Gara di 100 km – 100 km delle Alpi – gara podistica di Ultramaratona che unisce le città di Torino e Saint Vincent. Prova di 100 km
Il racconto di Sara. 100 km delle Alpi
Alle 14:00 del venerdì recupero Luisa alla stazione e partiamo alla volta di Torino dove un’amica in comune si è offerta di ospitarci.
Il viaggio è lungo e stancante, a Torino rimaniamo imbottigliate per almeno un’ora, poi finalmente arriviamo, precise per la cena.
Marinella ci ha preparato un sacco di roba buona, guardiamo un po’ di tv, una doccia e poi a letto.
Il riposo non è dei migliori perché ovviamente quando non si è a casa propria, almeno io, si trova un po’ di difficoltà nel prendere sonno.
Una bella colazione aspettando Grazia, e poi via verso la circoscrizione n°6, io e Luisa rimaniamo un po’ spaesate dal fatto che per trovarla si debba usare una cartina, ma Torino è così grande che giriamo un’ora in tondo per trovarla.
Finalmente! Ritiriamo il pettorale con il numero personalizzato in base alla data di nascita, cosa carina e singolare ma ci sono già dei problemi perché alcuni pettorali sono uguali.
Ci prepariamo, saluto e faccio alcune foto con gli amici, conosco un grande spartano a cui sottraggo alcune importanti informazioni e ci avviamo allo start, il gonfiabile è assente ma almeno c’è la RAI!
Lo sparo è alle 10:00, parto come nei trail, forse un po’ velocina, ma sto bene, respiro bene, le gambe girano e penso “intanto vai poi vediamo nel tempo che succede”.
Primo ristoro al 5° km solo acqua, il percorso si snoda in città, alternando qualche cavalcavia a strade dritte (il piattume!). Infinite.
Secondo ristoro al 10° km inesistente, si prosegue avanti all’infinito, ogni tanto una rotonda, con le macchine che ti sfrecciano accanto ad alta velocità…i km passano, per fortuna è caldo, i piedi però accusano…forse il caldo, forse le scarpe un po’ finite, o i calzini da trail…sento già le bolle…ma figurati se mi arrendo x due vesciche…”distogli la mente, il dolore non esiste”, ma qui non c’è niente di bello da vedere…mi vedo riprendere e sorpassare da tanti, mi recupera Fabrizio che mi chiede come sto, gli dico delle bolle e molto gentilmente mi regala 5 o 6 cerotti comped. Mi fermo e me li metto, ma ormai è tardi!
Recupero una ragazza che cammina, Giovanna, e mi metto a parlare con lei, siamo al 25° km, probabilmente al 30° o al prossimo controllo mi ritiro…non mi piace correre così, mi ricorda la tangenziale, un po’ come alla Milano Sanremo.
Meno male che ho trovato Giovanna, con lei alterniamo corsa a passo, raccontandoci tutta la nostra vita, e i km piano piano passano.
Quando inizia la salita ci accodiamo a due ragazzi simpaticissimi che ci tireranno fino al 52° km dove abbiamo le borse per il cambio.
Io son piena di dolori, mi siedo giusto il tempo x cambiare i calzini e riparto xké so che se non lo faccio subito non lo farò mai più, ora inizia la discesa, ma so che i miei amici mi riprenderanno in salita.
In discesa mi impongo di correre, anche piano (ma almeno la discesa facciamola!). Anche qui le macchine ti sfrecciano accanto, nonostante sia una strada tutta curve e secondaria, però va detto che dal 45° km il percorso è leggermente migliorato, con un po’ di verde e passaggi nei paesini, alcuni tutti dipinti, molto carini.
In discesa recupero e supero quattro atleti e poi mi ritrovo sola, sempre con il dubbio se avrò imboccato la strada giusta; a terra nemmeno un segno spray, solo rare frecce nei grandi bivi.
Ai ristori ho trovato tanti signori simpaticissimi e gentili, oltre alle solite banane, arance e fette con la marmellata, mettevano a disposizione birra, vino, salame o addirittura mondine calde.
Finita la discesa al 60° circa trovo Michelangelo ed insieme raggiungiamo Luisa, con la quale finiremo la gara.
Proseguiamo nel piattume, in mezzo al verde, con almeno la fortuna di incontrare un po’ meno macchine, ma passando in mezzo a grandi mucche, con grandi corna.
Sta imbrunendo, io son praticamente vestita tutta di scuro, ma ho la frontale; Luisa si è scordata la pila…procediamo in fila indiana perché le macchine ci pelano; scende un buio pesto, la luna quasi è assente, la concentrazione deve essere al massimo, per fortuna che Michelangelo l’ha già fatta 2 volte e conosce il percorso, avevo chiesto a Giorgio di descrivermi il percorso (lui l’ha fatta in auto come giudice di gara!) e mi aveva messo in guardia sulla pericolosità del traffico, sul buio e sulla scarsa segnaletica…comunque noi abbiamo avuto la fortuna di non sbagliare mai, anche se alcuni bivi non erano segnalati e ti trovavi a pensare: “ed ora?”
Ci diamo piccoli obbiettivi.. 80°, 85° e così via…siamo in Val d’Aosta, ci sarebbero da vedere tanti Castelli ed altro, ma non ce li godiamo per il buio; in alcuni tratti superiamo locali con giovani alticci che ci sfottono un po’, ma proseguiamo stanchi e superiori.
Finalmente il 90° km, foto e via al prossimo ristoro dove ci dicono che la segnaletica è sbagliata e saranno minimo 12 km a S.Vincent…io guardo Luisa e devo avere lo sconforto negli occhi perché subito mi rassicura :”che vuoi che ne sappia lulli!”
Ho dolori da tutte le parti, polpacci, nervo sciatico di cima in fondo e i piedi, ad ogni appoggio, bruciano così tanto.
Inizia una bella salita, come quella dell’Abetone, ora urlano anche i quadricipiti! La strada è buia, di montagna, senza spazio al di là della riga bianca, le macchine passano molto veloci e spesso ci chiediamo come avremmo fatto se fossimo da soli invece che in gruppo; anche in questo tratto mi torna in mente la Milano-Sanremo…andiamo avanti, ormai manca poco.
95° km è fatta…Luisa si ripiglia, sente odore di traguardo, Michelangelo mi si ferma…io son nel mezzo, trattengo l’una e sprono l’altro, la stanchezza, il buio, il freddo…si va a passo “svelto” con tutti i dolori del mondo, ma ormai ci siamo!
Il tempo passa e le teste cedono, l’unica è Luisa che ha una grinta, ogni tanto mi dice che dobbiamo arrivare a “quelle luci lì”, ma in cuor mio so, lo sento, che non è vero…dobbiamo andare laggiù in fondo…
Infatti oltrepassiamo altri due piccoli paesi ma le luci, quelle vere, si vedono laggiù e sono a molto più di 2-3 km…qui se fossi stata sola mi sarei arresa, stremata e svuotata di tutto! Mi giro e Michelangelo si è arreso, seduto, stop… “no, dai, non ora, tiriamo a fa!” E si riparte…il cartello S.Vincent…poi un altro, e un altro ancora…poi finalmente entriamo in quello giusto con due km di più, insieme al traguardo, per la foto…ma il fotografo? “Il fotografo non c’è, se n’è andato…d’altra parte se ci mettete un’eternità…” Io pur stremata gli ho risposto: “Scusi ma cosa dice? Ma lei ha mai provato a fare 100 km a piedi?” E Luisa è partita, un mastino! “Ma come si permette? Noi in Toscana organizziamo il Passatore e aspettano tutti, gli ultimi vengono lodati come i primi!…” Voglio precisare che dietro a noi che ci abbiamo messo 15h20′, c’erano ancora minimo 25 atleti…anche se 15 poi abbiamo saputo, si sono ritirati.
Ci danno un piatto di pasta tiepida, scotta, all’olio come pasta party, facendoci sedere su una panchina al freddo, dove io ho cominciato a tremare come una foglia pregando gli altri di fare presto.
Nel mentre un organizzatore o giudice di gara dice di Luisa :”Io quella là, l’attacco al muro!” E lì è la fine, mi scatta la Luisa con una forza, determinazione e freschezza che dopo 102 km non avrei mai detto…e si ricomincia con i tafferugli, urla all’una di notte, questi che insultano Luisa, che dice le cose a voce alta, ma molto educatamente, senza parolacce…mi c’è voluta tutta a portarla via…
La medaglia non c’è…ce n’erano solo 25 e l’hanno date un po’ a preferenza, in compenso ci hanno dato 3 bottiglie di vino che il pensiero di dover mettere sulle spalle insieme alla borsa (che non hanno portato alla palestra!) è devastante.
Comunque ci carichiamo come micci e partiamo alla volta della palestra, 6/700mt di discese senza un’indicazione, stremati chiediamo a gente in un bar e fortunatamente una ragazza ci accompagna fino alla palestra, che è chiusa! Ancora un po’ di avanti e indietro e troviamo il modo di farci aprire, non mi lavo neanche, ho paura di trovare l’acqua fredda, mi metto roba asciutta e trovo una branda (25 brande sole, per fortuna tanti sono andati in albergo!), neanche una coperta…mi butto due asciugamani di microfibra addosso e uno di spugna sul viso x difendermi dalla luce; sono sfatta e domani devo guidare per 4 ore…dormicchio a momenti, è freddo; Luisa mi butta addosso un suo piumino perché sentiva che battevo i denti; lei si rintanerà nel bagno dove è un po’ più caldo, ma non dormirà mai.
Dopo poche ore mi alzo e faccio una doccia tiepida, quando esco fuori stanno smantellando le brande, sono le 9:00, la premiazione è alle 11:00, la navetta è alle 14:00…voglio andare a casa!
Svegliano gli ultimi, quelli che sono arrivati da poco, perché devono chiudere la palestra; noi ci buttiamo in un bar, meno male che 10 € me le porto sempre!
Luisa viene premiata con un tagliere osceno e noi la prendiamo un po’ in giro.
Grazia riesce a contattatare Caporaso e far anticipare la partenza della navetta alle 13:00, viene fatto l’annuncio un paio di volte ma a quanto pare alcuni non lo sentiranno, perdendola!
Finalmente, puntualmente montiamo su quel benedetto pullman dove sonnecchio un po’, condividendo esperienza e lamentele con gli altri atleti…nessuno di noi tornerà più!
Dopo un paio d’ore siamo a Torino, da Marinella a fare la pastasciutta, poi finalmente di ritorno a casa, spero di non aver trovato velox perché l’ho fatta tutta tra 130/150km all’ora.
Ho riportato Luisa al treno, ho comprato due brioches alla pasticceria di casa mia e finalmente a casa dove ad aspettarmi ho trovato un gran casino che mi sono messa a pulire, ma anche i miei adorati animali!
Ho svuotato le vesciche dal sangue e mi sono buttata nel letto, per un po’ non voglio più sentir parlare di corsa!
Sara

