Non c’è due senza tre: Alessandra alla Maratona di Chicago

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Dopo l’esordio a New York, tappa a Berlino per poi di nuovo U.S.A., per la terza maratona della carriera.
Chicago è una città da film. Inaspettatamente bella, malinconica, romantica, moderna ma classica, piena di gente accogliente e gentile.

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La sera prima della Maratona di Chicago  è insonnia pura e, complice il fuso orario, il sonno tocca appena le 4 ore. La sveglia è per le 04:30 del mattino, colazione in camera e ritrovo nella hall per le 06:00. Anche in questa avventura mi accompagna la mia amica Letizia di Roma.
E’ ancora buio quando ci incamminiamo verso lo start della gara nel parco.
Il clima è ideale per me, circa 13 C°, cielo coperto. Lontani finalmente dall’estate afosa nella quale mi sono preparata per la distanza.
Prima del via l’inno Americano, che mi riporta con la memoria a New York 2016, il mio esordio in Maratona, ma stavolta sono meno agitata e porto con me l’esperienza di altre lunghe distanze che ho portato a termine, sia dal punto di vista fisico che emotivo.
START! Lungo il percorso tantissima gente ad incitare e tanta musica: immancabile Sweet Home Chicago!
Anche la pioggia che inizia a cadere durante i primi km sembra un piacere e il ritmo è regolare e veloce, il personale di Berlino è ampiamente alla portata, fino agli ultimi km, dove un dolore al ginocchio sinistro mi fa rallentare il ritmo per concentrarmi sull’arrivo e chiudere questa terza bellissima Maratona.

Come avevamo detto con il mio allenatore Lorenzo prima della mia partenza, la priorità è chiudere i 42 km, una signora distanza sempre insidiosa, divertendoci il più possibile e godendosi l’esperienza di un appuntamento così importante.
Dopo una curva ad angolo retto, vedo finalmente il traguardo a 200 metri. 4h05′ il mio finale, non il mio personale ma veramente un bel tempo, oltretutto piacevolmente inaspettato considerando gli ultimi km.

Sono ultrafelice, ma una volta ferma faccio i conti con i postumi da Maratona e il dolore al ginocchio che si acutizza. Come farò a tornare in Hotel? Mi incammino piano piano, con molte soste.
Poi, il bello del mondo della corsa: Elizabeth una giovane ragazza messicana, vedendomi in difficoltà mi aiuta a ritrovare la strada di casa. Mi da persino della cioccolata. Parlando del più e del meno siamo arrivate in un attimo a fare 4 km fino all’Hotel. Ci siamo abbracciate, le ho detto che non mi sarei dimenticata mai di lei.

E della magnifica Chicago.

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