Le parole di una vera atleta, le aspettative, i tormenti e talvolta, la cruda realtà…
CRONACA DI UN DISASTRO ANNUNCIATO
Sottotitolo: tutto ciò che NON si deve fare prima e durante una gara.
Non si può mica scrivere solo di quando le cose vanno bene, ma anche di quando le cose vanno malino, male e malissimo o …peggio di così non potevano andare…
Tutto inizia mercoledi.
La settimana precedente era stata l’ultima di allenamenti veri: uno scarico controllato in previsione “della gara”, quella gara verso cui la mente, le gambe , le sveglie, gli allenamenti, il cibo, le spese, insomma, praticamente tutto, era stato rivolto. Una nuova 24 ore.
Le gambe ci sono. Corro senza la percezione di correre, l’unica cosa che lo segnala sono le innumerevoli lavatrici di capi sportivi che mi tocca fare.
La testa c’è. Quel misto di paura, eccitazione, voglia di esser lì di nuovo, a girare come una macchinina alle giostre.
Ma mercoledi, la tragedia. Mi sveglio stanchissima, le orecchie tappate, le ossa rotte, un mal di testa lancinante. Paola, una delle mie pazienti, mi guarda di sottecchi e mi chiede “Laura, ma stai male?”
No. No che non sto male. No. Non ora. Prendo un aulin, tutto passerà e starò meglio.
I sintomi peggiorano, ho le gambe pesanti, la sudarella, la dissenteria.
E’ pure il mio compleanno, Alessio tutto contento “stasera si va fuori a cena!!”…io vorrei solo stare sotto le coperte con un brodino caldo. Faccio finta di niente e cerco di tirar fuori il mio sorriso più smagliante, mi bombo di aulin e cerco i convincermi che sto benissimo. La febbre non me la provo, perché se ce l’ho poi cosa faccio?.
Se non lo dico, non è vero. Alessio non deve sapere nulla. Si preoccuperebbe inutilmente, perché io sto benissimo. La mattina dopo è tutto un correre in bagno, le mie pulsazioni sono salite da 50 a 96, una voce nella testa urla “NON ANDARE ALLA GARA, HAI L’INFLUENZA!” . L’influenza??? No, è l’ansia, è l’ansia pregara… la voce urla ancora più forte “NO. QUANDO HAI L’ANSIA DIVENTI AGITATA, EUFORICA, IMPAZIENTE, NON QUESTA MORTA CHE SEI ORA”.
Allora ho uno sbalzo ormonale, ecco si, uno sbalzo ormonale che mi fa venire la febbre, la dissenteria, l’inappetenza totale e la stanchezza.
Venerdi si parte, aiutare Alessio a caricare l’auto mi sembra una fatica colossale. Vorrei dirgli “stiamo a casa, mettimi letto che non ce la faccio più”. Poi penso che forse mi sta passando, sto meglio, e via si parte per la Svizzera.
La sede di gara è carina, un circuito di 940 metri in un’isola verde in mezzo a un fiume, scorrevole e piacevole, sono fiduciosa.
La sera raccogliamo la sister al treno, la puntualità svizzera le ha permesso di arrivare in tempo per la cena nonostante 4 cambi con 4 minuti di tempo fra uno e l’altro..ora la squadra è al completo..va tutto bene!
I rituali e la preparazione pregara sono ormai una certezza che scorre fluida, solo che io continuo a andare in bagno…la squadra si insospettisce e si preoccupa, ma la scusa dell’ansia è una certezza pure quella, funziona sempre. Come il dissenten, grazie a dio, almeno quello mi tappa per 12 ore.
Alle 12 si parte. Io ho la mia tabella oraria, e nella testa l’idea di non fermarmi prima di ore e ore.
Mmh. Si. Proprio.
Dopo un’ora che giro a una velocità del tutto tranquilla, comincio a sudare e avere freddo. Grondo di sudore, la tempie mi martellano, ho caldo, ho freddo. Boh. Decido di fermarmi per cambiarmi, proviamoci.
Dopo due ore, la voce nella testa urla “TE L’AVEVO DETTO,PUOI FERMARTI ORA TANTO NON ANDRAI DA NESSUNA PARTE”. Sono stanca, stanchissima, mi dà noia tutto, ma la colpa è SICURAMENTE del chip alla caviglia, che è troppo pesante e sta facendo venire una tendinite . “Team pensate a come risolvere questo problema!!! Non riesco a correre bene sennò”. Il team è efficiente come sempre e il problema si risolve con un altro stop e allacciatura alla scarpa.
Dopo tre ore, ringrazio qualsiasi divinità del cielo che la mia tabella oraria preveda un rallentamento: da 11 km all’ora si passa a 10. per cinque ore. Ce la faccio, si si ce la faccio.
Ce la faccio, ma quanto costa…chiedo caramelle e Burn in continuazione, il team cerca di distrarmi con balli bulgari e io riesco solo a chiedere come sono in classifica, se mi stanno tenendo i giri giusti (durante una 24 h uno degli incubi più grandi, che attanaglia tutti prima o poi, è che il chip perda dei giri), se sono in tabella. In tabella ci sono, 63 km a 6 h, 83 in 8 h, 100 km in 9 h e 52 (previsti fra i 9.50-9.55), ma è tremendo, mi gira la testa, sudo e ho un freddo cane. Sono vestita tipo eschimese e se mi guardo intorno i miei compagni di corsa sono tutti in canottiera e pantaloncini.
Cominciano degli strani formicolii lungo gli arti, la bocca, mi si contraggono le mani e muscoli dell’addome in modo strano.
Comincio a andare qua e la’, penso che sono un medico e devo riflettere.
Non ho mai fatto pipì. Devo fermarmi e controllare. Chiedo a Alessio di sostenermi, lui si accorge che brucio, sembro un termosifone. Di pipi ne scende qualche goccia, poche troppo poche.
Penso alle reminescenze di Fisiopatologia: “la disidratazione può dare insufficienza renale acuta. Se per più di 6 ore il flusso urinario è inferiore a 0.5 ml per kg di peso corporeo si va incontro a danno renale, squilibrio acido base, ipocalcemia e iperpotassiemia, con disorientamento, contrazioni, parestesie, aritmie cardiache, nausea ecc ecce” O POOOORCCCCCC ci sono in pieno.
La voce bastarda dentro la mia testa ha deciso di cambiare rotta “AHA HA AH TE L’AVEVO DETTO. VORRAI MICA MOLLARE ORA? BEVI, DIGRAZIATA, E CORRI CHE RIPRENDI IL SECONDO UOMO E FAI IL PERSONALE”
117 km in 12 h, non dico niente al team. Mi vedono barcollare, ma gli dico che sono stanca, stanchissima, oh corro da dodici ore.
I formicolii peggiorano. Brividi mi scuotono. Sono 14 h e 135 km. Riprovo a fare pipì. Pochissime gocce. Ora ho paura. Ho paura davvero. Mi viene da piangere. Sono un’imbecille. Cosa sto facendo? Riprendo a corricchiare. Alessio e Valeria mi implorano di camminare. Almeno ti riprendi.
“ti riprendi??? Ma dove? Qui c’è da salvarsi, portare a casa la pelle. Però se anche solo camminassi riuscirei a fare più di 204 km e farei il personale.”
Il dialogo schizofrenico dentro la mia testa non ha fine.
Ci pensa il team a metter fine a questa agonia, mi infila in macchina e basta. Stop.
Mi danno del brie da mangiare, è buono, mi chiedono perché piango, ma non sto piangendo, la febbre alta, oltre 39, mi brucia le guance, la fronte, gli occhi. Mi coprono con un plaid caldo e ci addormentiamo tutti sotto una pioggia scrosciante, che fa paura.
Penso “Per fortuna non sono là sotto.”. Guardo la sister, e ci capiamo al volo. “Per fortuna non siamo più là sotto”.
Laura

