
“…la grande e comune passione, l’atletica, la corsa; sveglie all’alba, freddo (quello siciliano…ma tanto mi è bastato), buio, pioggia…”
Sono passati poco più di cinque mesi,
Tornato a casa, subito le cure, la terapia, la piscina, la bici: le attività consolatorie del podista infortunato…poi, un giorno, le scarpette, i primi passi, la prima ora, il primo medio, le ripetute!
Ricordate Paul Newmann e la scena finale del film “Il colore dei soldi”? : Sono tornato!
Alla fine, il riposo, le cure e la prudenza al momento della ripresa degli allenamenti pagano sempre, correre “sull’infortunio” sperando nel miracolo produce solo ulteriori danni.
Decido, d’accordo con Massimo, di non preparare maratone in primavera per concentrarmi su 10.000 e mezze e migliorare così velocità e anche resistenza.
I risultati cominciano a darci ragione, a meta gennaio prima mezza: 1.24.14, cioè 4/km, come prima gara, corsa quasi in regime di astinenza (…), non c’è male;
da questo momento in poi, purtroppo, una serie di vicissitudini personali e familiari, cominciano a tormentarmi ed a reclamare attenzione ed impegno quasi totale: due genitori entrambi in ospedale (due ospedali diversi, a
Cosa fare? O arrendersi oppure decidere di alzarsi alle 5 della mattina e sfruttare le uniche due ore libere della giornata per allenarsi.
Allora arrivano le mezze di Siracusa,
Resta la soddisfazione di mesi di grandissimi sacrifici al servizio di tutti, genitori, moglie, figlia, lavoro, ma anche al servizio di me stesso e della nostra grande e comune passione, l’atletica, la corsa; sveglie all’alba, freddo (quello siciliano…ma tanto mi è bastato), buio, pioggia, ma tantissima soddisfazione, anche dai risultati tecnici.
Una stagione di mezze corse con le gambe e con brillante disinvoltura le prime tre, Ragusa, Siracusa e Roma-Ostia; poi la stanchezza ha cominciato a farsi sentire e soltanto la testa, una grandissima concentrazione in gara, mi ha permesso di stabilizzarmi sui tempi di Roma e Siracusa: tuttora non ricordo un solo metro o una sola via della Stramilano, solo partenza, asfalto, atleti e l’arrivo; non è particolarmente divertente, ma fondamentale quando insegui il cronometro e le gambe non girano come vorresti.
Insomma, cinque mesi vissuti “pericolosamente”, in tutti i sensi, ma alla fine impegno, dedizione, sacrifici, amore oserei dire, pagano sempre in tutte le vicende della vita.
Tutto positivo? Ovviamente no, qualche rammarico c’è: il vento finale ad Ostia, un chilometro e ottocento metri da incubo, il salitone finale di Siracusa, il dolore al costato degli ultimi
Adesso un solo obiettivo fino a novembre: Maratona! Tutto il resto sarà allenamento…
Maurizio Fragale

