Scalare il Monte Prana


“…Inizia ora la salita vera, quella da corsa in montagna per capirci, pendenze aspre, il sole che si sente, non ci sono più alberi, solo erba e pietre. Non si parla più, il respiro si fa sempre più intenso…”

Scalare il Monte Prana

Si parte alle 10.30. Luogo di partenza dell’allenamento passo Lucese. Sono con Anna Laura Mugno, in programma una seduta in montagna in proiezione dei prossimi Campionati Italiani di specialità.

Qualche minuto di corsa su un falsopiano per riscaldare la muscolatura e partiamo. Il primo km è subito cattivo, un tratto in asfalto che riflette il calore con pendenze fisse al 20%. Pensare che c’è da salire per quasi 50’ non aiuta la mente. Dopo 5’ di asfalto si passa ad una strada bianca e le pendenze di poco si alleggeriscono. Ci vogliono circa 13 minuti per lasciare la strada principale ed entrare in un bosco fitto di castagni.

La giornata è stupenda, c’era un po’ di vento di primo mattino che si è poi affievolito fino a spegnersi completamente. I primi 20’ del percorso parlano di sola salita. Comincia poi un alternarsi di piccoli strappi e morbide discese fino ad uscire dal bosco.

Sono trascorsi 30’ dall’inizio dell’allenamento. Sulla sinistra, maestosa, si staglia nitida la croce posta in vetta al Prana. Bisogna arrivare la; quota 1220 sul livello del mare. Poco fa eravamo a Viareggio e adesso siamo alti a domare le pianure.

Inizia ora la salita vera, quella da corsa in montagna per capirci, pendenze aspre, il sole che si sente, non ci sono più alberi, solo erba e pietre. Non si parla più, il respiro si fa sempre più intenso, oltre i piedi anche le braccia cercano di spingere in avanti il corpo per raggiungere presto la vetta.

Adesso la Croce posta in vetta è ad un passo, è sopra la nostra testa, ma pare allontanarsi sempre più. Gli occhi di nuovo sono bassi, inutile guardare la strada che si inerpica e che toglie forze solo a guardarla.

Trascorsi 48’ dall’avvio arriviamo al vertice della salita; il tempo di ammirare un paesaggio sconfinato, vedere il mare e la cornice delle Alpi Apuane e si riparte giù verso valle. La discesa è difficile, si procede piano, passo corto, rapido.

Ritroviamo il bosco e finalmente si può aprire il gas, si fa velocità, si scappa via nei tornanti a scendere, ci si diverte.

Il sole filtra tra gli alberi, c’è silenzio rotto solo dal rumore di freschi ruscelli.

Dopo 1h e mezzo dalla partenza si chiude il giro, siamo di nuovo alla base. Ci dissetiamo, si commenta il percorso, facciamo una valutazione sulle difficoltà, alcune divagazioni tecniche e poi si parla inevitabilmente di quanto sia suggestivo correre su quei sentieri.

La fatica è già dimenticata, saliamo in macchina e partiamo. All’improvviso ci taglia la strada un cerbiatto, si ferma, ci guarda impaurito e scappa via. Corre via in discesa riassumendo agilità ed eleganza. Un’ultima immagine per chiudere una bellissima mattina di primavera.

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