Boston si risveglia

Una nuova alba per Boston

Dopo l’attentato dello scorso anno, che causò tre vittime e 264 feriti, lunedì 21 aprile si è svolta la 118esima edizione della Maratona di Boston.

A partecipare 36mila atleti provenienti da ogni parte del mondo (circa 9000 in più rispetto allo scorso anno), che hanno vinto la paura e hanno corso la più antica maratona del mondo.

Per ricordare le vittime dell’attentato, prima dell’inizio della gara è stato osservato un minuto di silenzio.

Quest’anno, visto il timore di nuovi attentati, sono state adottate eccezionali misure di sicurezza nei 42 km del percorso da correre.

3500 gli agenti della polizia di Boston che si trovavano sul posto, unità con cani anti bomba e circa 100 telecamere in più rispetto a quelle già presenti.

Vietato per chi voleva assistere alla corsa lungo il tracciato, portare zaini o borse troppo ingombranti, indossare indumenti che coprono il viso e avere bottiglie o borracce che contenessero più di un litro di liquido.

È stato inoltre chiesto al pubblico di non “unirsi” alla gara, come in molti fanno, seguendo gli atleti per brevi parti del percorso in bicicletta o a piedi, in modo tale da non rischiare di creare problemi alle forze dell’ordine.

Il primo a tagliare il traguardo è stato un eritreo-americano di 38 anni, Meb Keflezighi con un tempo di 2 ore 8 minuti e 37 secondi. Per lui medaglia d’argento alle Olimpiadi di Atene del 2004.

Sul pettorale aveva scritto i 3 nomi delle vittime dell’attentato del 2013 e il nome dell’ufficiale di polizia ucciso probabilmente da uno degli attentatori nei giorni successivi.

Dal 1983 Boston non vedeva vincere un americano, l’ultimo fu Greg Meyer.

Tra le donne ha vinto la keniana Rita Jeptoo, con un tempo di 2 ore 18 minuti e 56 secondi. Per lei è la terza vittoria alla maratona di Boston, la prima vinta nel 2006 e la seconda proprio nel 2013.

Nella gara in sedia a rotelle ha vinto, per gli uomini, Ernst Van Dyk con 1 ora 20 minuti e 36 secondi, e per le donne, Tatyana McFadden che mantiene il titolo ottenuto nell’aprile 2013.

L’attentato di Boston avvenuto nell’aprile 2013, fu caratterizzato da due esplosioni causate da due ordigni piazzati nei pressi del traguardo a una distanza di circa 170m l’una dall’altra e che esplosero a circa 12 secondi l’una dall’altra.

A perdere la vita un bambino di 8 anni, Martin Richard, la 29enne Krystle Campbell e la 23enne Lingzi Lu.

Dopo pochi giorni da quel terribile incidente, gli agenti dell’FBI individuarono due persone sospettate di aver piazzato gli ordigni: Džochar Carnaev e suo fratello Tamerlan. Provenienti dall’ex Unione Sovietica, per metà ceceni e per metà avari, arrivarono negli Stati uniti nel 2002 come rifugiati e non da molto erano diventati sostenitori del fondamentalismo islamico.

Dopo la dichiarazione dell’FBI, i due fratelli causarono anche la morte di un ufficiale di polizia e durante una sparatoria Tamerlan rimase ucciso.

La sera del 19 aprile, Džochar fu trovato nascosto in una barca caricata su un carrello nel cortile di una casa, appena fuori dal perimetro della polizia. Venne arrestato e condotto il ospedale.

Dopo esser accusato per l’uso di armi di distruzione di massa e omicidio doloso, danni alle proprietà e omicidio colposo, Džochar ammise durante un interrogatorio, di voler far esplodere, insieme al fratello, altri ordigni a Times Square e che avevano causato l’attentato allo scopo di difendere l’Islam in quanto si reputavano jihadisti.

Elisabetta Santucci

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