Non hai mai corso ma…

…sei anche blu come il cielo, rosso come i frutti piccoli che fa una pianta che cresce ai piedi del mare…

…sei “basso” come le steppa che abbraccia i miei passi…

Non hai mai corso ma…

Non hai mai corso, credo che tu non abbia mai voluto farlo.

Spesso vieni a vedermi. A volte ho incrociato il tuo sguardo sulle gradinate.

Sei sempre la mia bella sorpresa.

Anche adesso che ti trovo ogni giorno in un profumo, nel colore di un semaforo rosso, invece che verde, nell’attesa allo sportello di un ufficio…

In ogni mia corsa.

Stefano, ti chiami Stefano.

Sei quello che si dice il “mio migliore amico”.

Adori sciare e stare in silenzio.

Ascolti James Taylor.

Ascolti me.

Non stiamo insieme.

Non siamo mai stati insieme.

Quando mi presenti dici:

– “Il mio migliore amico, Valentina”. Così che tutti sentano l’appellativo prima del nome.

Non ci vediamo quasi mai.

Sicuramente i nostri incontri sono brevi. Le cene sono un caso a parte, per quelle non bastano le ore della notte recuperiamo il tempo che perdiamo nelle visite che gli amici si fanno tutti i giorni.

I nostri incontri avvengono senza preavviso.

Questa, la nostra unicità.

Anche “l’alieno” ci prende senza preavviso. Così chiami il tuo cancro.

Tra noi.

La promessa.

Nessuna ricerca di guadagnare tempo.

Tutto esattamente come prima.

La prova sarà difficilissima. Quasi impossibile, negli ultimi mesi.

Oggi dico serena che ci siamo riusciti.

Una volta siamo andati in bici fino al mare.

Dalla Fossa Dell’Abate alla Piazza Mazzini in 2 ore.

Siamo arrivati, in cima al mare eri a pezzi sudato come un bambino.

Quando mi manchi mangio gelato al gusto di pistacchio.

Corro ogni volta che voglio respirarti.

Respiro con il naso, quando è freddo, le ciglia epiteliali riscaldano l’aria che entra.

Respiro con il naso perché nelle corse emotive il corpo si prende il suo tempo.

Non si eseguono sforzi di velocità, di resistenza, il corpo trova il suo ritmo, in completa armonia con il respiro e con la mente.

In queste corse c’è tutto ciò che un assoluto vorrebbe in gara.

La perfezione.

L’equilibrio.

Ogni attimo per dedicare aria fresca al ricordo e al pensiero.

La fase del riscaldamento se ti alleni con intenti precisi è frettoloso, non nel tempo di esecuzione ma nella sensazione, la prima fase dell’allenamento si vive freneticamente, come se dovessimo scartare un pacco regalo.

Si dopo il riscaldamento arriva quello che sportivamente viene chiamato lavoro.

In questa fase si creano sforzi. Il corpo di un atleta va a cercare una modificazione.

Un miglioramento. E’ la parte più stimolante per chi gareggia.

Nell’esecuzione di quella parte si sfida il proprio limite.

Quando corri per “il ricordo” tutto diventa dedicato ..a te. Ogni gesto è delicato e sentito.

Una condizione di benessere.

Le corse ricordo… sono una viaggio.

Il tuo tempo è un tempo molto lungo, parto con acqua e “barretta”, di solito tocco punte sopra i 18 km.

Il tempo al kilometro lo riconosco, non ha valore.

La strada del Vialetto, è nella mia memoria, guardo a terra mi ipnotizzo.

Anche quando sono affaticata… cerco la terra cerco la mia concentrazione la mia astrazione, la strada mi rapisce.

Qui… ricerco io una forma di concentrazione, mi è necessaria per arrivare a te.

Quasi subito sento il tuo profumo di pelle fresca.

Arriva il colore della tua camicia, lo vedo in un genere di fiori che sembrano “piscialletto”, avresti riso dicendo che il fiore “è la rosa”.

Il tuo mezzo sorriso, che non fa rima con “poca simpatia”, lo trovo all’ingresso della Marina di Vecchiano.

E’ essenziale, c’è solo una sbarra chiusa con un lucchetto, e tu sei la persona più essenziale che l’umanità possa immaginare.

Ma sei anche blu come il cielo, rosso come i frutti piccoli che fa una pianta che cresce ai piedi del mare.

Sei “basso” come le steppa che abbraccia i miei passi.

Dagli occhi dello stesso colore delle strade sterrate e umide che ci ricollegano al mare.

Il tuo corpo è forte come il terreno battuto del pezzo che precede l’asfalto.

Nelle nostre discussioni diventi rigido, come l’impatto del mio piede sull’asfalto.

L’alieno ti rende più morbido, dai tuoi movimenti ai tuoi pensieri.

Ed io sono arrivata a Vecchiano, dopo la rotonda si incontra la sabbia. Ci sei ancora.

Manca poco, anche il mio passo si affatica.

Siamo arrivati il nostro percorso è interrotto dal fiume.

Tu sei interrotto.

I miei occhi guardano l’orizzonte, tu sei solo interrotto.

Sei nelle giornate di molti.

Sei nelle mie.

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