Berlin Marathon 2017: il racconto di Alessandra

E’ la mia seconda maratona, dopo quella di New York 2016sono più tranquilla, meno emozionata.

Corro questa Maratona in compagnia, con un’amica di Roma che ho conosciuto l’anno scorso proprio a New York, Letizia. E’ finalmente il 24 settembre, il giorno per il quale mi sto preparando seriamente da mesi, passando per durissimi allenamenti estivi e sacrifici.
Sveglia alle ore 5:30 del mattino,
 abbondante colazione con pane tostato, marmellata, the. Poi alle ore 7:30 un primo ritrovo nella hall con gli atleti di Terramia. Dopo il tragitto in metropolitana, eccoci nell’immensa area verde nel cuore della città di Berlino davanti al Parlamento tedesco. Qui un secondo ritrovo, stavolta con tutti (migliaia!) gli atleti della Maratona.

Il tempo è grigio, piovoso, ma non eccessivamente freddo. 

L’ora della partenza si avvicina sempre di più, saluto Letizia che si avvia verso il suo gate di partenza.

A New York ho avuto l’occasione di sentire alla partenza l’Inno Nazionale Americano, un’emozione indimenticabile. Qui non sento l’inno, ma c’è tanta musica ‘dopante’ ad alto volume. L’attesa sta per finire e inizia il countdown, da 5 a 1. Via! La gara è iniziata.

So che dovrò stare sulle gambe più di 4 ore, ma non ci penso. Sono contenta e piena di adrenalina. Sono molto felice di questa occasione, del fatto che dopo mesi di allenamento con il caldo torrido e le alte temperature dell’ estate, finalmente potrò rimisurarmi con me stessa e cercare di ripetere l’indescrivibile impresa di correre i 42 km. e 195mt., stavolta per la città di Berlino.

Il circuito è il più veloce tra le Maratone, la città è tutta in pianura. Il clima all’inizio sembra infastidire, perché nuvoloso e piovoso, in gara invece si rivela quasi piacevole.

Bevo a quasi tutti i ristori, riesco a procurarmi anche un po’ di Potassio mangiando banane che ci allungavano i volontari lungo il percorso.

Tutto bene! Poi guardo il mio cronometro al polso, e verso il km 32 (sono sicura che sia il 32esimo perché lo vedo indicato sul cartello in strada!) leggo in realtà 34 sul display, 2 km in più! Perdo il segnale satellitare, lo ripristino più volte. Insomma il mio crono va in palla e io pure, proprio nel momento cruciale per un maratoneta! Ma passano i km…36, 37, 38, sembrano infiniti e io non ho più un riferimento cronometrico a darmi il ritmo. Resisto.

Sento le gambe stanche, il morale si abbassa, rallento un po’. Poi finalmente eccomi al km 40 e vedo ormai il traguardo: vai Ale dai tutto!!!

Vedo la Porta di Brandeburgo, la folla sempre più fitta e rumorosa…finalmente il Traguardo.
Sono Felice!! Con vero stupore ho chiuso in 3h56′, ben 18 minuti in meno dello scorso anno!!! Il personale è polverizzato, la felicità è doppia.

FEW THINGS IN LIFE MATCH THE THRILL OF A MARATHON (Fred Lebow)

Un grazie enorme a Lorenzo Andreini di Santucci Running che mi ha allenata facendomi lavorare un sacco quest’estate ma il risultato mi ha sicuramente ripagato della tanta fatica!!

Un arrivederci e alla prossima… Chicago 2018. 

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