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Eco Maratona delle Dolomiti, il racconto di Giovanni – ultima parte
Leggi la prima parte
All’inizio, dopo la salita più dura, fatico un poco ed a tratti devo mettermi a passo. Avanti a me vedo tre o quattro runner, vorrei raggiungerli per farmi tirare un poco ma in questo momento è complicato tenere un passo all’altezza. Mancano ancora circa una trentina di Km…boia, è lunga.
Ad un certo momento però succede qualcosa che ancora non so ben spiegarmi. Le gambe tornano a girare o, meglio, iniziano a girare come ancora non avevano fatto quest’oggi. Inizio a correre e per molti km non mi fermerò più. Nel giro di poco i tre runner che mi sembravano irraggiungibili sono ormai alle mie spalle (con uno me ne approfitto, si ferma a fare foto, che bambino).
Incrocio dei ragazzi in Mountain Bike, sono dell’organizzazione e mi incitano, dai che manca poco al prossimo ristoro, cioè alla vetta della corsa. Dopo inizieremo a scendere e così continueremo per una decina di km. Comincio a pensare che forse potrei arrivare in fondo. Mi propongo di stringere i denti fin vero il Km 30-32. Poi, mi dico, ci penserò sul momento. Se sarò cotto vorrà dire che camminerò per qualche Km fino al traguardo. Ma a quel punto niente di male, potrò comunque ritenermi soddisfatto. Terzo ristoro e faccio il pieno di liquidi e cibo. Banane in particolare, mi terrorizza l’idea di poter andare incontro ai crampi negli ultimi km. A questo, ma così anche a tutti gli altri ristori, due o tre pezzetti di banana non me li farò mai mancare.
Il tipo del ristoro vuole che mangi dell’uvetta. Dai, fa bene alle ginocchia ora che dovete affrontare la discesa. Mi pare una teoria un poco fantasiosa ma da ignorante in materia faccio finta di ascoltare e mi butto sulle mandorle. Non ne conosco gli effetti, ma son buone ed io son goloso. Siamo al Km 17 ed iniziamo a scendere.
La discesa in un primo momento mi sembra complicata, è piuttosto ripida e piena di sassi di grosse dimensioni su cui corro male. Ho paura di prendere una storta o di lasciarci un ginocchio. Per fortuna però è solo un breve tratto, non più di 500 metri ed il sentiero diventa di terra battuta, molto grande. Un fuoristrada ci si muoverebbe con una certa disinvoltura a mio avviso. Incontro un po’ di gente che sale, saluto tutti e nessuno mi fa mancare una parola di incoraggiamento.
Questa parte della discesa è bella. Ancora scarsa vegetazione ci permette di spaziare con lo sguardo attraverso tutta la valle. Siamo già scesi infatti di qualche centinaio di metri e non siamo più in costa al monte. Sul fondo della valle, il rumore mi dice che un ruscello scorre sulla mia destra, i campi, poco più avanti, son pieni di mucche al pascolo.
Ad un certo punto trovo la strada chiusa da un filo. Lo tocco e, mannaccia, è elettrificato anche questo. Ora comincio ad innervosirmi. Comunque lo salto e proseguo un poco titubante. Mi giro e vedo apparire il tizio che mi segue. Fa la mia stessa scelta, mal che vada, mi dico, se ho sbagliato strada almeno non dovrò tornare indietro da solo.
Svolto a sinistra per lasciare la via principale, ancora grande ed in terra battuta, e prendiamo un sentierino cha continua a scendere attraverso un boschetto. Ristoro del 22esimo Km e poi, dopo non molto, quello del 27esimo. Il tempo mi vola, sto recuperando bene e i Km scorrono senza lasciare troppe scorie nei muscoli. Qui alterniamo il bosco a brevi tratti di asfalto che ci portano ad attraversare delle zone adatte al campeggio dove sono stati organizzati i vari ristori.
Al 27esimo decido di riempire il camelbag. Ne approfitto per fare due chiacchiere con una famigliola che si è fermata a guardarci passare. Il nonno sta sulla settantina ed ha la parlantina facile..dio come mi ricorda mio padre..Lui però spara parole a raffica in veneto…per fortuna non troppo stretto. Riesco a capire quasi tutto quello che mi dice ma almeno un paio di risposte le lancio a casaccio. Vedo che il mio nuovo amico mi guarda in modo strano. Mi sa che almeno una delle due l’ho ciccata malamente. Intanto un paio di ragazzi che sono soppraggiunti mi passano…muoviti dai che ti superano tutti, mi dice il nonno…faccio un poco il grosso, tranquillo, tanto li ripiglio…e poi sorrido e gli dico che in realtà non c’è problema. Ci guardiamo intorno, guardi che spettacolo che sono ste montagne…preferisco godermele con tutta calma.
Comunque, alla fine lo saluto e riparto. Si torna a salire, un paio di Km o poco più fino al trentesimo. Un poco corriamo poi inizia un tratto molto stretto ed impegantivo, un poco roccioso, un poco in terra battuta dove devo tornare a camminare a passo veloce. Recupero e supero qualche compagno d’avventura che sta salendo a passo più tranquillo. Nuovo scollettamento e qualche Km di discesa che mi consente nuovamente di rifiatare.
In questo tratto, più o meno al Km 31, incontro un ragazzo fermo lungo un sentiero. A guardarlo bene sembra un gran fisicato, sembra un runner serio a prima vista. Crampi direi, si sta tirando la gamba destra. Tento di aiutarlo. Tutto ok? Ti aiuto io a stirare la gamba? Vuoi qualche barretta che così mangi e reintegri qualcosa?
Non riesco a far nulla, sembra che da queste parti sian tutti terrorizzati dall’idea di farti fermare durante la gara. Mi ringrazia e mi convince a ripartire. Arrivo così al Km 32-33, nuovo ristoro.
Dopo un po’ me lo vedrò riapparire al ristoro mentre sto per ripartire. Coma va? Meglio? Mangia delle banane che son ricche di potassio. Per i crampi ti faranno bene. Grazie mille mi dice, seguirò il tuo consiglio. Mi casca un poco dal pero su un’informazione che mi sembrerebbe elementare. Mi sa che l’ho giudicato male…fisicato ma ancora neofita. Lo saluto e riparto. Purtroppo non lo rivedrò più, nemmeno al traguardo. Peccato, avrei voluto sapere come ha concluso la gara.
Al Km 34 ha finalmente inizio l’ultima salita. Ieri al briefing, me lo ricordo solo ora che la vedo, ci avevan detto che sarebbe stata dura. E, con il senno di poi, ammetto che dal mio punto di vista, avevano perfettamente ragione. Anzi, forse sono stati pure ottimisti. La salita è quasi verticale, e questo già di suo è già un bel problema. Ma è anche ricoperta da un gran numero di grossi sassoni bianchi. Ad ogni passo si spostano un poco così che un poco avanzo ed un poco torno indietro. Torno a passo, il più veloce possibile. Fortuna che poco avanti a me c’è un altro compare di fatiche. Ci siamo già superati 2 o 3 volte tra un ristoro e l’altro e mi sta proprio simpatico. Ogni volta che lo supero mi guarda e mi incita. Vai grande! Pure l’atleta motivatore..che giornata spettacolare!
Stavolta decido di scambiare due chiacchiere. Ueh! Certo che per alla fine sta salita proprio non se la sono risparmiata. Beh, in fondo siam qui per faticare, no? Mi risponde e, cavolo, di fronte ad una logica così semplice non posso che dargli ragione. Proseguo così per circa un Km, attraversiamo brevi tratti di salita un poco più leggera ma sono solo delle finte che mi illudono. Intanto sono rimasto da solo per l’ennesima volta, il mio compare si è staccato e lo rivedrò solo al traguardo.
Si apre finalmente un nuovo sentiero attraverso il bosco. Il sentiero è ampio, in terra, parecchio mosso, un poco sassoso ma senza particolari difficoltà di sorta. La strada sale, spiana a volte scende, sempre senza grandi pendenze. Sono stanco però e decido comunque di rifiatare. Dovrei correre perché il percorso è abbordabile ma alla fine un poco passeggio, un poco corro. Piano piano però le fasi di corsa divengono sempre più ampie fino a che, dopo una curva, non sento un boato. Che caspiterina…?!?
Mi guardo in giro e davanti a me vedo l’ultimo ristoro, Km 37, ormai vicino a Padola. Un sacco di genete si è accampata qua attorno. D’inverno sta zona è tutta piena di neve ed infatti siamo in cima ad una pista da sci e lo spazio è ampissimo. Sono calorosi come pochi altri.a d ogni atleta che arriva fanno più chiasso che possono e ti portano in mezzo a loro col sorriso tra le labbra.
Mi fermo a ciancia, a pelle mi piacciono proprio. Cercano di offrirmi del formaggio…mannaccia, piuttosto faccio la fame, non riesco a mangiarlo, è più forte di me. In compenso riesco a scroccare una Moretti, bella fresca, che goduria…
A questo punto il mio ego ha un’idea geniale. Oh, ma se torno un pezzo in là, mi nascondo dietro la curva e riparto mi rifate l’applauso con il boato??
Ovvio, mi dicono. Come faccio a farmi scappare l’occasione? Trecento metri indietro e nuovi applausi e incitamenti. Il mio Ego a questo punto è al top…lo scrivo con la E maiuscola non per caso. Ha avuto cibo per tirare avanti qualche settimana.
Torno al ristoro ed ovviamente ricomincio a mangiare e a bere. Oh, ma ti raggiungono!! Mi cominciano a dire. Minchia, son tutti ossessionati da sta idea! Faccio spallucce e mi metto a ridere, mi sto divertendo da matti. Ti importa una sega a te! Mi dice un ragazzo con un accento toscano fintissimo…sorrido e gli strizzo l’occhio. E’ fiero di sé ma sinceramente, c’è molto da lavorare per eliminare il retrogusto veneto…
Riparto, dopo un po’ di saluti, l’anno prossimo mi promettono che saranno anche loro a faticare, e scendo lungo la pista da sci senza neve ma un poco sassosa. Le ginocchia mi fanno male ma per fortuna non è molto lunga. Presto taglio infatti sulla mia sinistra, per i campi e proprio in questo momento il mio Garmin mi stringe la mano, mi saluta ed abdica…la batteria è finita. Mannaccia, mancavano solo 3 Km, volevo scaricarmi tutta la mappa della gara sul sito. Vabbè, mi toccherà correrla nuovamente l’anno prossimo.
Prima del traguardo, ormai ci siamo, mi capita un’ultima cosa un poco fuori dall’ordinario.
Dietro una curva, in mezzo ad un boschetto, una farfalla, di quelle tutte bianche e comunissime, mi viene incontro. Mi si posa sulle labbra, giusto per un attimo, poi riparte.
Che carina, un bacio di bentornato in paese…doveva essere femmina, proprio non riescono a resistere..
Chiudo in 5h e 23 minuti…mi pare tanto ma la posizione finale non è male, 25esimo assoluto. Peccato premiassero solo i primi 20. Sono comunque felicissimo. Son partito con le gambe tremanti e sono arrivato carico di soddisfazione! 42 Km, 2200 di D+ e tutto in solitaria. Che gioia!
Sul traguardo faccio due chiacchiere qua e là. Ritrovo un ragazzo che avevo incontrato lungo il percorso. Puerello lo trovo col ghiaccio su una caviglia ed una benda su un ginocchio. E’ caduto, e quello mi dice non sarebbe nemmeno un gran problema, ma la caviglia è gonfiata. Si è ritirato attorno al Km 30, non se l’è sentita di coninuare. Ci facciamo fare qualche foto dallo stesso fotografo che ho incontrato una decina di volte lungo il percorso, sempère davanti a me…mi ripeto, ma come cavolo…
Mi fermo poco comunque. Scappo quasi subito verso il mio B&B, doccia, saluti alla signora, lo ribadisco, mi sta proprio simpatica, e riparto. Per ora non mangio, non sento ancora i morsi della fame ed infatti mi decidere a metter qualcosa sotto i denti solo verso le sei, ormai in zona Bologna.
Il viaggio è lungo, più o meno quanto la gara, e quando arrivo son quasi da buttare. Fiacco ma felice, anche questa è fatta!
Fossi un climber direi che ho battuto il mio ultimo ottomila della stagione. Ora si torna alla strada, fra un mese e mezzo mi aspetta Amsterdam, la mia prima vera maratona…niente montagna per un poco, mi mancherà ma sarà bello tornarvi dopo un po’ di assenza…come rivedere una vecchia cara amica….

