
PASSO LUCESE – CAMPO ALL’ORZO
Dopo che per un inverno ci siamo promessi che saremo andati fino Campo all’Orzo di corsa, il d-day è arrivato “Domenica 28 luglio”. Ritrovo a Montramito ore 7.15, saliamo tutti sul furgone VW di Luca (non conosco il modello ma mi ricorda tanto quello della famiglia Bradford), oggi siamo numerosi ben 9: Fabio, Luca, Stè, Mauri, Jacopone, Halibè, Riccà, Stefano M, Gianni. Il passo di Lucese è raggiungibile facilmente in auto da Stiava o da Camaiore direzione Lucca prima di entrare in Val Freddana girare verso il paese di Gombitelli (piccolo paese dove è ancora in uso una parlata di origine Celtica; il paese è famoso anche per i suoi salumi) dopo aver passato l’abitato del paese si prosegue lungo la stretta strada che porta al passo, si giunge al valico e poco dopo il bar trattoria c’è un ampio parcheggio per lasciare l’auto (a chi è amante dei pic nic il posto è vivamente consigliato).
Partenza lungo il sentiero n. 101, salitona in asfalto con pendenze importanti io e Jacopone e Maurì, ci ritroviamo in testa ben concentrati ci guardiamo e con un filo di voce “andiamo su di ritmo”…in realtà non so’ cosa voglia dire ma l’ho sentito dire tante volte alla televisione…. sigh. Le gambe diventano dure, solo la voce di Stè e Halibè che imprecano mi danno coraggio mi dicono “allora non è dura solo per me”, il paesaggio è boscoso pulito e ben ordinato, si vede la mano dell’uomo. Sento un rumore alla mia destra c’è un cinghiale enorme a poco meno di 5 metri, poi un altro nggrr a sinistra un altro cinghiale……mi giro il gruppo è sgranato, esclamo “stiamo tutti vicini” indicando il cinghiale se questo carica sono cavoli amari. Passata la paura si prosegue, la strada in asfalto è finita ma ne continua un’altra sterrata molto larga con una pendenza sopportabile, arriviamo ad un bivio aspettiamo che il gruppo si ricompatti e via ci “tuffiamo” dentro un lungo il sentiero, un sali e scendi tecnico ma veramente divertente fra ombrosi castagneti e grandi agrifogli a portamento arboreo, con Jacopone ed Halibè alziamo il ritmo, la nostra corsa non è leggera ma “forzosa” e salti, strappetti e discese sconnesse sono il nostro percorso ideale, Stefano M oramai è una certezza non si stacca di un millimetro, Gianni è il suo alter-ego, Luca oramai è tutt’uno con il paesaggio sembra un Elfo, Maurì noto per la sua prudenza sui terreni sconnessi dopo un inverno fatto di corsa in montagna salta come un “grillo” sorprendente !

Riccà fa fatica ma non molla sulla sua faccia oggi si denotano strane colorazioni, …sarà la stanchezza, Stè….che dire di Stè quando la strada sale è un trattore, arriviamo ad un cartello direzionale che indica i vari percorsi: Baita Barsi, Foce del Pallone, Monte Matanna etc…, la temperatura è alta abbiamo bisogno di abbeverarci troviamo un piccola baita è per nostra fortuna c’è l’acqua, la giornata è bellissima la vista è mozzafiato davanti il panorama libero da alberi e favoloso siamo a circa 1000mt, il Monte Prana alle nostre spalle è imponente con la sua vetta a 1221 mt s.l.m sulla sua cima è ben visibile la Croce, ci giriamo e vediamo ovest il mar Tirreno, la Versilia, il lago di Massaciuccoli, a Sud le antenne sul monte Serra, ad Est la piana di Lucca i monti della Garfagnana, davanti a noi a Nord a poca distanza il Matanna, e sotto di noi riusciamo a vedere i paesi di Casoli e Greppolungo. Dobbiamo decidere il percorso, ovviamente ognuno ha un idea diversa, “andiamo sul Matanna”, “No sulla Croce del Prana” etc… decidiamo di proseguire e ci ritroviamo su un poggio dove il sentiero è a malapena tracciato……. siamo a pascolare a 1000mt, come al solito ci siamo persi!!!

Sotto di noi a circa 30 metri vediamo una baita forse lì c’è un sentiero, Halibè e Jacopone si lanciano io cerco di tracciare una sorta di percorso, alla batia ci accolgono 4 persone, li abbiamo svegliati! Ma invece di mandarci a quel paese ci indicano la strada del ritorno, io sfacciatamente gli chiedo dell’acqua che gentilmente mi viene offerta. Decidiamo di tornare indietro oramai siamo sopra l’ora abbondante di corsa, durante la discesa rimango indietro con Stè la sua tecnica di discesa sui percorsi nervosi sta migliorando ora fa anche qualche timido salto, durante la discesa incontriamo anche un po’ di escursionisti e riusciamo anche a scambiare “du’ chiacchere”, come sempre gli altri ad un bivio si sono fermati ad aspettarci, ognuno interpreta il percorso come lo ritiene opportuno, anche io spesso faccio dei tratti a tutta birra, ma poi c’è sempre un bivio, un raccordo dove ci aspettiamo e ripartiamo, il motto è “si parte tutti insieme si arriva tutti insieme”. Arriviamo al parcheggio, il satellitare di Gianni ci dice 1h50′, rimane un po’ di amaro in bocca, la prossima volta dobbiamo arrivare fino alla CROCE del Prana.
FABIO

