Cado tra le braccia di un cow boy

“La Pesticciata”: 35 km da vivere

Cado tra le braccia di un Cowboy

Sveglia: all’alba

Colazione: Thè, fette biscottate con marmellata, qualche biscotto, una barretta da portare via per poco prima dell’inizio.

Destinazione: Far west, alla ricerca del cowboy.

Oggi abbiamo scelto di partecipare alla Pesticciata, corsa non competitiva che si svolge nelle zone di San Miniato.

Il ritrovo è alle ore 06.00 del mattino, nel parcheggio adiacente al bar Sombrero, località Campo d’Aviazione.

Angelo, Simone e Gianni sono già lì.

Io faccio la rotonda o rotatoria come dicono a Livorno, che diventa un rettangolo vista la traiettoria a scatti che appare dall’esterno.

Appena scendo, Angelo, al quale avevo proposto di usare la mia macchina, mi guarda e con premura e con un’espressione del volto come dire “cosa vuoi guidare che dormi ancora!”..gli rispondo cortesemente “no dai, andiamo con la mia”, restando ignara della fisiognomica del mio viso che sembra quella del “ci sei o ci fai”.

Senza farsi accorgere mi risponde semplicemente “no, no…guido io”.

Soltanto mentre salgo in macchina collego le azioni al cambio di programma…come quando rivedi un film a rallentatore, sbobino e mi rendo conto che l’immagine trasmessa è stata quella di un film i cui personaggi principali erano zombie.

Ancora nella fase rem, mi cadono in sequenza:

a)le chiavi della macchina;

b)la bustina dei sali;

c)giacca anti vento da usare post corsa;

d)circa una ventina di sassolini (vi domanderete il motivo per cui qualcuno tiene i sassolini nelle tasche…chiedetelo a mia madre e soprattutto alle lavatrici).

I ragazzi che cominciano a conoscermi osservano in silenzio il mio atteggiamento strano, seguono i movimenti con la testa che ruota prima da una parte, poi dall’altra, poi su e poi giù.

Per fortuna, a farmi compagnia nell’oblio totale c’è anche Gianni che dichiara di aver dormito più o meno due ore, tiriamo tutti un sospiro di sollievo, me compresa, si parte!

Faccio nuovamente fermare tutti, oggi sembra una condanna… “Ops..mi sono scordata le scarpe sul sedile anteriore”.

Mi esce una battuta per tentare di ironizzare sugli sguardi che rasentano l’incredulità..una signora nel gruppo fa chic, ma come tutte le signore vanno sopportate…sorrido, la macchina si assesta e adesso si parte per davvero.

Autostrada, qualche incertezza sul percorso, la voce della navigatrice si confonde, noi siamo più confusi di lei, raggiungiamo il luogo, il karma non è cosa da poco, l’inizio così a stantuffo fa presagire qualcosa di strano.

La prima visione è quella di molte auto, non tantissime se pensiamo alle Ville, dove parcheggi selvaggi brulicavano tra le vie, alla corsa di Torretta Vecchia dove è stato necessario usufruire di un parcheggio aziendale, comunque a distrarci, commentando solo con un “non c’è molta gente, sarà colpa del tempo instabile”, colori di completi sportivi, aria sana, dialetti vari, profumi tipici di formaggi freschi e stagionati che arrivano dagli stand degli espositori alle 7.00 del mattino. Nemmeno l’intensità di quegli odori riesce a darmi la sveglia…l’unica reazione provocata è quella della “vocina dentro” che si ricorda la frase che mi dice sempre una mia amica “da certi atteggiamenti si percepisce che le vetrine proprio non ti piacciono…”, “chi si alza alle 5 di mattina a trentasei anni per andare in piazza e correre una corsa?”, “quando, a cento metri da casa, ci sono viali a mare dove prendere caffè, vedere gli ultimi modelli di scarpe che ritroverai ai piedi di tutte le tue amiche che escono con te, tanto che Tona (amica), alternativa e ribelle, va a passeggio con le altre, ma acquista le scarpe “Camper” su internet per non rischiare di avere modelli “simili gemelle Kesler”.

Confermo, sono assonnata, un po’ disturbata dall’odore di formaggio ma sono felice di essere per l’ennesima Domenica con il mio gruppo, dentro una macchina che tra poco parcheggerà. A volte siamo qualcuno di più, altre volte un po’ meno, ma mai un numero inferiore a tre…a tutti gli effetti un bel gruppo, che ha come intento passare una Domenica sportiva e nel caso specifico andare a correre il 26/06/2011 la stessa corsa.

Che dire di più, l’uscita tra le colline del luogo durerà circa quattro ore, oggi per giunta siamo vestiti uguali a due a due, sembriamo una partita calcio balilla, Rossi contro Blu.

Continuo ad osservare, vedo un punto ristoro, qualche stand di abbigliamento tecnico e di nuovo mi cade l’occhio sulla gente che ci circonda. Anche alla partenza c’è movimento, ma non troppo. Le donne presenti sono tutte molto atletiche, questo è un segnale particolare, nelle altre manifestazioni tra le podiste c’erano una serie infinita di tipologie:

– alta, esile e con la tuta da passeggio;

– bassa un po’ in carne con la cotonatura ai capelli;

– stile Crudelia Demon con 101 levrieri;

– proprio proprio fuori forma;

qui..invece hanno tutte scarpe da trailer.

Con questa ultima immagine credo che sia necessario iniziare il processo di consapevolizzazione…mi sa che la Pesticciata è una non competitiva con i fiocchi.

L’atteggiamento diventa quello consapevole di quando vuoi far finta di niente, guardo l’orologio ed è abbastanza presto: 7.15 am. Mi convinco che il motivo di così poca affluenza sia quello, entriamo nel tendone, facciamo le iscrizioni con i soliti 2.50…adesso siamo effettivi “Pesticciatori”.

Alla fine di questa corsa ti rilasciano il diploma, un’altra mia amica avrebbe detto “allenamenti con le maglie di lana, sotto il caldo torrido, sudati e con le teste bollenti…Il Balbano alle 2.00 p.m, tu che scrivi un sms appena finito il calvario “Sono felice e ascolto Loredana Bertè”, i 4500 alle 7.15 am andatura 4.15 km “Vale, secondo me all’arrivo della Pistoia Abetone ci trovi un cecchino..”

se ci trovo il cecchino lo salto come Sally Guller…”

Ormai avvezza alle non competitive, mi rilasso, scambio qualche parola con due signori che ho incontrato la Domenica precedente, le solite domande “tu che percorso fai?”, “hai degli obbiettivi?” e domande generiche che vanno dai saluti allo staff Santucci Running, fino a quesiti sulla posizione geografica per raggiungere i nostri studi. Ma ad insospettirmi nuovamente lo sguardo sorpreso di quando rispondo al percorso scelto, ne esistono molti 6km, 12, 14, il nostro è il più lungo.

Mi avvicino al gruppo.

Come mi capita spesso, dopo un attimo, ci penso, accendo il rewind e domando:

Strano mi hanno guardato come se fossi la moglie di Kilian Jornet! Chi non ama le lunghe distanze, le trail, ultra maratone non può capire la bellezza di avventurarsi tra crepacci e crinali, la fatica fa parte del gioco, e quando è più dura un modo si troverà”.

Immagino percorsi leggermente impegnativi spezzati da colori, fiori, ristori, fantasie…e questa volta complici il Gatto e la Volpe, mi allieto con l’immagine di baldanzose figure in tenuta da far west.

Siamo venuti a fare questa corsa che ogni anno si ispira ad un tema, i locali partecipano e si travestono come noi facciamo a Carnevale, addobbano i ristori in modo da ricreare quel tipo di ambientazione, l’anno scorso c’erano le favole, quest’anno tocca al Far West.

Come sempre basta il cenno di uno che attacca con il passo corsa che tutti si parte, alla spicciolata, io sono l’ultima…si scende dalla piazza, si gira a sinistra per una stradina che è lunga più o meno 100 metri, si gira a destra un altro pezzettino e si fa una curva…inchiodo come i muletti, guardo la prima salita, è ripida, ma non un ripido normale, un ripido che così ripido non l’avevo immaginato. Penso che forse è meglio se si portava un casco con attaccata una ruota pattino così quando la pendenza ti obbliga a baciare il capo sull’asfalto hai il casco di protezione e la ruota ti favorisce l’impennata! Sarà che sono addormentata, oggi ho questa sensazione, mi sembra di non farcela… Solo dopo comprenderò che una partenza a freddo con uno strappo così ha ghiacciato un po’ tutti, ma io sono il muletto, resto silenziosa, affanno, guardo a terra, questa è solo una parte della fatica che proverò nella corsa che voglio fare, è solo una delle tante corse impegnative che ho affrontato fino ad ora, nelle gambe da quindici giorni ho messo quasi 100 chilometri a settimana e questo è l’ultimo test che mi sono data…se passo l’esame forse potrò parlare di vedere l’arrivo Abetone.

I miei recuperi sono sempre più al limite. E’ stata una bellissima esperienza, nata per caso, scelta per una coincidenza, all’inizio avevo scritto sulla scrivania di Massimo “vorrei correre la Pistoia San Marcello”, dopo poco ho scritto errata corrige, “vorrei correre la Pistoia Abetone”.

Non ho una preparazione che mi permetterà di guardare il tempo, forse non l’avrei fatto nemmeno ad averne le possibilità, l’orizzonte si sposta, varca confini inimmaginabili, la mia prima 50 chilometri, nelle corse signori miei e parlo ai controllori delle andature al chilometro, quelli che non staccano gli occhi dall’orologio nemmeno in una corsa Domenicale, coloro che non si fermano davanti ai crampi di nessuno, che tagliano la curva sul Viale dei Tigli e se non ti sposti ti guardano come se tu avessi fermato il ritmo di Abele Bikila, ai Top Run dico dentro questo si nasconde ben altro.

Io ci aggiusto le mie cose con la corsa, chi mi legge lo sa.

La strada della “My Lady” è lunga, ed è quella che porta da Pistoia all’Abetone, si chiama la Signora e come tutte le signore va rispettata, mi sono innamorata di lei quando nelle corse del week end ne sentivo parlare, me la sono immaginata come una vecchia donna degli anni cinquanta, una intellettuale stile Virginia Woolf, come dice Guccini quando parla di Bologna: “Bologna è una signora, Bologna arrogante e papale, rossa e fetale, però che Bohème…”, una corsa con il passo che è solo suo, che nessuna corsa ha, che non va affrontata così tanto per fare, che non è gemella di nessuna maratona, che ti inganna con le sue discese, come le curve di una sposa agli occhi del suo amante. La signora ti porta a spingere in discesa se hai le gambe e te le brucia all’improvviso perché dopo i fianchi trovi le mani che ti fermano con una nuova salita.

Una corsa che è come la vita, gira metro dopo metro e se non stai all’erta ti frega!

Questo è tutto ciò che scorre nella testa, Marcella direbbe che frullo come un tornado mentre vedo quella salita ripida più di quel che mi aspettavo…E mi domando “ma se questa è così, come saranno i 34 km successivi?”. Comincio a percepire come mai i signori alla partenza mi guardavano strano.

Guardo di nuovo intorno, butto uno sguardo anche verso Gianni e Simone, faccio un cenno con la testa in tono di assenso e inizio.

Questa volta quella sensazione che verbalmente ho sempre espresso, quella che nei primi metri cerco il passo, controllo i battiti è davvero fra le fibre del mio corpo, devo concentrarmi, sentire dov’è che non ci sono, se nella testa o nelle gambe, se posso riparare in qualche modo, concentrandomi o se è il caso di arrendersi…a volte capita, ma prima proverei ad usare anche le sopracciglia…

Mi sento la testa nell’acqua, il mio recupero sembra coincidere con il tempo esatto che c’è tra una corsa e l’altra, spiegando meglio, mentre prima una mezza giornata prima sentivo il fisico perfettamente recuperato dall’allenamento, adesso inizio a correre la corsa successiva partendo con le gambe stanche, con la fatica addosso.

La sensazione è normale, non ho avuto modo di riscaldarmi che subito ci siamo trovati impegnati, l’allenamento fatto è stato tosto, ma ha avuto un tempo d’esecuzione limitato (circa 45 giorni) che ho deciso, se mi fossi preparata prima gli adattamenti sarebbero stati più regolari.

Ma io sono quella dell’ultimo momento e di questo tutta la Santucci Running ne è a conoscenza.

Quando una persona fa una scelta e la verbalizza deve averla minimamente ponderata e se non l’ha fatto vuol dire che è bene che subisca le conseguenze della scelta stessa, forse solo questo è il modo di rendere autonomi, di far crescere, di fare il salto insomma.

Questa è la mia decisione, adesso inutile lamentarsi.

Rientro nei parametri, provo un Reset , intanto arriva il primo ristoro e tre chilometri sono già passati.

Bevo, ho la sensazione di digerire, riparto, mi si illumina il corpo, mi scaldo, rido…chi mi è accanto mi vede, ed eccola la frase di quando sono pronta…ci sono!

Le gambe iniziano a scalpitare frenate solo dalla consapevolezza che dobbiamo rimanere intorno alle 4 ore, per adattare, per provare. Il 26 Giugno se son forte correrò per 6 ore di fila, se mi stanco per arrivare in fondo ce ne vorranno anche di più. Adesso che la corsa mi ha reso vita, sono uscita dall’alba dei morti viventi, corro libera e leggera. Come piace a me, come mi conosce Massimo, con il mio passetto che si vede che son contenta, stacco qualche post-it di ironia e nel passaggio dei pensieri si susseguono Saloon, cavalli, pistole e indiani, Calam Jeans…la donna che faceva compagnia ai passanti del West ed intanto le mie gambe affrontano crepacci, fango, scalini formati per aiutare la salita, curve e passamani, fino a correre in un campo di barbe…e chi ci aveva mai corso in un terreno coltivato!

Sfioro il senso intimo della libertà, sento il vento che mi fa lacrimare gli occhi…credo che non smetterò mai di correre…arriva l’ultimo ristoro, sembra un banchetto di nozze…fammi dare un’occhiata se nel mezzo ad una corsa trovo il mio Cow boy!

Valentina Cortesi

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