Correre da soli o in gruppo?

Correre da soli o in gruppo?

di Luca Borelli

Veniamo tutti da un periodo dove la risposta a questa domanda era scontata, addirittura non potevamo neanche uscire a correre, ma adesso che ci siamo ripresi i nostri spazi e le nostre abitudini è bene porre un po’ d’attenzione a questo quesito. Appena daranno il via alle uscite di gruppo cosa fare?

Le situazioni possibili sono tre:

Compagni di allenamento del solito livello e con obbiettivi similari

Compagni di allenamento con livelli non proprio identici

Compagni con livelli molto distanti.

Il primo caso è il migliore, perché volendo si può condividere tutta una preparazione, ad esempio per una maratona, facendo dalla corsa semplice, ai lunghi, passando per i lavori più specifici in totale simbiosi. In questo caso il compagno di allenamento può essere d’aiuto nei momenti dove la motivazione scende, o in inverno quando il meteo non è favorevole. Inoltre condividere anche le sensazioni a fine allenamento aiuta a ridimensionare le varie ansie. Un lato negativo invece potrebbe esserci quando a parità di allenamenti i due compagni non progrediscono alla solita maniera. Qui probabilmente continuare assieme potrebbe essere deleterio per entrambi.

Il secondo caso è molto interessante e può essere d’aiuto a tutti i componenti, ma va gestito bene. Per il runner più lento allenarsi con uno più veloce è uno stimolo molto importante ma da dosare con cura, per non incorrere in sovrallenamenti, correndo praticamente sempre da ritmo medio in su.

Per quello più veloce, soprattutto se viene da un periodo fitto di gare o di allenamenti pesanti alzare leggermente il piede dall’acceleratore potrebbe aiutare a rigenerarsi senza scadere troppo, e se coincide con un periodo di scarico potrebbe addirittura aiutare al picco di forma.

Il terzo caso, a mio avviso, è l’unico in cui è meglio non condividere gli allenamenti a meno che non ne coincidano due tipi che soddisfino entrambi. Ad esempio un medio spinto per il runner più lento e della corsa semplice per quello più veloce. Per il più lento avere una lepre personalizzata sarà molto d’aiuto, ma penso che già dopo pochi minuti quando il runner più lento farà fatica anche a dire “si o no”, per quello più veloce la situazione potrebbe diventare leggermente imbarazzante.

Conclusioni

Nella maggior parte dei casi la forza del gruppo è una componente molto utile e stimolante soprattutto per quelli che la corsa la vedono sotto il profilo competitivo. Alcuni casi, quando i livelli non sono compatibili, sono proprio da evitare, al massimo si può condividere il riscaldamento per poi proseguire ognuno con il proprio allenamento e ritrovarsi infine per la fase di defaticamento. Se le prestazioni dei vari componenti del gruppo non progrediscono nella solita misura non bisogna abbattersi perché ognuno ha i suoi tempi e soprattutto ognuno ha un patrimonio genetico differente che assieme alla forza di volontà determina le proprie prestazioni future.

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