Siamo arrivati in Gaiole sabato pomeriggio dopo una notte quasi insonne per partecipare all’ Eroica Running 2014. Abbiamo pranzato e girato un po’ di paesi limitrofi, poi ritiro del pettorale: nº100 ho pensato che fosse di buon auspicio. La sera abbiamo cenato con insalata e pici al sugo di cinghiale, Max anche la fiorentina! Poi di volata a letto perché cadevo letteralmente dal sonno.
La mattina sveglia alle 6 (anche se ho aperto gli occhi molto prima) una bella colazione con cornetti caldi e torta allo yogurt e via verso lo start. La giornata è splendida ma fa un po’ freddo, c’è anche la brinata, per di più la partenza è ritardata perché alcuni atleti sono bloccati in autostrada x un incidente.
Finalmente si parte, mi metto in coda al gruppo e m’impongo di andare piano (i primi km me lo ripeto come un mantra) poi un errore nel percorso mi fa ritrovare in testa; ma dura poco. Partiamo e noto subito dei cartelli strani: km 58-km 56 etc e mi domando se non ci fanno ripassare di lì al ritorno, comincio quasi ad andare in paranoia perché odio i circuiti e soprattutto l’asfalto e sono tanti km che siamo sull’asfalto (non doveva essere tutta sterrato?) poi capisco che i km segnati sono quelli che mancano, usciamo dalla strada alberata e scorgiamo i primi scorci bellissimi delle colline toscane.
Passiamo vicino a due castelli meravigliosi, dove incontriamo l’unico fotografo di tutta la gara, per alcuni km corro con Gianni, un signore di Roma che fa parte dell’organizzazione della Roma-Ostia e che mi ha parlato della “9 colli” (forse fra qualche anno potrei farci un pensierino, intanto finiamo questa) arrivo al bivio della mezza in 2h07 e dopo poco mi vedo costretta chiedere, se non abbia sbagliato perché’ vedo che la maggior parte degli atleti svolta di qua, ma vengo subito rassicurata: “sono più i matti che fanno la ultra”.
Proseguo senza problemi immersa in questa cartolina naturale, con le sfumature dell’autunno e varie opere d’arte moderna disseminate lungo il percorso. Passaggio al 30º in 3h12′, le gambe stanno bene (gli allenamenti in montagna aiutano, sono più forte in salita che in discesa!).
Passaggio alla maratona tra 4h15/20′ non ricordo bene, comincio ad essere confusa, fino ad ora ho solamente bevuto l’acqua e zucchero che ho nel camelbak e coca cola ai ristori, mi prende fame mando giù una barretta energetica a piccoli morsi ma ho lo stomaco sotto sopra. Riesco ad arrivare al controllo dei 45 km (in 5h) ma nella discesa successiva inizio a sentire indurirsi i muscoli posteriori delle gambe, sembra quasi che vada a passo di marcia, riesco a superare la crisi alternando passo in salita a corsetta in discesa, mi affianco a Massimo un signore di 62 anni, di Viareggio e grazie a lui che mi spiega le regole per iniziare a far parte del club degli ultramaratoneti riesco a fare altri 5/6km senza pensare al dolore.
Al 55º si unisce a noi Paolo ,un ragazzo di Empoli, il fermarsi al ristoro mi è però fatale quando riprendo a muovermi cominciano i crampi alla gamba sx, sembra quasi il nervo sciatico, una fitta dolorosissima che parte dalla zona lombare e arriva dietro il ginocchio, m’inchiodo.
Cerco di stirarmi un’attimo senza farmi male e piano piano riparto (somiglio ad un burattino!). Riusciamo ad avanzare e affianchiamo l’Adele (60anni portati benissimo) che m’insegna una respirazione yoga per decontrarre la zona, il dolore rimane ma le fitte si placano; e via si ricorre (anche se ad andatura lumaca) salto l’ultimo ristoro per paura dei crampi, provano ad offrirmi i sali ma è tutto il giorno che sento lo stomaco sotto sopra e per paura di vomitare, rifiuto.
Entriamo nel bosco “il mio elemento” mi dico spesso, ma il solo fatto del sentiero tecnico mi obbliga ad alzare maggiormente i piedi e ogni volta che lo faccio è una fitta al ginocchio sinistro (oltre agli altri dolori). “Finalmente l’asfalto”, penso che non lo avrei mai detto in altre circostanze, ma almeno risparmio energie… -4 km, poi sembrano non finire mai, nei momenti più bui penso a Kilian e mi dico “se vuoi fare quello che fa lui…non si molla!”
Mi concentro sui miei passi di nuovo salita-discesa e sterrato, “guarda in che posto meraviglioso siamo” ricordo a Paolo che mi sta davanti e mi “tira” per gli ultimi km, aspettandomi anche.
-3 km iniziamo a recuperare e superare atleti che ci applaudono e incitano (loro non ce la fanno più) io mi ripeto che sono arrivata “non ti fermare”; -1km asfalto di nuovo, ormai ci siamo ma un km è lungo poi lo vedo, è lì, ci sono anche Max ed Emmina che mi aspettano, lei mi raggiunge mi da la mano e tagliamo il traguardo, Paolo molto umilmente si fa da parte, nonostante sia sempre stato davanti, x non comparire nella foto, mi mettono la medaglia al collo e io non so se piangere o ridere.
Un abbraccio grande a Paolo, e poi a ritirare il pacco e bere ancora coca cola.
Mi congratulo con gli altri atleti, è strano ma l’ultramaratona è diversa da qualsiasi altra gara (forse gli somigliano un po’ i trail) quando arrivi si è instaurato con gli altri atleti un rapporto speciale.
La cosa che mi è piaciuta di più è che questa gara somigliava ad un trail, niente fettucce o persone sul percorso e ringrazio il fatto di portarmi dietro tutto il necessario, perché tanti atleti hanno sofferto la sete, ma è bellissima così, spartana, abbiamo corso dentro ad un quadro bellissimo!
Oggi si contano i danni, le gambe stanno bene forse perché subito dopo la gara ho preso gli aminoacidi che non prendo mai, il piede mi ha dato problemi ieri in corsa ma ad oggi sta già meglio, mi sentono le spalle e la schiena ma quello che mi preoccupa di più è il dolore dentro al ginocchio sinistro, dolore strano! Per il resto sono più che felice e soddisfatta, la prima donna è arrivata in 6h35′, io poco più di 1h dopo.
Dobbiamo costruire ancora molto con il mister, ma stiamo andando nella direzione giusta….avanti così…ora ci aspettano i 100 km!!! (Senza crampi però!!!)
Sara

