Una gara tanto bella quanto dura, le parole della trailer Sara
6 Settembre 2015 – Trail Golfo dei Poeti
Il racconto di Sara
Sveglia alle 5:15, ci siamo preparati io e Max e siamo partiti alla volta di Marola, siamo arrivati verso le 7:15.
Ritiro il pettorale, poso la borsa e saluto alcuni amici che incontro lì.
Parto tranquilla con me ho 1,3 lt di acqua e sali nel camelback e due barrette, non ho portato altro tanto il dislivello non è notevole e nemmeno la lunghezza del percorso, sono solo 37 km, e che ci vuole a farli?
Dopo pochi metri di asfalto inizia la salita in un corridoio stretto dove rimaniamo imbottigliati e procediamo lentamente, e iniziano le scale….mi hanno accennato che ci sono un po’ di scale da fare, ma che sarà mai!!!!
Il percorso si alterna tra sentiero e strada sterrata, a tratti un po’ di asfalto ed è tutto un sali scendi fino a Portovenere, dove mi fermo e faccio una foto con gli amici del “Rossini”, bellissima!
Scendiamo una scalinata irta e arriviamo al molo, dura poco si risale subito ed è una bella scalinata tra due muretti di abitazioni, stile single track, che pare chiamino “il microonde”, per via che è tutta esposta al sole e ti frigge….ma ad esser sincera, anche se sono zuppa di sudore, non sento il caldo perché è ventilato.
Questa scalinata mi stanca un po’, ma che sarà mai, finalmente finisce e riprendiamo il sentiero in cui faccio un bel volo, prendendomi una storta alla caviglia sx, ma non è niente di che mi rialzo e riparto subito.
Passiamo in un bosco, parco naturale e anche qui tutto uno scalino a volte scale ampie in cui fare due passi per ogni scalino, a volte talmente piccoli da non riuscire a inserire tutto il piede, a volte alti e a volte bassi, a volte in cemento mentre spessissimo in sassi, cotani o cmq erba e sterrato…mi sono fatta una cultura di scale e gradini! Cmq qui incontro persone normali che mi chiedono che corsa è e da dov’è partita, quando rispondo Marola, vedo lo stupore sui loro volti, e mi dicono: “allora avete fatto una bella salita! “Più d’una a dir la verità”!
Arrivo a Rio Maggiore, mi fermo al ristoro bevo coca cola e mangio uvetta, saluto un amico dell’organizzazione che farà la scopa del lungo, sono arrivata in poco meno di 4h, “sto andando bene mi dico!”. Passato il paese in mezzo alla folla domenicale, prendo la messa passando accanto alla chiesa, sembra fatto apposta! In fondo alla piazza c’è un bel vedere, si vede il mare…noi ovviamente ci indirizzano a dx su x la scalinata…Non avevo dubbi!
Eccoci, inizia una scalinata molto ripida, al sole, supero due atleti seduti con la testa tra le gambe, chiedo:”tutto ok?” Pare di si così proseguo, mani sui ginocchi e pigiare sulle gambe, ma è dura, il cuore scoppia, le gambe bruciano, ma si va avanti….suona il Garmin, batteria scarica 26 km e qualcosa in poco più di 4h, si spegne mi molla….ed eccolo, lì per lì non capisco, il muscolo vibra e poi si contrae e si strizza come una spugna….è lui, come lo chiama Emmina “il morso nella gamba”…subito sopra il ginocchio dx, mi toglie il fiato!
Cerco di rilassare la gamba e forzo di più con la sinistra, ed eccolo, che ritorna però di là a sinistra…come se fossero gelose l’una dell’altra. Mi fermo provo a stirare le gambe che tremano e vibrano e lascio perdere perché ho paura di farmi male, provo a scuotere x cercare di sciogliere, ma niente, mi fermo, mi recuperano e superano un sacco di persone che avevo sorpassato prima; tra cui due signore che mi danno una pastiglia di sali, anche loro hanno i crampi ma ai polpacci, riparto camminando piano e x un po’ ho un po’ di tregua, ma i crampi tornano, e mi viene da pensare che mi avevi avvertito che “era durino”! La testa xò non molla, mi ripeto che il dolore non esiste, è una terminazione nervosa, una difesa dell’organismo, ma il dolore è presente reale…ci sarà qualcosa che possa fare???
Arrivo al controllo il giudice di gara mi guarda in viso, abbasso lo sguardo, mi viene vicino, mi alza il cappello e mi chiede se sto bene: no, non sto bene, ho i crampi, ma ormai mancano meno di 10 km io non mollo!
Vado avanti ma lo rimpiango quasi subito, tornerei indietro e salirei sulla jeep….mi viene un’idea e inizio a camminare di traverso, come quando sulla neve si sale con gli sci, per cercare di usare fasce muscolari diverse, e piano piano arrivo al ristoro, bevo mezza bottiglia di sali, un po’ di coca cola e mangio uvetta, adesso ho i muscoli mi stanno dando una piccola tregua e io ne approfitto, riparto piano, con l’andamento di un burattino, ma l’importante ora è arrivare in fondo.
Un po’ di discesa di bosco, su sentiero e non scale e si arriva all’ultimo ristoro, dove eravamo già passati all’andata, ci bagnano con secchi d’acqua, e si riparte…l’ultima salita, ritornano i crampi, cammino, mi accompagno con altri atleti, ma presto loro si allontanano, li riprenderò in discesa una scalinata infinita, che faccio tutta sulle punte dei piedi, poggiandoli sul cordolo, perché nel mezzo ci sono i sassi e secondo come appoggio mi tira il tendine d’Achille.
Siamo tre o quattro, tutte donne, che nel limite del possibile, vanno giù a tutta per portare a termine questa agonia, scale, scale, sempre e solo scale; arriviamo alla strada che una volta attraversata nasconde ancora scale e poi finalmente 50mt di asfalto e il gonfiabile….arrivo durante le premiazioni, nessuno se ne accorge ed è una fortuna perché in quel momento avrei mandato tutti a quel paese!
Chiamo Max gli dico che sono arrivata, mi lavo e vado al pasta party, dove mentre faccio la fila mi devo appoggiare perché mi gira la testa e mi sento mancare….finalmente dopo pranzo e una bella birra mi riprendo, ma non cammino, sono piena di dolori e appena monto in macchina butto giù un Aulin. Mi è piaciuto un sacco il paesaggio che ho trovato lungo il percorso, i volontari gentilissimi e sorridenti, ma dire che lo rifarei, ora….non so!
Credo che con tutte quelle scale, sia stato il percorso più duro che abbia fatto fino ad oggi! E ho imparato che non bisogna mai sottovalutare un percorso guardando solo la distanza e il dislivello.
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