Cronoscalata al rifugio Rossi. Il racconto
(Domenica 8 Giugno 2014)
Visto quanto è stata breve ed intensa la cronoscalata al rifugio Rossi credo sia interessante ripercorrere non solo la gara, ma anche i momenti che l’hanno preceduta.
Sabato:
La mattina mi alzo presto per fare il collinare leggero come da programma, percorro circa 6,5 km in 40′ su un percorso sali scendi misto asfalto sterrato.
Dopo pranzo mi metto a preparare zaino sacco a pelo e tenda perché non ho intenzione di andare a Piglionico (la partenza della crono) la domenica bensì salire il sabato pomeriggio, lasciare li l’auto e andare su a dormire vicino al rifugio Rossi (l’arrivo) lungo il sentiero di gara. Ad attendermi per la cena una coppia di amici, Giacomo e Alessandra che coglievano l’occasione per fare un trekking di due giorni e venire a vedermi all’arrivo.
Parto in auto e alle quattro e mezza sono a Piglionico. Metto lo zaino in spalla e inizio ad incamminarmi con la precisa volontà di studiare un minimo il percorso. Era la prima volta che lo facevo in salita (l’avevo fatto solo un’altra volta in discesa nella sky delle Apuane dello scorso anno). Inizio subito con un passo sostenuto cercando di memorizzare le variazioni di pendenza. Arrivo al rifugio in 35′ con circa dodici kg sulle spalle, calcolo subito che in gara se vado male dovrei stare sui 25′ se invece vado bene dovrei stare sui 22′ .
Dopo poco arrivano anche Giacomo e Alessandra, sistemiamo la tende e andiamo a cenare al rifugio. Qualche chiacchiera e qualche pagina di Bulh e già alle nove sono nel sacco a pelo.
Domenica:
Alle sei sono già in piedi per richiudere la tenda, sistemare lo zaino e incamminarmi verso Piglionico. Inizio a scendere lungo il sentiero di gara cercando di suddividere in settori il percorso. Posiziono anche rami e sassi come riferimento per ricordare come impostare i ritmi. Alla fine ho un strategia chiara in testa.
Arrivato a Piglionico ritiro il pettorale con un piccolo inconveniente: non avevano segnato la mia iscrizione per mail e mi ritrovo fra gli ultimissimi a partire. All’auto ripongo lo zaino, mi cambio e inizio il riscaldamento, dovrò attendere comunque ancora un’ora prima di partire.
Gara:
Finalmente il momento della partenza. Al via parto con ritmo sostenuto ma non al massimo, ho davanti 500m quasi pianeggianti su un sentiero non pulitissimo spezzati da un destra sinistra fra dei massi. Sto soprattutto attento a dove metto i piedi. Mi trovo subito a dover superare un gruppo di ragazzi che facevano un’escursione e che non riescono a spostarsi dalla mia traiettoria (hanno provato a scansarsi in tutte le direzioni trasformandosi in ostacoli in movimento), devo far un paio di salti che mi fanno perdere energie (mi capiterà altre due volte nel corso della gara).
Inizio subito a riprendere i concorrenti partiti prima di me. Attacco la salita con ritmo ma senza esagerare e con in testa la strategia che avevo studiato. Man mano che la strada si fa più dura inizio ad alternare anche brevissimi tratti di passo per consumare in maniera omogenea le energie.
Quando mi trovo nel breve tratto dove il sentiero rimane piano so che sto andando come mi ero prefissato e che è solo questione di mantenere il ritmo senza bisogno di incrementare.
Arrivo all’uscita dal bosco e inizio l’ultimo e più duro tratto, adesso tiro fuori tutto ciò che mi era rimasto e salgo più forte che posso al rifugio. Fermo l’orologio su 23’30”.
Quando Giacomo mi dice che con quel tempo ero fra i primi non ci credo molto. Mi sembrava di non esser salito poi così veloce. Andiamo a controllare e si, ero addirittura secondo.
Conclusioni
Credo che conoscendo il percorso e non avendo persone da saltare potevo stare sotto i 23′. Mi sono divertito molto e credo che la mia posizione in classifica non derivi tanto da un mio valore assoluto ma dal fatto che sono abituato a correre su percorsi come quello di gara a differenza degli altri concorrenti (la corsa su salita dura e tecnica è proprio la mia preferita).
Una grandissima nota di merito al pranzo post gara nel paese di Sassi!
Fabrizio

