Trail, Trail Running, Gran Trail
GRAN TRAIL COURMAYEUR 90km 6000D+ (edizione 2016)
Il racconto di Sara
Sveglia alle 4:30 mi ritrovo giù con Angelo e Max per fare colazione, assieme ad altri 3 ragazzi che faranno la 60km; la partenza è fissata per le 6 per entrambe le distanze.
La partenza sarà ritardata di 10′ per aspettare tutti, albeggia, saluto Guido e scambio alcune battute con altri atleti…mi prendono un po’ in giro per il mio zaino “minimalista” ma c’entra tutto e anche di più!
Via: attraversiamo Dolonne, passando davanti alle terme e poi subito in salita su stradello di bosco, Angelo è partito a bomba col gruppo di testa, io non ce la faccio, arranco già, non è giornata.
Mi aiuto a salire con i bastoncini, anche se è la prima volta che li uso si riveleranno fondamentali sia in salita che in discesa.
Usciamo dal bosco e trovo un quadrifoglio, ora so che andrà tutto bene! Attraverso un alpeggio dove pascolano i vitelli che ci trotterellano accanto incitandoti con i loro “Muuu”,da adesso fino al 50° non troveremo più un filo d’ombra…primo controllo alle Baite di Youlaz ore 8:34, ristoro affollatissimo, bevo, ricarico le borracce e si rimonta su per questa valle bellissima; in terra la segnaletica del TOR, che emozione!
In salita mi trascino pianissimo, mi vedo sorpassare da tutti, mi viene lo sconforto, ho i polmoni chiusi e non riesco a respirare; sdrammatizzo guardandomi intorno e facendo le foto.
Al COLL CHAVANNE un simpatico volontario ci offre “protein” carne in scatola, lo spettacolo davanti a noi è indescrivibile, i nevai, un laghetto azzurro, il Monte Bianco che ci accompagnerà per tutta la gara, prima alla nostra destra e poi alla nostra sinistra…
Il percorso è vasto e vario, bisogna stare sempre concentrati, nei nevai si scivola e il riflesso della luce abbaglia, i dislivelli vanno da i 2000mt ai 2700mt con salite e discese ripide e tecniche e qualche punto “mosso”.
Inizia un po’ di discesa tecnica dal Col de la Signe, aiuto un ragazzo che vomita, mi dice che sia i suoi sintomi che i miei sono a causa dell’altitudine.
Arrivo al rifugio Elisabetta alle 13:14 mangio un piccolo panino e bevo un bicchiere di brodo, riempio la scorta d’acqua e riparto.
Breve tratto di strada sterrata che ci porterà ad un secondo rifugio dove anche se ero lanciata, mi fermo a fotografare una simpatica marmotta.
Qui conosco Loraint, un ragazzo francese che mi offre dei biscotti, con lui arriverò quasi al traguardo dei 60, comunicando in modo assurdo; però ci intendiamo lo stesso al volo!
Mi fermo un attimo sul ciglio della strada a togliere i sassi dalle scarpe, sono al lago Combal, e qui incontro e saluto la famiglia di Angelo che mi incita e mi chiede come sto (bene, ma affogo!).
Si risale trascinandoci su, verso il colle delle Pyramides calcaires, ci rinfreschiamo ad un ruscello facendo scorta d’acqua…il caldo è micidiale e l’acqua finisce subito, avrò bevuto 15lt di acqua in tutta la gara!
Arriviamo al rifugio Maison Vielle 49°km, sono le 15:29, ci sistemiamo un attimo e ripartiamo verso la funivia in una salita indescrivibile, lasciandoci tanti atleti sdraiati a terra in fase di ritiro.
Arrivati alla funivia inizia la discesa e riprendiamo a correre, fino ad una nuova pettata passando da una pietraia, arrampicando un pezzettino e poi calandosi attaccati alla catena Chetif, dove due volontarie carinissime erano lì pronte ad aiutarci…una per darmi sicurezza, si è messa tra me e il burrone dicendo:”se cadi ti prendo io!”‘…”se cado mi resti sulla coscienza anche te!”.
Arriviamo in cima al Monte Chetif, l’obbiettivo è il “cartellone bianco”, siamo in 5 o 6 e ci incoraggiamo a vicenda; cedo ad un signore senz’acqua metà della mia scorta, il ristoro dovrebbe essere vicino.
Una volta in cima inizia una discesa tecnica, sabbiosa, dove il terreno ti scivola da sotto i piedi; trotterelliamo aiutandoci con i bastoncini, ma cado lo stesso sbucciadomi un gomito…niente di che, si riparte tutti in blocco.
Dopo poco mando gli altri avanti per fare la pipì, sono più di 12ore che non la faccio, trovo un organizzatore che mi da indicazioni sulla distanza mancante e mi regala dell’ acqua fresca.
Finalmente Dolonne, in paese scambio due battute con un ragazzo americano che ha intenzione di ritirarsi, e vedo Max ed Emma che mi aspettano e corricchiano con me fino al traguardo.
Chiedo di Angelo, dico che non sono sicura di voler continuare, il percorso è tosto e sono ultima…lui mi dice che dietro ce ne sono ancora tanti, che sto andando bene e il distacco tra me ed Angelo è di 1h (nella norma!) .
Così mangio qualcosa, scuoto le scarpe e riparto assiene ad un signore piemontese che mi rassicura che i 30km son duri ma non come gli ultimi 10 appena fatti.
Con Max ed Emma ci rivediamo all’arrivo, hanno scaricato l’app e mi seguono in tempo reale.
Passando da Courmayeur, prendiamo una strada sterrata che ci porterà al rifugio Bertone 65° da 1200mt a 2000, in pochi km, tanto per cambiare.
Qui ci “spuntano” il braccialetto, bevo un paio di bicchieri di Coca, mi metto il tuo giacchetto che c’è vento ghiaccio e continuo a salire, fino a che finalmente riesco a scollettare ed inizia il tratto in cui mi sono divertita di più; le balconate del bianco, un sentiero mosso dove le gambe nonostante i tanti km fatti in precedenza, ricominciano a girare, stacco gli altri, recupero due olandesi che mi salutano con un “wow”, e volo cercando di ridurre la distanza tra me ed Angelo (alla fine scoprirò che avevo recuperato 20′ tra noi).
Ma dura poco, solo 8km, poi di nuovo salita fino al Bonatti dove ci aspetta un ristoro; conosco un ragazzo emiliano con cui chiacchiero strascicando i passi.
Una volta al Bonatti la delusione nel vedere che il ristoro non c’è, solo fontane d’acqua e…una lattina di Coca Cola incustodita che ci dividiamo tra noi tra lo stupore dei villeggianti.
Si continua a salire e finalmente raggiungiamo il ristoro dove mangio un bel piatto di brodo caldo con pane.
Tiriamo fuori le frontali e ci prepariamo ad affrontare altri 400mt di salita, siamo al 72°km ore 21:51; attraversiamo la Valle del Malatra’ dove nella penombra ho allucinato un signore seduto su una roccia (il signore non c’era!), tra sassi acqua e buio devo sempre rimanere concentrata, ma non ho mai avuto paura, anche nei tratti in solitaria…un cielo pazzesco in immense vallate buie e le bandierine catarifrangenti che si vedono a 500mt di distanza, bellissime!
Arrivo a quota 2540mt in Col Entre Deux Sauts e poi si scende per 300mt guadando un ruscello, entrandoci in pieno (questo insieme ai sassi mi riempirà i piedi di vesciche); poi risalgo fino a col sapin 78°km sono le 00:06…passaggio in cresta, si percepisce il vuoto, ma è talmente buoi che il fascio della frontale si disperde.
Discesa irta fino a curru 83° ore 00:51, “ma quanto ci vuole per fare 10km?”; sali e scendi fino a la suche, in un sentierino costeggiato da erba alta dove un paio di volte mi è andato giù il piede ma non son caduta!
E poi asfalto dove mi sarei lanciata ma non trovando indicazioni ci siamo trovati tutti persi, finalmente qualcuno che l’aveva già fatto ci indica la via.
Attraverso Courmayeur, ma non trovo balisse così percorro avanti e indietro il paese assieme ad un ragazzo spagnolo; è tardi non c’è nessuno a cui chiedere…entro dentro la hall di un albergo e mi faccio spiegare la strada.
Finalmente il gonfiabile con la famiglia e gli amici che tifano, ed al grido: “Maremma maiala un mi’ son persa ne monti, ma mi son persa in paese!” Taglio il traguardo con tanta soddisfazione!
Sara Paganucci

