La crisi dell’atletica italiana

Neppure una medaglia vinta dagli atleti italiani agli ultimi Campionati Mondiali di atletica svolti a Berlino. La rifondazione che era necessaria già da qualche anno non è mai stata avviata. Forse questo zero nel medagliere servirà finalmente a prendere decisioni ed investire sul futuro della nostra splendida disciplina.

La crisi dell’atletica italiana

Gli ultimi Campionati del Mondo di atletica tenuti a Berlino hanno evidenziato le gravi lacune del movimento italiano. Francamente non c’era bisogno di aspettare il responso della spedizione in terra tedesca per capire la situazione attuale. Non è arrivata una medaglia che avrebbe salvato le apparenze, ma che non avrebbe certo cambiato faccia alla crisi profonda che si registra.

Non ci sono ricette magiche, ma senza progetti concreti è difficile avviare una strada di ripartenza. Abbiamo modelli di altri stati europei, ma soprattutto una storia non più tanto recente che ci dovrebbe aiutare ad individuare i punti sui quali lavorare.

Reclutare giovani si, ma servono poi risorse per far lavorare i tecnici e le persone che devono far crescere i giovani con competenza, entusiasmo e professionalità.

I giovani più validi devono essere aiutati a continuare con l’atletica, bisogna dare loro i mezzi e le persone giuste per farli crescere nel modo migliore.

Mi è arrivata giorni fa una e mail da parte di un appassionato ed intenditore di atletica che ci fa riflettere sulla crisi dell’atletica italiana e sulla possibilità che è data ad un ragazzo di fare atletica.

Cito alcuni passaggi:

“Cerco di essere più sintetico possibile nella speranza di essere chiaro ad esporti questo quesito. Ieri leggevo su una rivista specializzata un’intervista ad un esperto che gli si chiedeva un suo parere sulla crisi del fondo e mezzofondo italiano, lui spiegava che il problema parte da lontano che i nostri giovani passano il tempo davanti alla tv ai video non giocano più nei prati e così via. Bene su questo sono d’accordo ma quando dice che se ci saranno miglioramenti verranno dalle regioni del Sud o dagli stranieri perchè al Nord c’è troppo benessere per faticare, parto e vado fare una piccola ma significativa ricerca.

Negli ultimi Campionati Italiani pista cross tutti i titoli sono vinti da atleti del Centro Nord 800/1500 Scapini (Lombardia) 3000 siepi Villani (Lombardia) 5000/10.000 La Rosa (Toscana) femmine 800 Cusma (Emilia) 1500 Romagnolo (Piemonte) 5000 Dal Ri (Trentino) 3000 siepi Quaglia (Liguria) non vedo meridionali marocchini e cosi via.

Nei giovani è più o meno uguale, i migliori sono centro nord, esempio categoria ragazze nei 600mt 4 lombarde 2 piemontesi 2 venete 1 marchigiana 1 pugliese. Nei 1000mt 4 lombarde 3 piemontesi 1 marchigiana 1 toscana 1 siciliana, in tutto 2 meridionali 1 marocchina e allora sarà un problema di istruttori o infrastrutture? Troppo comodo incolpare i ragazzi, che ne pensi?”

Penso che il patrimonio sportivo in Italia sia distribuito in tutto il territorio senza distinzioni fra nord e sud. Sono gli uomini che ogni giorno operano sul campo che danno la possibilità di fare sport e danno risonanza al movimento.

Dove si creano gruppi di ragazzini c’è di conseguenza un avvicinamento a catena, ma dove non c’è una realtà esistente troviamo solo ragazzi isolati destinati poi a smettere.

Il problema secondo me è che non ci si può affidare sempre ai singoli appassionati che mettono tempo, impegno e spesso denaro per far coltivare ai ragazzi i loro sogni.

Una Federazione presente dovrebbe aiutare le realtà locali dando i mezzi agli istruttori per svolgere al meglio il loro lavoro. Qui parliamo di infrastrutture, ma anche di sostegni economici, piccoli, ma spesso fondamentali per potersi allenare. Il reclutamento è fatto attraverso iniziative come possono essere le campestri della scuola ecc. ma i ragazzi sono poi lasciati soli.

Avere società che possono contare su incentivi federali da usare per fare atletica sarebbe un primo passo e per chi ha acquisito valori di rilievo in giovane età dovrebbe essere seguito nella sua crescita sportiva, dandogli la possibilità di progredire al meglio, sostenendolo non necessariamente con soldi, ma con strutture e tecnici “professionisti” per fare allenamenti evoluti e mirati, test e tutta l’assistenza della quale ha bisogno.

I gruppi di lavoro ottengono sempre risultati se ci sono professionisti all’interno, ne abbiamo avuto l’esempio con la scuola italiana di maratona in passato…Lenzi a Ferrara, Rosa a Brescia, Gigliotti a Modena oppure la Pro Patria con Rondelli a Milano o il CUS di Polizzi a Palermo.

Il nord ha più strutture e persone che seguono l’atletica e le graduatorie italiane risentono di questo. Bisogna sicuramente trovare il modo di dare al sud la possibilità di far correre i ragazzi con strutture e persone capaci, ma anche il nord ha sicuramente poco rispetto a quello di cui necessita.

La passione e le persone non mancano, credo che la Federazione dovrebbe parlare, proporre, ma soprattutto ascoltare le persone che ogni giorno operano sul campo di allenamento e non farsi meriti solo quando un ragazzo ottiene risultati come fosse una sua creazione.

Il lavoro comincia dalla base e la prestazione di rilievo è solo l’apice di un cammino fatto insieme.

I giovani hanno voglia di fare sport: bisogna dare loro la possibilità di farlo con tutta l’assistenza di cui hanno bisogno

Gruppo ai allenamento Santucci Running

Da oltre 30 anni trasformiamo le persone in atleti esperti di Corsa su Strada, Maratona, Pista, Trail Running e Ironman.

RICHIEDI UN PIANO DI ALLENAMENTO
PERSONALIZZATO E RAGGIUNGI I TUOI OBIETTIVI

I NOSTRI PARTNER