Viareggio 1969, una rivoluzione su pista

Viareggio Pista di atletica leggera

Provate a pensare ad un impianto di atletica leggera dei nostri giorni: otto corsie ben segnalate ed una pista che permetta all’atleta di sprigionare tutta la sua esplosività.
I nostri occhi sono abituati a vedere velocisti e mezzofondisti volare su quello splendido “tappeto” rosso (certe volte blu).

Adesso, se provate a sforzarvi un pochino di più, immaginate una pista in terra battuta e, magari, anche intrisa nel fango. Sprinter senza blocchi di partenza, tempi presi a mano e tante altre ‘regole’ dettate dal tempo che dovevano essere, letteralmente, un ostacolo in più per coloro che gareggiavano in quegli anni.

Infine, spostiamoci in una città in provincia di Lucca, Viareggio, che sul finire degli anni ’60 cambierà per sempre il concetto di “pista di atletica leggera” agendo da spartiacque tra questi due mondi che, pocanzi, vi abbiamo fatto immaginare, così vicini quanto distanti.

Una rivoluzione su pista

Era il 12 ottobre del 1969 quando a Viareggio, città che si affaccia sul Mar Tirreno, venne inaugurata, al termine del raduno della Nazionale maschile, la prima pista in tartan, in Italia, in un impianto pubblico. Un progetto all’avanguardia: risultato di un’azione corale fra pubblico (il Comune con l’emergente assessore dello sport, Paolo Barsacchi) e privato (il Cgc rappresentato dal presidente Torquato Bresciani).
I dirigenti federali erano a conoscenza che a Viareggio ci fossero uomini innamorati di atletica leggera; uno su tutti era proprio Torquato Bresciani che, con la “sua” società Atletica Viareggio, intorno alla metà degli anni ’20 aveva lanciato il talentuoso saltatore Arturo Maffei.

Viareggio e l’atletica: un amore che ha radici nel passato

Non era stato un caso se già nel 1967 (due anni prima dell’inaugurazione della pista in tartan) sulle pedane e sulle piste in tennisollite dello Stadio dei Pini era stato disputato un triangolare fra Italia, Spagna e Stati Uniti. Per rendere chiara l’importanza di questo evento, basti pensare che per gli americani era il ritorno in Europa dalle Olimpiadi di Roma 1960.

Non fu altro che il preludio verso una serie di eventi di portata internazionale. Viareggio ospitò nel 1970 i campionati mondiali militari e, nel maggio dell’anno successivo, i campionati nazionali universitari. Immaginatevi la soddisfazione degli organizzatori e anche il giro di affari che migliaia di giovani potevano garantire alle categorie economiche cittadine.

Nel luglio del 1971 si svolse il triangolare fra le nazionali di Italia, Grecia e Spagna.
Fu la prova generale per la grande epopea delle riunioni internazionali.
Nell’agosto dell’anno seguente, prese il via la prima edizione del meeting internazionale “Riviera della Versilia” andato avanti fino al 1989, per poi essere tornato brevemente in scena – dopo una sosta di otto anni – dal 1997 al 2003.

Lo Stadio dei Pini è stato il palcoscenico per tanti grandi personaggi che hanno scritto pagine indelebili dell’atletica leggera italiana; primo fra tutti Pietro Mennea, per passare poi all’indimenticabile notte mondiale del 1987 di Alessandro Andrei nel lancio del peso.
Nel 2002, l’impianto ha ospitato i campionati nazionali assoluti. Il canto del cigno per i grandi eventi, nel luglio 2005, quando si svolse un altro triangolare fra Italia, Russia e Francia.

Un feeling interrotto ma una nuova luce all’orizzonte

Sono succeduti anni estremamente difficili per i viareggini amanti dell’atletica leggera.
La mancanza di soldi e, forse, di persone veramente interessate a promuovere eventi degni della fama di questo stadio hanno fatto sì che quest’ultimo chiudesse i battenti.
Una nuova luce sembra intravedersi in fondo al tunnel. La struttura, soggetta a lavori di ristrutturazione da qualche anno, dovrebbe riaprire tra poco, restituendo linfa vitale ad un impianto che sembrava essere finito nel dimenticatoio.

La riapertura di uno stadio di tale prestigio non è solamente la possibilità di avere un importante indotto legato allo sport di base ma anche un’opportunità per il turismo in bassa stagione: la migrazione primaverile di centinaia e centinaia di giovani atleti, verso Viareggio e la Versilia, è finalizzata agli allenamenti allo stadio dei Pini-Bresciani e al jogging in pineta.
Inoltre, avere uno stadio a portata di mano permetterebbe alle varie società presenti a Viareggio di poter disporre di un luogo, sacro per gli amanti dell’atletica leggera, dove poter allenare ed allenarsi. Da questa idea di base provare a rilanciare anche il settore giovanile.

Avere un impianto disponibile potrebbe rilanciare una città che, dal punto di vista sportivo, ha dato tanto in questo mezzo secolo. E con tutti questi vantaggi a portata di mano, lo Stadio dei Pini non potrebbe fare altro che tornare a brillare.

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