24 ore di corsa

Il racconto di Laura

L’emozione della 24h è iniziata per me nel momento stesso in cui ho deciso di correrla. Da tempo accarezzavo quest’idea, ma pensavo di essere atleticamente ancora troppo lontana: correvo da un anno e mezzo, avevo al mio attivo qualche maratona e una sei ore. Nella mia vita avevo corso di filato solo per poco più di 60 km, eppure quando in modo completamente folle e avventato il mio allenatore del tempo mi propose: ”Vuoi fare la 24h di Grenoble? Fra tre settimane?” Io risposi immediatamente e senza alcuna esitazione “Certo!” Ed è stata una decisione perfetta, che mi ha catapultato in un vortice di emozioni ed esperienze inarrestabile, fino al mondiale in Olanda con i colori della nazionale, solo pochi mesi dopo.

La 24 h anche se poco conosciuta è una delle poche gare di ultramaratona riconosciuta dalle federazioni sportive internazionali e dalla IAU (l’Associazione Internazionale di Ultramaratona), tanto che ogni anno si tengono sia i Campionati Europei che quelli Mondiali di specialità.

Partecipare ad una 24 h non è né folle né epico, ma un po’ strano effettivamente si.

Immaginate di iniziare a correre adesso, e finire domani alla stessa ora: mentre gli altri pranzano, vanno al lavoro, imprecano nel traffico, guardano la tv e dormono…ecco, noi, staremmo correndo, correndo e ancora correndo.

La domanda che molti mi pongono è: perché? Tanti, tantissimi perché: l’emozione incredibile che dà lo sparo finale, la gioia di esser riuscito ad andare oltre, i ricordi della notte fantasma che continuano a tornare in mente, l’amicizia che si crea fra i partecipanti e che dura ben oltre le 24 h di corsa, il senso di condivisione e di unione con chi (loro si sono i veri eroi) ti fa assistenza. Gli assistenti stanno lì, ben oltre un giorno intero, montano il gazebo, i tavolini, ti preparano le indispensabili bevande energetiche, il caffè, le patate lesse, il riso. Ti toglieranno i vestiti quando saranno fradici di sudore o di pioggia, medicheranno le tue vesciche, ti inciteranno, correranno con te nella “zona di neutralizzazione”, faranno amicizia con i vicini di gazebo, incitando tutti i concorrenti, dal primo all’ultimo, ospiteranno i tremanti “senza assistenza” coprendoli con l’ultima coperta disponibile, ed alla fine smonteranno tutto e guideranno verso casa, mentre tu sarai li in semicoma sdraiato con un sorriso ebete da overdose di endorfine.

La 24 h di Grenoble è iniziata con la spedizione in camper: io, Federico (l’altro atleta che avrebbe corso per la prima volta una 24), Alessio (mio marito, al tempo molto dubbioso sull’evento), Enrico e Andrea (allenatori che ci avrebbero assistito e guidato). Il viaggio, nonostante le chiacchiere, le risate, le soste per mangiare (con la scusa che tanto si consuma tutto), mi sembra lunghissimo, l’ansia mi stringe un po’ la gola, sia io che Federico sentiamo dolori ovunque e forse chissà “Avremo mica la febbre?”, “Ma le scarpe saranno giuste? Quante ne hai portate? Cinque? Io quattro..saranno poche?..”. Controlliamo il meteo.it ogni 10 minuti, ma tanto non cambia: pioggia, pioggia, pioggia. Ci illudiamo che sia meglio. Meglio la pioggia del sole se devi correre 24 h. Non fa una piega, no?

Arriviamo a Grenoble in serata, il sole sta scendendo dietro le montagne e l’aria è frizzante, il tempo di uno sguardo alla città cercando il parco dove si terrà la gara e siamo già lì, a ritirare il pettorale nel bel palazzetto che ospiterà gli oltre cento atleti. L’ansia aumenta.

La cena. La cena pre-gara è importantissima: non fanno che ripetermelo, cercando di farmi ingurgitare quel Pastone del Campione che hanno cucinato: un riso molle, senza sale, con la frutta secca e il parmigiano. “Fa schifo, fa troopppoooo schifo. Io mangio la pizza!!!!” e rubo ai miei compagni tranci di pizza francese con un quintale di formaggio plastificato sopra. Con la birra. Non va bene, lo so…ma cerco di far finta che sia tutto normale, una cena fra amici, domani un giro per la città, un ristorantino all’aperto…

Ricognizione del percorso: è tardi, dovremmo dormire, ma almeno un giro sul percorso…il parco durante la notte è animato, ragazzi intorno ai tavolini di pietra, folate di fumo, schiamazzi, risate, musica dal vivo: che spettacolo! Il percorso è bello, vario, 1 km e pochi metri ma sempre diversi…azz quattrocento metri di strada bianca.. L’ansia raggiunge livelli colossali: io sono negata nello sterrato.. Sono incapace, goffa, rigida come un baccalà. Come faccio a correre nello sterrato per 24 oreeeee?

Dormo come un sasso, sogno di correre, correre, come quasi tutte le notti d’altronde..

Sette del mattino. Colazione. La colazione pre-gara è importantissima, non fa che ripetermelo Alessio. Devi mangiare le fette biscottate! Io ho un mattone sullo stomaco. “Mi fanno schifo. Posso mangiare la Nutella? Quella mi va”. Bene. Se morirò, almeno l’ultimo cibo che avrò ingurgitato sarà stato il mio preferito. La Nutella (o meglio, un surrogato plastificato francese, ma è cremoso e sa di cioccolata e nocciole…).

Nove del mattino: ci spalmiamo un tubetto di Fissan sui piedi, sotto le ascelle, fra le cosce. Siamo pronti.

Dieci meno cinque: io e Federico ci avviamo alla partenza. Lo speaker parla, ma noi non capiamo nulla: ci guardiamo e “A domattina Fede” “ A domattina Laura”. Si parte.

anchorIl tabellino di marcia prevede un’andatura molto tranquilla: 61-62 km le prime sei ore, 50 km nelle seconde 6 h, dopodiché tutto quello che viene va bene…anche se nella testa un obbiettivo c’è, superare almeno 185 km.

Le prime ore scorrono via veloci, io viaggio serena, mi godo lo spettacolo della corsa, che è una festa colorata dove siamo tutti spettatori e fans gli uni degli altri. Imparo persino qualche parola di francese di incitamento, scopro che mi hanno soprannominato “le petit italien” e che sono prima (per ora!!!!). Sul percorso ci sono anche atleti italiani. Una di questi è Ilaria, che non conoscevo, e che diventerà mia grande amica e compagna di squadra in nazionale. Corre insieme a Luciano, e nelle prime ore, la doppio. Lei, indispettita, prende a inseguirmi, e sento lui che le urla “Lasciala andare!!! Non sa quello che sta facendo questa!!!!”. In effetti ha tutte le ragioni. All’inizio è facile sorridere agli applausi, dare il cinque ai bambini, fare battute ad ogni passaggio davanti all’assistenza, verso la sesta ora però la stanchezza comincia a farsi sentire. “Siamo a un quarto”, penso, “è come quando fai le ripetute….un quarto è già buono”.

Sul percorso molti alternano già corsa e cammino, c’è chi è già fermo per rifocillarsi, io comincio a entrare nella mia modalità auto ipnotica, che ho scoperto essere utilissima in questo tipo di gare: si stacca il cervello lasciando il pilota automatico, settato per mantenere una certa andatura, mentre le ore scorrono senza che ci se ne accorga (o quasi). Le sensazioni e gli stimoli esterni affiorano alla coscienza in sordina, i dolori si affievoliscono, la stanchezza ti culla e improvvisamente è quasi buio. I miei fantastici assistenti mi riportano alla coscienza: mancano pochi km ai 100 km, ma devo accelerare…devo concluderli entro 10 e 30 minuti se voglio il pass per la Spartathlon, gara epica di 250 km da Atene a Sparta. Comincio a correre con quell’ unico pensiero in testa, guardando ossessivamente l’orologio e impegnandomi in calcoli che sul momento mi sembrano difficilissimi “5 km in 30 minuti. Per farli devo fare 1 km in……7 minuti. No. In 5 minuti. No. In 6? Siiiiiiiiiii”. E così via. Alle 22.22 finisco il giro del 100 km. Mi accolgono Alessio, Andrea e Enrico esultanti come se avessi vinto: “I tuoi primi 100 km! I tuoi primi 100 km!” e mi fanno bere per festeggiare un sorso di birra.

Le 13 ore e mezzo successive sono avvolte nella nebbia: la stanchezza, la birra, il sonno calano su di me e la gara si trasforma in un lungo sogno dai contorni sfumati, da cui prendono corpo ricordi indelebili.

Una signora col piumino rosso che gira insieme a me, incitandomi in francese, io dentro il percorso, lei fuori, non capisco cosa dice, ma le sarò sempre grata per quella mezz’ora regalatami.

Il circuito che improvvisamente mi sembra diverso, e mi fermo col dubbio su dove andare….si avvicina con gentilezza un assistente, mi guarda interrogativo e poi mi indica la strada…

Il mio stomaco che all’improvviso si ribalta. Comincio a rimettere una volta, due, tre, non si contano più.. comincio a ondeggiare, continuo a correre ma sento che vado qua e là. Un unico pensiero nella testa: “Non svenire non svenire non svenire. Perché se svieni il francese non lo sai e come fai a dire a quelli dell’ambulanza che non ci vuoi salire? Non svenire non svenire non svenire”.

Il sonno che mi avvolge, e mentre corro cado improvvisamente addormentata. Subito qualcuno mi rialza di peso. Dentro di me li odio…”voglio dormire perché non mi lasciate dormire?” Riprendo a correre, i miei assistenti mi corrono incontro..li avevano avvisati che “laura’ è tombè!”. Mani, ginocchia, guancia, tutto sanguinante. Mi medicano. Riparto. Dopo qualche giro mi riaddormento cascando letteralmente dal sonno, ma ormai non è una novità, e la pioggia battente lava via il sangue.

A un certo punto sento brusii e chiacchiericci, poi vedo i miei gatti passarmi accanto. “Nooooooo…anche le allucinazioni no!!!!! Laura stai calma, non stai impazzendo, è la stanchezza “. Dopo poco i miei gatti se ne vanno.

Continuo a ondeggiare, a cadere e a rimettere, non riesco più a mettere in bocca niente che subito lo espello. Alessio, mio marito, sfidando gli altri assistenti, e forse preso da un singulto di pena e affetto, mi ferma: “Basta Laura, ora basta. Non puoi continuare a correre in queste condizioni. Prova a camminare un po’, vediamo se riesci a mettere nello stomaco qualcosa”. Io accolgo queste parole come una liberazione, finalmente cammino un po’. Ma quanti km ho fatto? Non so più che ore sono, con qualche calcolo mi sembra di essere sui 160 km. Pochi. Troppo pochi. Controllo ossessivamente l’andatura. “Devo stare sui 7 minuti e 30 al km. Devo stare sui 7 minuti e 30 al km. Cammina veloce cammina veloce. Mangia un crackers. Ok”

Comincio a parlare a me stessa a voce alta. Non devo stare tanto bene di testa in effetti.

Comincia ad albeggiare. Fra le nubi qualche squarcio di luce. Mi guardo i vestiti. C’è qualcosa che non va. “Chi mi ha messo questa maglietta? E questi pantaloncini?”. Mi dicono che pioveva forte, mi hanno cambiato completamente e io non mi sono accorta di niente.

Mancano due ore alle 10. “Tanto non farai mai 185 km” mi sfida così Andrea.

Maledetto. Raccolgo ogni goccia di energia e riprendo a correre, oddio, correre è un parolone, ma ci provo. Mi si affianca un italiano in gara, che durante la notte è andato a dormire e ora è freschissimo. Gira con me, e vuole pure fare conversazione. “Ma chi è? Ma cosa vuole? Ma perché dobbiamo parlare!“ penso.. in realtà vuole solo aiutarmi e spingermi verso il secondo posto femminile..ma sembra quelli delle ambulanze quando vogliono tenere sveglio un ferito grave che si sta dissanguando.

Mancano trenta minuti, i miei assistenti mi incitano forte ora. Ho passato i 190 km da qualche minuto, sono seconda, Andrea finalmente è soddisfatto. “Stai girando ai 5.15, sei quella che gira più veloce. Vai vaiiiiiiiiii”. Alessio ha gli occhi lucidi, la stanchezza e l’emozione lo stanno strattonando un po’. Enrico sornione mi sorride e scuote la testa “ sei matta sei matta”.

Gli ultimi cinque minuti finalmente riesco a capire che devo prendere il testimone col mio numero, ecco cosa voleva dirmi tutte le volte lo speaker che mi veniva incontro facendo strani gesti!….non devo stare tanto bene di testa, in effetti.

L’ultimo giro corro corro non sento più niente, c’è Alessio che corre anche lui fuori dal percorso, travolge una transenna, ma non importa…boom. Lo sparo finale.

È finita!! Arrivano tutti e ci abbracciamo, saltiamo, piangiamo… è finita!!

Mi dicono che sono verde e che non sembro stare tanto bene, ma mi basterà una doccia e tutto sarà perfetto.

196 km e spiccioli. Il muro dei 200 km sembra vicino, ma ancora oggi è lontano.

E dentro, quella corsa, ci sarà davvero per sempre.

Laura Ravani

santuccirunning.it – All rights reserved

Gruppo ai allenamento Santucci Running

Da oltre 30 anni trasformiamo le persone in atleti esperti di Corsa su Strada, Maratona, Pista, Trail Running e Ironman.

RICHIEDI UN PIANO DI ALLENAMENTO
PERSONALIZZATO E RAGGIUNGI I TUOI OBIETTIVI

I NOSTRI PARTNER