Atleta di smisurato talento. Medaglia d’oro alle Olimpiadi di Mosca del 1980 nei 200 metri piani e due volte campione europeo.
È stato il primatista mondiale dei 200 metri dal 1979 al 1996 con il tempo di 19”72 che costituisce ancora oggi il record del “Vecchio Continente”. Sensazionale.
Velocista a tutto tondo, ha detenuto dal 1979 al 2018 il record italiano dei 100 metri piani (primato europeo per 5 anni).
Vi presentiamo Pietro Paolo Mennea: eccezionale sprinter che ha segnato una generazione intera e che, grazie ai suoi successi internazionali ed ai suoi longevi primati, può essere considerato, senza alcun dubbio, uno degli atleti più importanti ed emblematici della storia dell’atletica leggera italiana.
Un breve focus sull’infanzia di Mennea
Pietro è nato a Barletta, il 28 giugno 1952.
Brillante sin da ragazzo (si laureerà quattro volte), dimostrò anche di avere un fisico ed un motore interno che calzavano a pennello col mondo della velocità.
Un curioso aneddoto su di lui racconta che, all’età di 15 anni, sfidò in velocità una Porsche e un’Alfa Romeo 1750 sui 50 metri, su uno stradone di Barletta, battendole entrambe e guadagnandosi, descrive questa divertente e curiosa pillola su Pietro, 500 lire per pagarsi un biglietto d’ingresso al cinema o un semplice panino.
Conseguentemente, fu tesserato per l’AVIS Barletta dove iniziò la sua, lunga, attività agonistica a livello nazionale. A inizio anni ’70 si trasferì a Formia (in provincia di Latina), dove fu allenato dal marchigiano Carlo Vittori.
Qua decolla la sua storia.
Esordi e prime soddisfazioni
Pietro debutta sul palcoscenico internazionale nel 1971, a soli 19 anni, quando vanno in scena i campionati europei di Helsinki. Conquista il bronzo nella staffetta 4×100 e un sesto posto nei 200 metri piani.
Lo stesso anno arrivano i primi due squilli di livello a Smirne (Turchia), durante i Giochi del Mediterraneo (in questa manifestazione Pietro, in futuro, farà indigestione di ori), dove Mennea fa doppietta vincendo 200 e staffetta 4×100.
L’anno seguente fa il suo debutto alle Olimpiadi. Sono quelle di Monaco 1972. Il velocista italiano si qualifica per la finale dei 200 metri piani; sarà la prima di quattro finali consecutive in questa specialità. Si aggiudica il bronzo, correndo in 20”30.
Acuti e prestazioni “deludenti”
Il primo scalpo importante di Pietro avviene davanti al pubblico di casa a Roma, durante i campionati europei del ’74, dove vince l’oro nella ‘sua’ specialità, i 200 metri piani, in 20”60.
Comincia a cimentarsi anche nella distanza più breve, i 100 metri piani, dove si piazza secondo alle spalle del sovietico Borzov; dimostra, con questa prestazione, di poter rivaleggiare con tutti sulle brevi distanze.
La sua seconda apparizione ai Giochi Olimpici non è fortunata come la precedente. Innanzitutto, Pietro vorrebbe disertare la manifestazione ma le pressioni di pubblico e mass media lo “costringono” ad andare a Montréal. Nonostante ciò, si qualifica nuovamente per la finale dei 200 metri piani ma giunge sul traguardo ai piedi del podio, piazzandosi quarto.
Coglie lo stesso risultato nella staffetta 4×100 metri.
Due anni più tardi, agli europei di Praga, Pietro si prende le sue rivincite. Si conferma sui 200 metri vincendo ancora l’oro e fa doppietta grazie al sigillo nei 100.
Mexico City 1979: l’exploit di Mennea
Studente di scienze politiche, prende parte alle Universiadi che, a fine decennio, si disputano a Città del Messico. Qua Pietro realizza il suo primo capolavoro.
Con il tempo, strabiliante, di 19”72 vince i 200 metri: risultato che gli vale il nuovo record mondiale (resisterà fino ai trial statunitensi per le Olimpiadi del 1996). Mentre, ancora oggi, a distanza di quasi mezzo secolo questa straordinaria performance rappresenta il record europeo.
Sulla stessa pista, tra le nuvole della capitale messicana, Pietro ottiene pure il record europeo sui 100 metri piani, fermando il cronometro in 10”01; sarà il record italiano sino al 2018.
Due prestazioni che per il periodo, altitudine o meno, sono entrate di diritto nella storia della velocità azzurra e non solo.
Il trionfo olimpico a Mosca ‘80
Detentore del primato mondiale, Mennea è sicuramente uno dei favoriti principali per l’oro sui 200 metri alle Olimpiadi moscovite del 1980. L’assenza della compagine statunitense (dovuta al loro boicottaggio nei confronti dei Giochi) consente a Pietro di essere un cliente scomodo per tutti e, forse, l’uomo da battere nella sua, amata, distanza.
Malgrado un’ottima prova nella semifinale vinta dallo sprinter, all’azzurro viene assegnata l’ottava corsa (la più esterna). La non presenza degli statunitensi non grava sulla qualità della finale che è di livello assoluto; ci sono il neocampione olimpico sui 100 metri piani, il britannico Allan Wells, e il vincitore delle Olimpiadi nei 200 metri di quattro anni prima a Montréal, il giamaicano Don Quarrie.
Wells esce dai blocchi come una molla e, all’uscita della curva, si presenta solo al comando. Mennea è dietro. Molto dietro. Ci saranno due metri di distacco tra i due. Ma, proprio all’imbocco di quel rettilineo (apparentemente corto ma, allo stesso tempo, interminabile), l’atleta azzurro mette le marce alte e compie una prodigiosa rimonta e, dopo aver superato alcune posizioni, batte in volata il britannico aggiudicandosi il metallo più pregiato. 20”19 per l’italiano; due centesimi in meno rispetto al temibile avversario battuto sul filo del rasoio.
Nella stessa edizione olimpica otterrà un altro ottimo risultato, vincendo il bronzo nella staffetta 4×400 metri in un quartetto composto dal nativo di Barletta, da Stefano Malinverni, da Roberto Tozzi e da Mario Zuliani.
Ultimi acuti di una carriera difficilmente eguagliabile
Dopo le gioie Olimpiche, Pietro si sottopone ad un vero e proprio tour de force sui 200 metri piani, disputando otto gare in 53 giorni: tutte giunte al traguardo per primo e con notevole distacco. In una di queste performance, durante il meeting di Barletta, corre davanti al “suo” pubblico in 19”96. È la prima volta che un atleta scende sotto i 20” in una gara svoltasi sul livello del mare. In questo momento, è indubbiamente il numero uno della specialità, dimostrando, inoltre, una grande continuità di rendimento.
Mennea si toglie un’altra enorme soddisfazione quando, alle Olimpiadi di Los Angeles ’84, raggiunge la sua quarta finale olimpica consecutiva sui 200 metri.
È il primo atleta a riuscirci. Al traguardo giunge settimo ma rimane intatta un’impresa che dice molto della sua costanza, della sua dedizione e del suo grande talento.
Sarà presente anche quattro anni più tardi alle Olimpiadi di Seul del 1988. Sono le sue quinte ed ultime. In gara si ritirerà dopo aver passato il primo turno ma l’essere stato alfiere portabandiera azzurra di quella spedizione è un, doveroso, omaggio verso un atleta che ha dato tanto per i colori italiani. Sarà questo il suo ultimo giro di valzer.
Caratteristiche tecniche
Mennea (come in seguito Carl Lewis) possiede un dono, per il periodo, quasi unico.
L’uscita dai blocchi è, relativamente, lenta ma ha una progressione nel lanciato che riesce a raggiungere velocità di punta superiori, e insostenibili per l’epoca, per qualunque atleta.
Questa partenza “lenta” ha relativamente penalizzato le sue prestazioni sui 100 metri (dove comunque ha primeggiato a livello europeo), mentre le gare sui 200 metri si sono spesso concluse con rimonte ai limiti del prodigioso (una su tutte, la finale dei Giochi olimpici di Mosca). Inoltre, grazie alla sua eccezionale velocità di punta, le ultime frazioni e le relative rimonte di Mennea nella staffetta 4×100 metri (nelle quali partiva lanciato) erano impressionanti per superiorità sugli altri atleti.
Pietro ci ha lasciati da qualche anno ma restano tante istantanee, tanti momenti di una carriera luminosa e meravigliosa che lo ha reso l’immortale atleta che è anche oggi, a distanza di così molti anni.
Leggi anche…

