73_Correndo tra Nebelhorn, Freibergsee e Christlesee
Era giunto il momento: le montagne arrivarono davvero. Avrei trascorso l’ultima settimana e mezza di vacanza allenamento a Oberstdorf, in Baviera, per dare al mio corpo il tempo di abituarsi a un carico più elevato in un contesto rilassante, dove non c’era nient’altro da fare se non allenarsi, mangiare e riposare. Ero grata di avere la possibilità di raggiungere una squadra e unirmi a loro negli allenamenti. Finalmente avrei potuto scoprire quel luogo tanto famoso per il Vierschanzenturnier (Torneo dei Quattro Trampolini) e per i suoi paesaggi spettacolari: Oberstdorf. Il mitico Nebelhorn, il Freibergsee e il Christlessee erano obiettivi ben chiari, senza dimenticare il Kaiserschmarrn e la torta di mirtilli in quota.
Il corpo mi ringraziò velocemente. Sembrava quasi sorpreso dal fatto che le cose da fare fossero diminuite così drasticamente, e che gli allenamenti in gruppo rendessero ogni chilometro più leggero. Ogni uscita era una scoperta: sapevo dove e quando iniziavo, ma il risultato finale era sempre una sorpresa. Mi lasciai trasportare dal vento, dal paesaggio, dalla pioggia e dal fiume Iller, che scorreva tra prati verdissimi e riflessi di montagna. I sentieri serpeggiavano tra boschi di abeti e larici, dove la luce filtrava tra i rami creando giochi di ombre e sole. Le cime velate dell’omonimo Nebelhorn — il “corno della nebbia”, che in quei giorni ha dato buona prova del suo nome — si stagliavano contro il cielo, mentre piccoli ruscelli cantavano tra le rocce e le radure fiorite. Il respiro si mescolava all’odore di pino e di terra bagnata, e la mente si liberava dai pensieri quotidiani.



Le salite non mancavano, ma con ogni passo sentivo crescere la forza nelle gambe e la fiducia dentro di me: in montagna la fatica è gioia, si trasforma in energia, e ogni dislivello diventa un passo in più verso la maratona e verso una versione di me più forte e consapevole.
74_Josef e Clara – Pilates, potenziamento e struttura
Un corpo corre a lungo in salute quando tanti aspetti vengono curati. Uno di questi è sicuramente il potenziamento muscolare. Avevo sempre desiderato un allenamento di forza strutturato e preciso, simile a quello che svolgo correndo. La strada per il potenziamento in palestra sarebbe stata lunga, ma per trovare maggiore disciplina in un allenamento a corpo libero mi facevo già guidare da anni dalla metodologia di Josef e Clara Pilates. A marzo, iniziando il percorso per diventare istruttrice, il loro metodo mi aveva accompagnata fino a metà preparazione della maratona, richiedendo tanta pratica e studio. Questa tecnica divenne una compagna e una sfida nella sfida.



Ogni esercizio costituiva un piccolo viaggio. Ad esempio, il pelvic curl, uno degli esercizi fulcro, a primo sguardo può sembrare banale, ma se eseguito con precisione diventa un esercizio complesso e completo, mirato a potenziare il trasverso dell’addome, il pavimento pelvico, i glutei, gli erettori spinali e altri muscoli ancora, migliorando il controllo della colonna. Passo dopo passo, anche la tecnica di Pilates contribuì ad affrontare un carico chilometrico elevato e costante, donandomi la sicurezza e la stabilità necessarie. Mi sentivo più forte, più sicura nei miei passi, più presente a me stessa. E allo stesso tempo leggera: ogni respiro, ogni allungamento era un invito a sentire il corpo nel suo insieme.
Il Pilates non è sicuramente la soluzione universale. È una possibilità, un percorso tra tanti. Ognuno deve trovare la tecnica e la modalità che sente più propria, quella che ascolta davvero il proprio corpo e lo rende più vivo e più libero.
Clara

