Quando correre può diventare… un incubo


“…un fuoristrada porta noi atlete alla partenza, posta lungo una pista da sci a 950m slm. Intorno a noi c’è solo fango
… questa è la vera passione: quella che appena cadi ti fa rialzare, quella che mentre piangi ti fa ridere…”

Quando correre può diventare… un incubo

 

Sabato 6 giugno 2009 – Tarvisio (UD) – Campionati Italiani di corsa in montagna – 1^prova

 

È sabato pomeriggio. È da quando sono arrivata, ieri, che piove ininterrottamente. Il ticchettio della pioggia è interrotto solo da qualche fulmine. Manca poco all’inizio della gara ed è bene che mi rassegni di fronte a queste condizioni meteo così avverse, in modo che influenzino meno possibile l’approccio mentale alla gara.

Gli ultimi preparativi e poi salgo in auto per raggiungere il luogo di ritrovo.

Continua a piovere.

Un fuoristrada porta noi atlete alla partenza, posta lungo una pista da sci a 950m slm. Intorno a noi c’è solo fango. Un minuscolo gazebo, completamente aperto sui quattro lati, è stato montato come riparo, ma a stento riusciamo ad entrarci tutte, in piedi, l’una contro l’altra. Tutto questo un’ora prima della partenza.

Continua a piovere.

Sono costretta a riscaldarmi nel fango e in salita, ma cerco di stancarmi meno possibile e di mantenermi concentrata. Non voglio che la mia mente sia invasa da sensazioni negative, voglio affrontare la gara nel migliore dei modi, mi sono allenata e voglio far bene, ci tengo.

Continua a piovere.

Ci chiamano per partire. Prendo posizione. Un altro sguardo al cielo completamente nero, un respiro profondo per controllare la tensione. Lo sparo. Via, siamo partite.

La salita è impegnativa fin dall’inizio. Mi sento bene, cerco di trovare il giusto ritmo ed il giusto passo, che mi permetta di non esaurire subito tutte le energie.

La pioggia si fa più forte, ma ormai non ci faccio più caso. Il gruppo inizia a sgranarsi. La salita è dura, sempre più ripida e il tempo sembra non passare mai.

Inizio ad essere stanca. Cerco di continuare a correre, anche se le pendenze ora toccano il 25%. “Forza, resisti”, dico a me stessa. Ma questa volta non riesco. Inizio a camminare. So che andando a passo mi supererà qualcuna, ma non vedo altra possibilità.

Sono completamente zuppa, fa freddo e c’è vento.

Inizia a grandinare. “Non è possibile!”, penso avvilita. È come se il cielo cercasse con tutte le sue forze di fartela pagare.

La fatica è enorme e la mia mente è combattuta: se da un lato cerco di reagire e rimanere concentrata, dall’altro mi sento debole e rassegnata. Penso a chi me l’ha fatto fare ad essere qui a soffrire in questo modo, che non sono adatta a queste cose, che mi ero solo illusa di star bene. Sono questi i momenti in cui hai voglia di mollare tutto, in cui cadano le tue sicurezze, svanisce tutto ciò in cui hai sempre creduto.

Grandina forte, cammino china cercando di ripararmi lo stomaco. Ho freddo: a stento riesco a sentirmi le braccia e le mani. Mi viene quasi da piangere. Ma quando finisce questa salita? E pensare che mi è sempre piaciuta tanto!

Finalmente, dopo 4km interminabili di salita al  20%, arriva un breve tratto in discesa su una pista da sci. Poi il percorso risale, ma stavolta la pendenza è del 30%. A stento si riesce a camminare, i piedi scivolano nel fango e nell’acqua. Cerco di resistere, ma procedo ormai “sconfitta”. A nulla servono gli incoraggiamenti dei pochi spettatori.

Dopo poco giungo al traguardo.

56’ di pioggia battente, grandine, freddo, tuoni e fulmini, su un percorso quasi interamente “non corribile”: un incubo. Non mi sarei mai ritirata, ma devo ammettere che sono stata tentata più di una volta.

Ancora fradicia prendo la telecabina per scendere a valle. Sono veramente delusa per la gara, arrabbiata ed estremamente infreddolita. Non c’è neanche un posto caldo dove poterci cambiare e riscaldare un po’: che “bella” organizzazione! Sicuramente non riuscirò a dimenticarmi facilmente di un’esperienza simile.

Mentre ero in auto non riuscivo a pensare ad altro che alla delusione. Tutte le mie certezze erano svanite, tutti i sacrifici che ho sempre fatto sembravano inutili e senza senso.

Ma la cosa incredibile è che appena arrivata in albergo, mentre ancora parlavo di tutto ciò, stavo già guardando il volantino della prossima prova del campionato italiano! Questa è la vera passione: quella che appena cadi ti fa rialzare, quella che mentre piangi ti fa ridere… può succedere qualunque cosa, ma inevitabilmente ti ritroverai a calzare le scarpette e a combattere di nuovo per realizzare i tuoi sogni.

 

Annalaura Mugno

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