Definizione di record

Tempo di meeting e di tentativi di record. Entriamo nel delicato argomento relativo all’assegnazione dei record. Ecco il pensiero di Giacomo Ceccarelli, laureato in fisica generale.

Definizione di record

Considerando una gara di velocità di atletica, ad esempio i 100 metri piani, si è soliti definire record quella corsa nella quale un atleta percorre la distanza assegnata in un tempo inferiore a quello impiegato da qualsiasi altro atleta in precedenza. Chiameremo questo record “record temporale”. Questa definizione di record è del tutto naturale, ma è messa in crisi dall’osservazione che tale risultato dipende non solo dalle qualità fisiche dell’atleta ma anche dalla situazione ambientale contingente (tipicamente dal vento). Si pone usualmente rimedio a questo problema definendo il record come nella maniera precedente ma prendendo in considerazione solo quelle gare in cui l’intensità del vento sia inferiore ad una certa misura stabilita per convenzione. Chiameremo questo record “record omologato”.

La prima definizione è basata sul concetto di “tempo di percorrenza” mentre la seconda si basa su un compromesso fra questo concetto e quello di “impedimento ambientale”, al fine di tener conto, in una certa misura, delle effettive qualità fisiche dell’atleta.

Quando si propone la definizione di un record abbiamo il desiderio che essa verifichi due requisiti fondamentali:

1) monotonia, cioè che la successione dei tempi associati ai vari record sia una successione di numeri decrescente, in modo da rendere conto del fatto che gli uomini vanno sempre più veloci;

2) corrispondenza atletica, cioè il fatto che il fisico dell’atleta detentore del record abbia compiuto una prestazione che, dal punto di vista fisiologico, è considerata superiore a tutte le precedenti.

Nel caso di totale assenza di condizioni climatiche variabili è facile constatare che le due definizioni precedenti, come tutte le definizioni che rispettino i due requisiti fondamentali, sono equivalenti, e non si porrebbero problemi di scelta.

Osserviamo adesso che la definizione di “record temporale” tiene in considerazione solo il primo dei due requisiti, trascurando completamente il secondo, mentre la definizione di “record omologato” tiene parzialmente conto di entrambi i requisiti: questo è il motivo per cui la seconda definizione è sostanzialmente preferita alla prima. In questa ottica si possono allora immaginare molte altre definizioni di record che tengano conto dei requisiti precedenti (o anche di altri qui trascurati) assegnando loro un grado di rilevanza diverso.

Ad esempio, all’estremo opposto del “record temporale”, cioè trascurando completamente il requisito di monotonia, potremmo definire come “record di prestazione” la corsa in cui un atleta “esprime la massima potenza”. Il problema principale di questa proposta è che risulta necessario un calcolo a tavolino, che considera il tempo fatto nella corsa e l’intensità del vento, per individuare la migliore prestazione, e questo calcolo introduce inevitabilmente una sorta di arbitrarietà (non è detto che tutti gli allenatori convengano nello stimare l’influsso del vento nello stesso modo).

In conclusione vediamo che qualunque definizione si proponga, è sempre necessario scegliere un compromesso fra la rilevanza da assegnare ai due requisiti esposti. Tale rilevanza è però il frutto di una scelta soggettiva (anche se di persone competenti) e come tale è difficile che metta tutti d’accordo.

Personalmente ritengo la attuale definizione adottata ufficialmente come un’ottima scelta.

Giacomo Ceccarelli

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