Trail delle Apuane, racconto dal campo

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Trail delle Apuane, i pensieri di Sara

Domenica 28 Giugno 2015

Sveglia alle 5:30, colazione e via, arriviamo a Gorfigliano poco prima delle 8, vedo e saluto un sacco di amici, tra cui Laura x l’appunto che finalmente conosco di persona! Con la mia società cerchiamo di fare la foto di squadra ma siamo tanti e radunarci tutti è impossibile!

Mi ritrovo sotto al gonfiabile accanto a Fabrizio e cerco di fare una stima sui tempi di percorrenza.

Lo start è un po’ in ritardo e fa già caldo, si parte su strada asfaltata ma subito in salita, mi sorpassano in tanti, ma io non me la prendo ho da fare 45 km, e le gambe più di quello non vanno.

La strada si trasforma in sterrata e sale, sale….io cerco di guardarmi intorno, è tutto già bellissimo!

Da strada diventa sentiero e piano piano inizio a recuperare qualcuno, anche se alterno già passo a corsa; arriviamo a Campocatino, raggiungo e sorpasso una ragazza di Lerici con cui scambio qualche battuta; qui il primo ristoro e bivio x la 13 km; salto il ristoro ho tutto, 1,5 lt di acqua con i sali, barrette, fruttini…proseguiamo sul sentiero e alla nostra sx vediamo in basso, il lago di Vagli, così turchese, splendido!

Piano piano e quasi esclusivamente salendo arrivo ai piedi del Monte Tambura, mi folgora e quasi mi sgomento quando vedo i primi trailer, i più veloci, già lassù, in vetta. ..un serpentone colorato; testa bassa, mani sulle cosce e giù, spingere con le gambe, fino ad arrivare in vetta; corricchiare sulla cresta con l’infinito su ambo i lati, sotto di te è una sensazione forte, intensa quasi spaventosa ma mi fa bene; per la prima volta dopo mesi mi sento leggera senza quel senso di ansia e oppressione che mi porto dietro.

Quando inizia la discesa alcuni atleti che avevo passato in salita mi superano e io li lascio fare, il terreno è ghiaioso e ti scappa da sotto ai piedi ed io ho paura, paura di cadere, di farmi male, come successo alla sky esattamente un anno fa’, preferisco perdere tempo ma arrivare sana e salva.

Arrivo al 2º bivio con la 23 km, c’è un piccolo ristoro bevo coca cola e provo a mangiare qualcosa, mi dicono che sono 12º donna e sento dire che il 1º è passato 1h30′ prima di me, in cuor mio spero che sia Fabrizio, xke’ anche se ci conosciamo poco mi piace molto come persona, ti assomiglia nel carattere, buono, pacato e molto umile.

Passiamo dalle cave su strada bianca, quasi sabbiosa, quella sabbia fina che io conosco bene e che mio padre accumula e smaltisce in bottega.

Ricompare il sentiero, questa volta è single track di montagna con il paleo che nasconde un po’ il punto di appoggio dei piedi….e poi sole, sole e sole….bevo moltissimo e sudo altrettanto.

Sono sola, da quando sono scesa dalla Tambura e davanti a me non si prospetta nessuno, comincio a pensare che la maggior parte abbia tagliato x la 23; avanzo tranquilla senza strafare, questo è il mio premio per il Passatore e me lo voglio godere tutto (poi tanto più di quello le gambe non vanno, non c’è verso!); arrivo ad un sasso gigante con su scritto “pisanino”, quanto mi piacerebbe andarci, non ci sono mai stata, ma le frecce vanno dal lato opposto e colpo di scena intravedo due ragazzi, ci metto un po’ a raggiungerli ma piano piano lo faccio e loro mi fanno passare, mi dico di rimanere un po’ con loro x la compagnia ma inizia il mio percorso ideale “sentiero di bosco” e anche se le gambe non ci sono, lì mi diverto parecchio.

Alcuni tratti sono un po’ esposti con corde e proprio in arrampicata e anche se io non ho molta esperienza, non mi lascio prendere dal panico e monto.

Arrivo al rifugio Orto di donna, bevo coca e riempio il camelbak prosciugato, si rimonta e qui è stato l’unico punto in cui ho rischiato di sbagliare sentiero, ma c’erano i volontari che prontamente mi hanno reindirizzato sulla retta via.

Continuo da sola fino ad arrivare a una montagna che ho fatto un anno fa’ con il mio patrigno, il pizzo d’uccello, mi piacerebbe fare anche quello ma le frecce indicano in basso.

Ancora bosco acquisto un po ‘ di velocità e recupero un ragazzo con cui poi farò un tira e molla fino alla fine. Usciamo dal bosco e risiamo alle cave, lui si lamenta x la depurazione della montagna, io riesco a vedere solo la bellezza del “bianco” (poi facendo parte di una famiglia di marmisti da 3 generazioni non può che essere così!).

Quando rientriamo nel bosco, il riverbero della luce mi fa vedere tutto nero x qualche minuto, ma passa subito. Il caldo è quasi insopportabile, non faccio che pensare ad una bella birra ghiacciata, arriviamo al rifugio Donegani e lì ce la offrono davvero, ma io non oso berla….il mio compagno si, che coraggio!

Riempio di nuovo il camelbak e via, di nuovo al sole, tra il paleo mi taglia la strada una serpe verde; faccio un salto per aria e scappo via. ..poco dopo sulla strada vedo la macchina di Max, che era a vedere se fanno i funghi; lo chiamo mi sente e mi dice che mi aspetta più giù alla fine del sentiero.

Lo trovo e mi faccio dare una pesca che mi eri portata x il dopo, corricchio mentre la mangio (la più buona di tutta la mia vita) e lui mi segue x un pezzo in auto; poi si ferma al fresco x fare una pennichella, tanto io sono a metà circa.

Faccio un bel pezzo di asfalto, sempre sola, l’altro ragazzo mi ha staccato e non si vede più; finalmente si rientra nel bosco e mi rendo conto che io qui ci conosco, vedo il campanile. …è lei, è la Chiesa dove ha sposato mio cugino la scorsa domenica! Ci passo davanti, ho appena recuperato e superato un ragazzo, prendo il sentiero “vecchio” ed è divertente xke’ c’è una scalinata nel terreno che se stessi meglio mi farebbe divertire un sacco.

Si risale e raggiungo quel ragazzo di prima, in salita non ce la fa, mi fa sempre andare davanti a me e lui si accoda; io non mollo! In lontananza vediamo un altro atleta ma non ce la facciamo a prenderlo, xke’ mi sono dovuta fermare a togliere i sassi dalle scarpe (cosa che andava fatta prima, xke’ mi sono smaciullata i piedi, ma il mio motto è “chi si ferma è perduto”!); cmq lo recuperiamo al ristoro, sdraiato a terra, bevo coca e provo a mangiare frutta secca, ma lo stomaco è chiuso, qui gli operatori ci fanno vedere che mancano ancora due salite, di cui l’ultima bella tosta.

Inizia una discesa su strada sterrata ma a me fanno male i sassi sotto ai piedi, il mio compagno mi ristacca; pazienza.

Attraverso un fiumiciattolo e il campeggio del lago di Gramolazzo, penso che ormai sono vicina (magnifica illusione!) E quando vedo i bambini fare il bagno mi verrebbe da tuffarmi anche a me e togliermi queste benedette scarpe.

Si risale, sentiero stretto nel bosco, ci sono meno bandierine e più di una volta mi sorge il dubbio di aver sbagliato, ma forse solo xke’ comincio ad essere stanca; la salita aumenta ritrovo il mio compagno che si accoda come di consueto.

Di nuovo discesa ed io lo lascio andare, le mie gambe non vanno, è un dato di fatto.

Arrivo in paese e i bambini mi fanno un sacco di feste e mi dicono che sono la 6º donna; non potevo chiedere di più. …sono mesi che mi alleno solo su strada e poi il Passatore. …cosa voglio di più?

Incontro un signore anziano che mi dice che tra poco dovrò affrontare l’ultima salita “ma che con quel passo lì ci metterai 45′; xke’ non ti ritiri?” Ritirarmi io? E dopo 40km? Ormai sono arrivata. …

Ultimo ristoro il ragazzo gentilissimo mi rincuora un po’ ma mi avverte “è bella tosta!” Penso di aver capito che monta 800 mt in 3 km…attacco la salita, il cuore scoppia, poco sopra di quel famoso ragazzo, ha tirato fuori le racchette e lo stesso non ce la fa, in alcuni tratti mi aggrappo e mi tiro su con le mani, lo raggiungo mi manda avanti e ricomincia il giochino.

Raccolgo qualche carta dei gel che qualche atleta prima di noi deve aver perso; e un passo alla volta arriviamo in cima; lui si butta a terra, io vedo un corridoio di “balisse” e cerco il gonfiabile ma non c’è. …non finisce alla salita c’è ancora tutta una discesa….quello che ho smadonnato in questo punto lo so solo io, tra salita, tafani e dolori.

Piano piano scendo lui si accoda a me, mi sta anche troppo vicino, mi inforchetta un piede con la racchetta ma x fortuna senza dolore.

Raggiungiamo 3 ragazzi che ci dicono che manca ancora 1,5 km…ormai ci siamo, stanchi, sfatti, ma non si molla ora.

E poi vedo la strada e vedo il benedetto gonfiabile rosso, lui mi ringrazia per averlo portato fino al traguardo e me lo fa tagliare x prima! 6º assoluta 9h30′, sfatta ma soddisfatta!

E mi è passata pure l’ansia!

Sara

Gruppo ai allenamento Santucci Running

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