Come gestire due sport così diversi tra loro nel migliore dei modi.
Nella mia ormai lunga esperienza nel mondo del triathlon mi è capitato più di una volta di passare periodi in cui per vari motivi la bici era molto difficile da inserire, ecco che in quel frangente diveniva di fondamentale importanza la gestione delle due discipline rimanenti.
Credo che il nuoto, o meglio “la piscina”, possa molto aiutare il podista, mentre, ahimé, la corsa non aiuterà mai un nuotatore. Vediamo però in che modo possiamo ottenere vantaggi nell’ambiente acquatico così distante dai luoghi dove di solito corriamo.
Partiamo ricordando i tre modi in cui un podista può usufruire dell’acqua.
L’acqua può essere utilizza per uno scopo ALLENANTE, RIGENERANTE o TERAPEUTICA.
Una seduta in acqua è allenante, quando con essa si compensa o si integra una qualità che non si riesce per qualsiasi motivo a allenare correndo. Quando? L’inverno, nelle buie e spesso piovose sere, se il giorno non siamo riusciti a correre, un buon lavoro aerobico (seppur non totalmente) compensa appunto il nostro allenamento podistico. Adesso passiamo, però alle due funzioni che un podista può realmente sfruttare appieno: FUNZIONE RIGENERANTE e TERAPEUTICA.
Vi garantisco che non c’è niente di più bello e utile che un “bel bagno” alla fine di un lungo, o duro, allenamento podistico, quando i vostri tendini e muscoli sono stanchi immergersi aiuta a recuperare meglio. Ma come possiamo gestire la cosa? Per i più fortunati che hanno abbastanza tempo a disposizione, consiglio vivamente, subito dopo la corsa una mezz’ora, ma bastano anche venti minuti di bagnetto… il solo stare in acqua vi farà star meglio, se poi siete in grado di nuotare abbastanza bene, fare ripetute brevi, leggere, magari con il pull-boy faciliterà ulteriormente il vostro recupero, bastano 800/1000mt per avere benefici e sentire il nostro corpo “sciogliersi”… Una cosa meravigliosa l’estate è quella di concludere un bell’allenamento con qualche bracciata in mare, se poi è l’ora del tramonto anche il vostro spirito vi ringrazierà… Addirittura nei periodi di massima calura ho spesso frazionato la corsa lenta in due blocchi. Ad esempio 45’ corsa lenta – 15’ nuoto ritmo medio (o variazioni) – 25’ corsa. In questo modo non abbiamo perso la funzione dell’allenamento, ci siamo rinfrescati (cosa importantissima nell’estate) e avremo rilassato mente e corpo in quei 15’ in mare. La funzione terapeutica è la meno desiderata da tutti in quanto comporta un infortunio. In tal caso più che il vero e proprio nuoto necessiteremo di esercizi mirati, magari nelle vasche più basse che sono anche più calde, così da poter lavorare per maggior tempo senza sentire freddo. Nelle vasche piccole si può correre, balzare, eseguire cambi di direzione, skip, corsa calciata, e ogni altro tipo di corsa che si esegue anche all’aperto con la differenza che l’impatto al terreno sarà inversamente proporzionale all’altezza della vasca, ovvero sia, con l’acqua ad altezza petto l’impatto è leggerissimo, se invece l’acqua è alle ginocchia l’impatto è più pesante… tocca a noi e al nostro fisioterapista gestire esercizi e altezza alla quale vanno eseguiti. Se l’infortunio è particolarmente grave, si può anche lavorare in vasca grande, con l’ausilio di cinture galleggianti è possibile correre dove non si tocca, semplicemente “mimando” la tecnica in totale assenza di gravità.

In questo caso indossando un semplice cardiofrequenzimetro potremo ricreare dei leggeri lavori aerobici e non, senza gravare di nessun carico giunture, tendini e articolazioni ma tenendo toniche le fasce muscolari degli arti inferiori e approfittando della resistenza dell’acqua esaltare al massimo la coordinazione braccia/gambe fondamentale per una corretta tecnica di corsa.
Detto questo si può concludere dicendo che l’acqua è un vero toccasana per il podista che se riesce ad abbinare ai vari “lavori” specifici una costante presenza in acqua, anche solo per un po’ di stretching, ne ricaverà solo benefici.
Provare per credere
Gabriele Salini

