Il problema sorge quando la forma è da costruire, ed allora soffro particolarmente quelli che mettono in luce lo stato carente di forma, ovvero quelli che si reggono sulla resistenza alla velocità.
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Che percorsi prediligi fare in allenamento?
Per gli allenamenti leggeri, per la sola resistenza di base, preferisco quelli che generalmente detesto in gara, ovvero quelli che mi portano ad immergermi nella natura, che si sviluppano su fondo misto erba e terra e con profili mossi. In gara invece li detesto perché mettono in evidenza le mie debolezze: non ho una corsa muscolare né molto reattiva, mentre un percorso piatto su asfalto meglio si addice alla mia corsa di ritmo.
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Che tipo di allenamento preferisci?
In assoluto quelli che sulla carta mi appaiono impossibili e che, con impegno riesco a portare a termine bene. Insomma, mi piace la sfida con me stessa e …mi piace vincerla.
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Ti piace di più allenarti da solo o in gruppo?
Gli allenamenti in gruppo sono senza dubbio più belli, più divertenti e ti portano a tirar fuori sempre qualcosa in più. Trovo, però, che allenarsi da soli alleni molto la testa, e un allenamento durissimo portato a termine con le sole proprie forze sia una grande soddisfazione.
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Qual è stata la tua miglior gara?
Mi vengono in mente diverse gare ottime; anche se non ho ancora “imbroccato” la gara dove insieme faccio sia un ottimo tempo che un ottimo piazzamento. O l’uno o l’altro. Stranamente quelle dove ho ottenuto i miei PB sono quelle dove non ho ottenuto i migliori piazzamenti. Mi ripropongo di rimediare (!!)
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Quella più bella a cui hai partecipato?
Se penso a gare belle mi vengono in mente innanzitutto tutte le maratone. Per vari infortuni ed incidenti non corro più una maratona da anni, anche se è la mia passione più grande. Per la mia prima maratona mi sono scelta un setting da favola, Roma. Poi ho corso sempre con molto piacere le maratone venete (2 volte Treviso e 2 volte Padova), molto partecipate e molto applaudite; così come la splendida maratona di Berlino. Difficilmente trovo una gara “brutta”, perché fondamentalmente correre mi piace tanto.
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Un aneddoto relativo ad una gara?
Non c’è un aneddoto in particolare, direi che tutte le mie gare sono un po’ aneddotiche, perché in genere quelle dove ho ottenuto sorprendenti podi sono quelle che meno mi si addicono. Ad esempio un 3. posto alla Mare-Monti-Mare (io odio la salita), o i diversi podi (tra 2. e 3. posti) ottenuti alla Eco-mezzamaratona che si corre in Germania l’ultima domenica di ottobre sul percorso tracciato dallo scopritore dei raggi X, che si sviluppa su un profilo estremamente mosso e quasi tutto nel bosco, oppure il recente 1. posto alla Corri in Padule, anch’essa con la parte centrale tutta in salita e un paio di km sali-scendi continuo. Insomma, tutto ciò che non mi si addice, perché non consente il ritmo costante ed il passo leggero, che sono invece le mie caratteristiche.
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Se ti ricordi dei sogni che fai ce ne racconti uno relativo alla corsa?
Mi capita spesso di correre nel mondo onirico, specie nei giorni prima di una gara particolarmente sentita. Sogno o di avere dei problemi, come ad esempio arrivare tardi alla partenza (penso sia un classico) o di non avere con me le scarpe, oppure di correre fortissimo senza fatica. Direi che il primo è frutto di troppa tensione pre-gara ed il secondo invece della consapevolezza di essere in forma e di avere una buona preparazione.
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Cosa ti regala la corsa?
Tanto. Davvero tante cose. La corsa mi regala gioia, libertà, il modo per rilassarmi, il pretesto per staccare dal lavoro, per liberare la mente, per respirare aria buona e pulita, l’occasione di ritrovo con gli amici, la dimensione dove confrontarsi solo con i propri limiti ed i propri pensieri. L’occasione di incontri e di viaggi. La corsa è una continua sfida ed una costante sorpresa. Non c’è noia, solo il piacere della fatica, e la gratificazione del risultato. La spinta a migliorarsi di fronte alla sconfitta. Tutto questo e molto ancora. In quale altra dimensione si può avere tutta questa varietà di emozioni?
Claudia Marzi (G.S. Lammari)

