Come mai quando vediamo una persona correre ci viene la voglia di provare ad emularla?
Perché il medico di turno ci consiglia di fare un pochino di attività fisica, senza troppi eccessi ma con la dovuta costanza, per migliorare la nostra salute?
Le risposte a queste domande possono essere molteplici ma ce n’è una che mette d’accordo tutte quante: correre fa stare meglio.
Da dove nascono questi quesiti e, nel pratico, queste prove secondo le quali fare attività fisica possa migliorare il nostro corpo e la nostra mente?
Dobbiamo fare un salto indietro nel tempo ed andare negli States dove, a fine anni ’60, un uomo di New York sta per cambiare radicalmente la sua vita e quella di milioni e milioni di persone a venire.
James Fixx: la sua rivoluzione silenziosa
Il protagonista di questa storia non troppo conosciuta ma di primaria importanza per coloro – come molti di noi – che escono a correre una mezz’ora per il semplice motivo del “mi fa stare meglio” è nato nel 1932 a New York.
Suo padre è un redattore del Time, popolarissimo (già allora) settimanale newyorkese.
James è una persona brillante. Laureatosi in Ohio, all’Uberlin College, diventa un socio del Mensa club: ovvero sia un’associazione che riunisce le menti con il più alto quoziente intellettivo. Pubblica in breve tempo tre libri di quiz enigmistici di notevole difficoltà.
James ha una mente eccellente ma un fisico che non rende giustizia alla sua straripante intelligenza. È decisamente sovrappeso e fuma due pacchetti di sigarette al giorno.
Ha 35 anni, siamo nel 1967, quando decide di andare a fare una corsetta per cercare di trovare delle migliorie di cui il suo corpo sente estremo bisogno.
È una decisione importante per lui. Non può immaginare che verrà imitato, nei decenni successivi e spesso con le stesse motivazioni, da milioni e milioni di persone.
I risultati non tardano ad arrivare e James verifica ogni mese quanto sia calato di peso e quante sigarette al giorno fumi in meno.
“The Complete Book of Running”
Nel 1977, a dieci anni di distanza dall’inizio della sua ‘rivoluzione silenziosa’, era dimagrito di trenta chili ed aveva completamente smesso di fumare. Aveva raggiunto parte del suo obiettivo: stare meglio e migliorare la propria salute tramite un piccolo, e semplice, gesto.
Era tempo di divulgare la sua esperienza a milioni di americani che, grazie al suo esperimento, avrebbero beneficiato anche loro di migliorie essenziali per una vita sana e pubblicò il suo primo libro dal titolo “The Complete Book of Running” che vendette oltre un milione di copie e rimase per undici settimane al primo posto nella classifica dei libri più venduti.
Mentre la sua rivoluzione silenziosa, fatta di corsa e qualche sacrificio, attecchì e sempre più persone in America cominciarono a seguire il suo esempio, Fixx scrisse tre anni più tardi il seguito del suo primo lavoro dal titolo “Jim Fixx’s Second Book of Running: The Companion Volume to The Complete Book of Running.”
La dipartita, i detrattori ed un futuro che gli darà ragione
Il 20 luglio del 1984, James muore di infarto a soli 52 anni. Sta facendo la sua corsetta giornaliera quando, sulla Vermont Route 15 ad Hardwich, il suo cuore cessa di battere.
L’autopsia rivelerà che una forma di aterosclerosi aveva bloccato un’arteria coronarica al 95%, un’altra all’85% e una terza al 70%.
Il mondo del podismo è sconvolto. James non aveva solamente aiutato, tramite il suo nobile gesto, migliaia di persone a cimentarsi nella corsa solo per il semplice scopo di sentirsi meglio ma aveva fatto sì che le corse su strada vedessero accrescere il numero di finishers in maniera esponenziale. La corsa, specie nel mondo amatoriale, si stava affermando in tutto il mondo.
Dopo la sua morte i detrattori della corsa, e vi assicuriamo che non erano pochi, iniziarono a dire che tutta quella attività non aveva aiutato la sua salute, tutt’altro.
“Ve lo avevamo detto che correre fa male” era una frase all’ordine del giorno.
In effetti, il fatto che colui che aveva detto (e scritto) che la corsa aerobica fosse la difesa più importante contro l’infarto fosse, poi, deceduto – proprio durante una seduta di allenamento e, per giunta, per un attacco di cuore – sembrava un evidente controsenso.
Tuttavia, vanno prese in considerazione alcune evidenze che supportano la posizione del podista.
Per prima cosa va affrontata la questione ereditaria. Il padre di James, Calvin, aveva avuto un primo infarto a 34 anni ed era morto, qualche anno dopo, a 43 anni per un secondo attacco di cuore. La causa del decesso è stata la stessa ma il padre è morto molto più giovane del figlio.
Un altro fattore che va assolutamente messo sotto la lente d’ingrandimento è lo stile di vita condotto da James prima dell’inizio dell’attività fisica.
Fixx cominciò a fare attività fisica costantemente solamente all’età di 35 anni.
Per tanti anni aveva fumato decine e decine di pacchetti di sigarette ed era spesso stato in una situazione fisica non idonea.
Insomma, James non ha potuto salvarsi la vita.
Ma la corsa ha fatto sì che potesse vivere più a lungo e in modo più salutare.
Spesso si tende a ricordare Fixx come l’inventore del jogging, ma questo non è del tutto esatto. Con certezza possiamo dire che è stato colui che ha contribuito maggiormente a lanciarlo nell’etere, aiutando milioni di sportivi con minore attitudine rispetto ad altri a fare sport in generale. E se persone come noi – comuni amatori che amano fare corsa per il semplice piacere di farlo e per avere migliorie fisiche e mentali – prendono in considerazione l’idea di usare una mezz’ora del proprio tempo per fare attività fisica, significa che la rivoluzione silenziosa di James “Jim” Fixx ha trionfato.
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