La Gazzetta di Clara – Marathon Storytelling 5

LA GAZZETTA DI CLARA

77_Plantare parcheggiato

Non serve necessariamente una pista. A volte basta una striscia di terra affacciata sul mare, una domenica di sole, anche quando tutto il Ponente ligure è fuori a passeggiare. È lì che ho scelto di allenarmi, in Riviera, dove la preparazione senza pista diventa una scelta obbligata e un continuo adattamento agli spazi, ogni metro va conquistato ascoltando il terreno. Questa preparazione alla maratona è nata lontano dalle corsie. Strade, parchi e boschi ne sono stati i protagonisti e gli spettatori. Adattarsi agli spazi, ascoltare il terreno, correre ovunque: qualsiasi luogo diventa un campo di allenamento. Quel 5 Ottobre è stato uno degli allenamenti più duri di tutta la preparazione. Correre lontano dalla pista significa accettare interferenze continue, cambiare ritmo, restare presenti. Il corpo prova a resistere, la mente deve imparare a piegarsi e ad adattarsi. Con me c’era la fedelissima Cinzia a seguirmi con la bici. A un certo punto il rumore, la confusione e il trambusto ci hanno separate. Abbiamo continuato a percorrere la distanza cercandoci, ognuna immersa nella propria fatica.

Il caldo e il vento non davano tregua. La stanchezza cresceva a ogni passo e, sul finale, il mio corpo ha detto basta: gli ultimi cinque chilometri veloci non volevano saperne di uscire. La fatica era alle stelle e, come le chele di un granchio, ha serrato la parte alta del trapezio. Il corpo si è fermato. Ed è stato proprio lì che ci siamo ritrovate. Ci siamo strette in un abbraccio forte, con un grande sorriso. In quel momento ho capito che sono l’amicizia e l’affetto a farci davvero vincere: danno la forza di fermarsi, di ascoltarsi e di fare la scelta giusta.

Mi sentivo stordita, come avvolta in una nebbia di stanchezza.  Dopo il defaticamento mi cambiai lì, dietro la macchina, su un telo disteso sull’asfalto. Senza accorgermene, mentre mi levavo  le scarpe, uno dei plantari restò sciaguratamente nel parcheggio. La sera, preparando la valigia, l’agitazione salì quando mi resi conto che mancava. Poi il respiro riportò ordine nei pensieri: calma e fiducia, unite alla certezza che il giorno dopo sarei tornata e lo avrei trovato. E così fu.  Plantare parcheggiato, plantare ritrovato.  Poi di nuovo in viaggio, verso l’aeroporto.

Fortuna? O forse la forza silenziosa della calma e della fiducia?

78_Stop, ripresa e la vigilia

Dopo quell’allenamento, un weekend impegnativo e un volo, il mio corpo chiese una pausa. La risposta fu immediata e per questo me ne fu grato. Mancavano ormai solo tre settimane e la stanchezza iniziava a farsi sentire. Una piccola ricaduta era possibile e, nei tempi della preparazione, non rappresentava una tragedia. La maratona mi aveva insegnato anche questo: la pazienza, la calma, il valore del percorso lungo. D’altronde il corpo vuole stare bene e fa di tutto per proteggersi; e se questa preparazione era stata così piena, ricca e speciale, avrebbe saputo valorizzarla al massimo, mettendo la ciliegina sulla torta.

Con l’avvicinarsi della gara, però, le emozioni iniziarono a salire. La settimana precedente la tensione arrivò alle stelle. Da mercoledì in poi mi sentivo sulle montagne russe: entusiasmo, paura, attesa e dubbi si alternavano senza tregua. Ogni sensazione del corpo veniva ascoltata con attenzione, ogni pensiero correva già alla linea di partenza. A rendere quei giorni più leggeri arrivò tutta la mia famiglia. E poi, il giorno prima della gara, una sorpresa che non dimenticherò: le mie migliori amiche da sempre si presentarono sotto casa, sventolando un grande lenzuolo-cartellone preparato per me.

In quel momento le lacrime di gioia iniziarono a scorrere senza sosta. La tensione si sciolse all’improvviso. Sentii che non stavo correndo solo per me. Dietro ogni chilometro c’erano affetto, sostegno e fiducia. E proprio allora ebbi la prova che il giorno dopo, alla partenza, non sarei stata sola: avrei portato con me la loro energia, il loro entusiasmo e il loro amore, passo dopo passo, fino al traguardo.

Clara

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