La gazzetta di Clara ep. 55
Trilogia LUCE – 3/3
Primo ricordo, Francoforte, un giorno come tanti.
Era una sera tardi, saranno state le 23 e la mia giornata era stata intensa. Sapevo che avevo bisogno di uscire un attimo prima di addormentarmi serena. Ero sovreccitata e avevo passato le ultime due ore a pulire e mettere in ordine. Presi un sacchetto della spazzatura per avere un pretesto ulteriore e varcai la porta. Ormai il più era fatto e, una volta buttata l’immondizia, mi diressi verso il fiume. Appena alzai gli occhi, feci un balzo indietro, stupita da tanta magnificenza. La luna piena spiccava nel cielo col suo color madreperla. Il suo chiarore era abbagliante e rassicurante al momento stesso. Guardavo la luna e sapevo di non essere la sola. Mi sentii improvvisamente parte di un qualcosa più grande di me.
Secondo ricordo, in cima al Monte Tobbio.
Il Monte Tobbio, tutt’altro che un gigante, si staglia coi suoi poco più di 1000 metri tra Liguria e Piemonte e ha il merito fondamentale di avermi fatto appassionare alla montagna, sin da quando avevo quattro anni.
Per i miei 28 anni, mia sorella mi fece il regalo più bello che potessi ricevere: andare a dormire sulla vetta. Dopo una gita all’imbrunire, una cena al tramonto e aver cantato sulle note di una chitarra classica al crepuscolo, calò il silenzio. Il desiderio di vedere l’alba cresceva dentro di me, e così il mio orologio biologico mi aiutò ancora una volta. Fui svegliata da una luce bianca, velata, che viaggiava velocissima. Mi girai verso est: una luce azzurra e rosa stava schiarendo. Pian piano emerse sempre di più un chiarore intenso, mentre la nebbia ci avvolgeva. Da quella striscia, velata e densa come l’ovatta, uscivano con forza i raggi di una luce nitida e nascosta al tempo stesso. Cercai con tutte le forze di restare sveglia e aspettare che il sole si liberasse infine da quel vestito da sposa. Questa volta però i miei occhi crollarono, per poi riaprirsi quando il sole si era finalmente liberato e splendeva alto in cielo. Il calore, finalmente, intiepidiva la mia pelle.
Terzo ricordo, poco tempo fa.
Quante volte nelle poesie e nei racconti la luce è usata come metafora di momenti di vita?
Prima ho raccontato di un tramonto che avvolgendomi mi ha rassicurato e infuso forza e coraggio.
Adesso voglio raccontare di un’altra volta, poco tempo fa; uscendo da un ospedale sapevo dentro di me di aver visto Kurt per l’ultima volta.
Il mio cuore non voleva accettare quella realtà dolorosa e non volevo fosse vero quello che stava accadendo.
Salii sulla bici, aprii gli occhi e vidi un sole caldo, luminoso, con tanto arancione. Era come se Kurt mi stesse salutando. In quel tramonto vidi tutta la sua luce, la sua forza e la voglia di vivere che l’hanno sempre contraddistinto e che per me hanno costituito un esempio costante.
Care lettrici, cari lettori, dopotutto la luce è anche nel nostro corpo, nel nostro sorriso e nei nostri occhi. Vi auguro un 2025 pieno di Luce.


Clara
Leggi anche “Luce umana“

