Firenze Marathon, gambe e cuore

firenze marathon

Il racconto di Simone Pierotti

Al traguardo di piazza Santa Croce: 42 km di gambe e cuore

Per coronare la mia stagione agonistica volevo fare una maratona ed ho scelto una delle più belle, la Firenze Marathon. Mai definizione è stata più azzeccata perché è stata una gara bellissima, corsa in uno scenario fantastico, con migliaia di persone in corsa e ancora di più a fare il tifo, non siamo mai stati soli. Ho concluso in 3 ore e 5 minuti e spiccioli come tempo reale, sono soddisfatto per la grande esperienza e per avere tagliato un traguardo prestigioso, anche se avevo impostato la preparazione e le gare precedenti per arrivare al muro delle 3 ore. Ma gli obiettivi raggiunti sono molteplici, anche mentali: intanto ho fatto il mio P.B. in maratona migliorando di 19 minuti rispetto a Lucca 2014. Così corono il mio 2015 con PB in maratona, PB in mezza maratona, 1 vittoria assoluta (la Fashion), 2 medaglie di bronzo ai regionali di mezza UISP e Master, oltre a vari piazzamenti, cosa volere ancora?

Inizio di domenica con il brivido: il mio pettorale non c’è, alle 7:30 di domenica sono praticamente fuori gara. Angelo rimedia con una telefonata agli organizzatori: correrò con un pettorale di emergenza. Eccoci a Firenze! Capisci subito in che fiume umano correremo! Pettorale n° 11533 e 6° griglia, ma riescono a farmi partire dalle griglia blu, anche se indietro. La partenza di Firenze è spettacolare, oltre 10000 runners in coda, una via intera e colorata, gente da tutto il mondo. Eppure è tutto organizzato alla perfezione, transenne, strade chiuse, assistenza, ristori.

Minuto di raccoglimento per le vittime del terrorismo: un minuto di silenzio assoluto che mette i brividi. Alle 9:18 lo sparo! Ci siamo! Passa quasi un minuto prima che passi la linea della partenza: inizio a fare zig zag per salire le posizioni, a caccia dei palloncini dei pacers. Perdo sicuramente tempo prezioso, ecco i 3:45 poi i 3:30. Sono ancora indietro e la strada non è ancora troppo larga. I palloncini delle 3 ore sono un po’ distanti ma a vista, sui viali della Fortezza li riprendo, ci siamo, anche se ho pagato qualcosa per recuperare. Vedo leggermente più avanti alcune divise del G.S. Orecchiella, sono Lomi, Zerini, Paterni, oltre Pennacchi delle Alpi Apuane, li riprendo e mi metto con loro. Non so bene se e quale tattica stiano seguendo, vanno leggermente più veloci dei palloncini delle 3 ore e resto con loro. Sto bene e mi sembra che le gambe girino, dopo alcune settimane di dura preparazione che mi avevano appesantito. Si viaggia a 4:05, forse troppo, ma mi sembra di stare bene. Parco delle Cascine, tanto verde, poi torna il centro storico. Giardino di Boboli, Ponte Vecchio: uno spettacolo, ammiriamo centinaia di persone che ci incitano, sono grandi emozioni. Al 20° km altra gente, vedo la mia ragazza che mi incita in mezza alla folla, siamo a metà gara e il morale è alto. Altro ponte e Zerini si dà il cambio con Rossi, stanno tirando Pennacchi al tempone. Passaggio alla mezza maratona sopra 1h25’, a conti fatti si rivela un azzardo, quei 2/3 minuti in meno sembrano pochi ma la maratona, mi ha insegnato, non va mai sfidata. Stadio Franchi, io e Paterni aggiustiamo l’andatura, 4:10 – 4:15, con cui arriviamo al 30° km, abbiamo acquisito un buon vantaggio sulle 3 ore, dovremmo “solo” amministrare. A parole, nei fatti è molto dura. Lascio andare Paterni, mancano circa 11 km, è ancora lunga. Le energie muscolari iniziano a calare però viaggio sempre su andature buone, il cavalcavia della ferrovia è molto duro, un po’ lo pago. Al 35° km perdo ancora terreno, sono entrato nella “famosa” fase della maratona “corri col cuore” perché le gambe mi stanno abbandonando, faccio molta fatica: sto bene fisicamente e come energie, è un fatto muscolare. Mi chiedo anche come farò ad arrivare in fondo, per un attimo mi si spegne la luce ma mi riprendo pensando che quel traguardo lo devo tagliare. Ogni km che passa è sempre più lungo, infinito, ma benedico ogni cartello! Siamo in centro storico e il supporto della gente è fondamentale e bello. Dopo il 39° km mi passano i palloncini delle 3 ore, non penso che ho mancato l’obiettivo ma penso che devo arrivare al traguardo. 40° km: il mister, Massimo, mi incita a gran voce a chiudere bene. Sono 2 km davvero lunghi e sofferti, le gambe sembrano non muoversi, sembra di fermarmi da un momento all’altro, ma non è così, non mollo mai. Ultimo km, è durissimo ma ci siamo, a 300 metri dall’arrivo provo ad aumentare il passo ma un dolore mi dice “calma”. Eccomi in piazza Santa Croce, alzo le braccia al cielo, questo traguardo è stata una conquista!

Simone Pierotti

Gruppo ai allenamento Santucci Running

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