La Gazzetta di Clara – Marathon Storytelling 2/5

LA GAZZETTA DI CLARA

71_Mango, ciliegia o limone?

Mesi prima della maratona mi sono prefissata di preparare un trail lungo, per abituare il corpo alle distanze e ai tempi dei lunghi allenamenti. Per arrivare davvero pronta, è stato necessario approfondire alcuni aspetti fondamentali della corsa, soprattutto quelli legati all’alimentazione e alla gestione dell’energia. In gare così lunghe, infatti, non bastano i pasti prima e dopo l’allenamento o la gara.

È nata così una conoscenza più consapevole dei gel e del loro utilizzo. All’inizio ogni boccone è un piccolo esperimento. Il corpo ascolta, impara, risponde. La corsa è anche nutrizione: provare gusti, dosaggi e tempi diventa una scoperta continua. Allenamento dopo allenamento, ho testato cosa funziona davvero per me e cosa no. Quale rapporto tra glucosio e fruttosio? Quanti carboidrati all’ora? Quali gusti e quali ingredienti tollero meglio?

Ci sono gel che aiutano, altri che lo stomaco rifiuta, momenti in cui mangiare è facile e altri in cui diventa una sfida. Anche il recupero ha il suo ruolo: proteine, idratazione e piccoli gesti dopo la corsa aiutano il corpo a ricostruire e ad adattarsi. Ciò che funziona in allenamento  aiuta il corpo e salva la gara, ciò che non funziona insegna. Mangiare, bere, dosare: piccoli rituali quotidiani che, con il tempo, diventano pilastri di prestazione e sicurezza. Chilometro dopo chilometro, il corpo impara a fidarsi di ciò che riceve, pronto ad affrontare la distanza con equilibrio, consapevolezza e forza.

72_Montagne, colline o pianura?

«Clara, dai, vieni: ci sono le montagne», aveva detto per convincermi definitivamente.

In quel periodo, a metà luglio, avevo anche trovato una gara a Saint-Claude, tra le montagne del Giura. Il fatto che fosse a 50 km dal luogo della vacanza mi aveva già fatto nascere qualche sospetto, ma la fiducia continuava a prevalere. La gara, però, svanì a causa di un problema muscolare. Il piano divenne allora molto semplice: riprendere gli allenamenti con calma e consapevolezza. Un solo obiettivo: la continuità.

Il viaggio in macchina verso il paesino sperduto iniziò nei pressi di Digione. Procedevamo tra piccoli borghi e dolci colline, immersi in una distesa infinita di verde e silenzio. A dieci minuti dalla meta non si scorgeva ancora l’ombra delle montagne. Arrivate a destinazione, comparvero greggi, pascoli, stalle, boschi e colline. Entrai in casa scoppiando a ridere e abbracciando Mandorla. Lei già temeva il peggio.
«Io amo le montagne, ma corro dappertutto», la rassicurai con un sorriso.

Ormai mi conosce benissimo: per me la corsa è irrinunciabile, così come per lei lo è la sua famiglia. Sono parte di noi, dei nostri pensieri, e ci danno energia. La mia valigia, come al solito, era composta per il 60% da equipaggiamento da corsa. Le giornate scorrevano lente e piene: giocavo con le mie piccole nipoti, Anna ed Emma, facevo lunghe passeggiate nei boschi, chiacchieravo davanti a una tazza fumante di tè al timo, dormivo profondamente e studiavo tra una pausa e l’altra. E poi c’erano i momenti della corsa.

Uscivo all’alba, quando tutto era ancora immerso nel silenzio. I miei piedi calpestavano sentieri umidi e foglie bagnate di rugiada. Mi sentivo libera come il vento che mi avvolgeva: la mente leggera, il cuore sgombro. Tornavo sempre a casa ricca di immagini, di scoperte e di quell’ossigeno che sembrava riempire ogni cellula.

Ogni uscita era una piccola avventura: un sentiero nuovo, un raggio di sole tra gli alberi, l’eco lontano di un gregge. Era il mio tempo, lo spazio in cui tutto il resto spariva e restavamo solo io, i miei pensieri e il ritmo dei miei passi e la natura circostante.

Clara

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