Gabriella Dorio: testa, cuore e gambe

Gabriella Dorio alle Olimpiadi

Una serie di successi sin da giovanissima, alcuni record nazionali tutt’ora imbattuti ed un oro olimpico conquistato alle Olimpiadi di Los Angeles 1984.
Un palmarès che l’ha resa una delle atlete più universali, versatili e vincenti della storia italiana del mezzofondo.
Questo e molto altro è Gabriella Dorio, la protagonista di questa storia, che – in oltre venti anni di carriera – ha scritto pagine meravigliose e irripetibili sulle distanze intermedie.

Un talento precoce e smisurato

Gabriella è veneta. Nasce a Veggiano, un comune di poco più di 4800 anime, in provincia di Padova il 27 giugno 1957. Si avvicina sin da giovane all’atletica mostrando un potenziale fuori discussione. Non tardano, infatti, ad arrivare i primi successi.
Si mette già in luce durante i Giochi della Gioventù, nel 1971, vincendo i 1000 metri piani. Fa segnare diversi primati a livello giovanile e su varie distanze (splendido vizio che non perderà neanche nella categoria senior) e si aggiudica un buon nono posto nei 1500m ai campionati europei di Roma 1974 (sua prima apparizione su un palcoscenico così prestigioso a soli 17 anni). Gabriella aveva già fatto la voce grossa, giovanissima, ai campionati italiani vincendoli per due anni di fila e su distanze diverse (nei 1500 metri nel 1973 e negli 800 metri nell’anno seguente).

Sul finire degli anni ’70, Gabriella coglie buoni risultati dando ulteriore prova che non sia una ‘meteora’ ma un’atleta capace di contendersi titoli a livello internazionale.

Vanno sicuramente menzionate, tra le sue prestazioni di rilievo, il terzo posto ai mondiali di cross del 1976, la sesta piazza ai Giochi Olimpici di Montréal dello stesso anno (sua prima partecipazione ad un’Olimpiade) e il medesimo piazzamento – sulla stessa distanza – agli europei di due anni più tardi.

Pisa, 5 luglio 1980: il primo acuto di Gabriella

Siamo alla vigilia dei Giochi Olimpici di Mosca ’80 quando, in terra toscana, in un meeting internazionale la Dorio gareggia sugli 800 metri piani.
Nessuna donna italiana, in questa distanza, è mai scesa sotto il muro dei due minuti.
Lei sembra l’atleta giusta, una predestinata in grado di scrivere tante pagine indelebili dell’atletica leggera azzurra.
Questa gara smentirà i dubbi, qualora ci fossero stati, e Gabriella vince in 1:57.66, polverizzando il precedente record italiano.
Sarà una prestazione di tale prestigio che oggi, a distanza di 44 anni suonati, il suo primato non è ancora stato battuto.

La vittoria sul palcoscenico più prestigioso

Gabriella si presenta ai Giochi di Los Angeles ’84 in buona forma e consapevole di poter dire la sua sulle distanze cui prenderà parte.
Sono le sue terze Olimpiadi. La Dorio conosce l’ambiente e la tensione – che spesso può giocare brutti scherzi – che puoi avvertire quando scendi in pista in una manifestazione unica come quella dei Giochi Olimpici.

La numero uno del mezzofondo italiano aveva gareggiato già sugli 800 metri, in una gara conclusa quarta. Un grande risultato ma non per lei che dirà di aver sbagliato tutto in quei due giri di pista e che la medaglia di legno era il giusto esito per la sua, errata, tattica di gara.
Ma la rabbia e la delusione si sarebbero trasformate in energia positiva, carica e adrenalina che, pochi giorni dopo, l’avrebbero consegnata alla storia.

È sabato 11 agosto, la giornata conclusiva dei Giochi Olimpici statunitensi.
In pista siamo ormai prossimi alla finale dei 1500 metri femminili.
Sono la gara del possibile riscatto per Gabriella ed il suo obiettivo (ma anche la sua preoccupazione allo stesso tempo), sin dai turni preliminari, è quella di dimostrare alle avversarie, specialmente alle atlete rumene, (le ‘antagoniste’ più accreditate) che sta bene, che la testa è sgombra e che i postumi della cocente delusione per l’esito della finale degli 800 metri di qualche giorno prima sono scomparsi.
Ma nonostante la sicurezza ostentata, la paura è tantissima.

La gara si svolge con un ritmo letargico ed i primi passaggi sono molto lenti.
Una finale in tutto e per tutto. Ritmi bassi e tensione spaventosa.
Non era un andamento favorevole per Gabriella che adorava fare gara di testa.
A 600 metri dal traguardo, l’atleta azzurra rompe gli indugi e va al comando.

Il ritmo si alza e solo la rumena Melinte riesce a reggere il cambio di passo, la quale (errore fatale) prova a superare Gabriella in curva e, per giunta, sull’esterno.
Forse in quel momento l’azzurra si rende conto che ce la può fare e, all’inizio di quell’interminabile rettilineo, infila nuovamente la, stanca, atleta rumena, andando a tagliare il traguardo in 4’03″25. Medaglia d’oro.
Gabriella ha vinto. Il suo nome è entrato ufficialmente nella storia dei Giochi.
Quelle braccia alzate e quel sorriso stampato in volto, pieno di gioia, sono rimasti nell’album dei ricordi dell’atletica leggera italiana. La prima, ed ultima, mezzofondista italiana capace di vincere il metallo più pregiato in una manifestazione “globale” (Olimpiadi o Mondiali).

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