Il piede

Il piede: una mano a terra

Il piede

di Massimo Santucci e Valentina Cortesi

Il piede, struttura anatomica fondamentale, è il più grande ammortizzatore del fisico umano, su di esso gravano ed agiscono tutti i carichi generati dal movimento del corpo, indipendentemente che si parli di sport o della vita di tutti i giorni.

La normale conseguenza da quando l’uomo ha sentito la necessità di alzarsi in piedi, è stato cercare di proteggere le estremità inferiori.

Iniziarono a creare qualcosa per ripararsi con ciò che si trovava a terra per esempio intrecciavano le foglie, o usavano ciò che rimaneva dopo la battuta di caccia.

Questi stralci venivano legati alla gamba con rozzi legacci.

Gli Egizi inventarono i sandali, con la scoperta della pelle venne aggiunto al valore della praticità il desiderio di eleganza. I Sumeri invece furono i primi che usarono la calzatura chiusa per ovviare ai disagi del tempo.

Ogni volta che andiamo a correre eseguiamo migliaia di passi, la salute e l’efficienza del piede diventano perciò un’esigenza. La sua libertà di movimento va sempre salvaguardata ma dev’essere correlata alla difesa dell’impatto con il suolo ed alla restituzione dell’energia applicata.

I tipi di piede

Esistono tre tipi di piede:

a) quello Egizio in cui l’alluce è più lungo e le altre dita sono a scalare.

b) il piede Greco dove l’alluce è più corto di almeno una delle altre dita del piede.

c) quello Romano, dove l’alluce ha la stessa lunghezza di un altro dito e la pianta del piede è più arcuata.

Ogni conformazione ha le sue esigenze, negli allenamenti tecnici bisogna prestare attenzione alle caratteristiche del singolo atleta.

Il piede è la porzione più distale dell’arto inferiore, in esso si distinguono: la caviglia, il tallone, il metatarso che è lo scheletro del piede e cinque dita simili a quelle della mano prive dell’abilità prensile (anche se in questa direzione potremo acquisire ulteriori capacità).

Il piede ha una superficie inferiore detta pianta o superficie plantare e una porzione superiore detta dorso del piede.

In anatomia il piede si divide in:

tarso, astragalo, calcagno, cuboide scafoide, ossa cuneiformi, metatarso, falangi.

Il movimento del piede

Il piede è parte attiva del corpo, un meccanismo complesso creato da tutte le parti ossee.

Permette la deambulazione, movimento che consiste in tre fasi successive: fase d’appoggio, fase di contatto e fase propulsiva.

In questi tre momenti i recettori sensoriali della pianta inviano al cervello diverse informazioni tra cui quelle relative alle superfici che si incontrano.

Nella fase d’appoggio il peso passa dal tallone lungo il bordo esterno del piede fino all’avampiede per arrivare all’alluce.

Nel contatto, riceve tutto il peso del corpo e si adatta alla disomogeneità del terreno.

Nell’ultima fase effettua una torsione bloccando le ossa di cui è composto per trasformarsi in una leva rigida che riesca a sollevare il peso del corpo.

Le dita e l’alluce hanno il compito di flettersi nel momento della presa sul terreno e creano la spinta in avanti.

Delle 206 ossa del corpo, 52 sono nei piedi.

Il volume del piede è solo un trentesimo di quello del corpo e vi è nascosta un’architettura così perfetta che permette ad ogni passo un movimento alternato di “lassità” e “rigidità” che ha come unico scopo la creazione di un gioco “pressione/spinta” che ci permette l’avanzamento.

Tutto questo dipende dalle arcate ossee che sono: due longitudinali che vanno dall’alluce al tallone e una trasversale anteriore che si estende per tutto il piede.

Per ogni passo, le arcate agiscono da ammortizzazione nella fase d’appoggio e da molla nella fase propulsiva.

Di fatto sono il principale sistema di sospensione del corpo, assorbono l’energia prodotta dall’impatto con il terreno e ammortizzano il trauma che altrimenti danneggerebbe le articolazioni del corpo in toto.

L’astragalo, il cuboide e il cuneiforme, conferiscono stabilità, il primo, all’arco mediale longitudinale, il secondo all’arco longitudinale laterale, il terzo all’arco trasverso, per questo sono denominate ossa chiave.

L’arco longitudinale svolge la funzione di sostenere il peso del corpo, ammortizza il trauma quando il piede poggia a terra, converte l’energia assorbita nell’appoggio in energia propulsiva necessaria per fare il passo successivo.

Ossa, tendini e muscoli

Il piede non è fatto solamente di ossa, gli archi sono rafforzati da legamenti, tendini e muscoli che insieme alla pelle e al grasso formano i tessuti molli.

I legamenti tengono le ossa, i tendini quasi visibili sulla superficie del corpo, uniscono l’osso al muscolo e a chiudere il tutto, fasciando il piede, una serie di nastri fibrosi.

I muscoli sono 30, alcuni fissati alla tibia e al perone che sono le ossa della gamba.

I muscoli più grandi che aiutano il movimento sono il soleo e il gastrocnemio (polpaccio) attaccati al calcagno per mezzo del tendine “calcaneale” o tendine d’Achille.

La pelle della pianta del piede, in grado di autoripararsi, come quella di tutto il corpo è spessa e aderente nella parte superiore, sottile ed elastica sul dorso per permettere l’ampiezza del movimento.

Il barefoot

Teorie americane come quelle del “barefoot”, sostengono lo “scalzismo”, dimostrando che il normale appoggio del piede non è rispettato da nessuna calzatura e soprattutto le accusano di essere causa di patologie come l’alluce valgo, la borsite dell’alluce, la fascite plantare, le vesciche ecc.

Secondo i ricercatori propensi al “barefoot” costringiamo una parte del nostro corpo, nata libera, in oggetti “non bene identificati quali le scarpe” che ne modificano l’assetto, e sostengono la corsa senza scarpe, anche la più lunga.

Noi crediamo nella via di mezzo, e questo vuole essere solo il nostro parere, godere di momenti senza scarpe può creare vantaggi. Un atleta che ha tenuto costretti i piedi per dure sessioni di allenamento, sente il desiderio di liberarli. In questo caso può svolgere gli esercizi di “propriocettività” a piedi nudi. Questo per dire che possiamo intervenire sulla quantità di ore che indossiamo le calzature “scaricando le tensioni accumulate” concetto ben diverso dal credere possibile un allenamento di corsa lunga senza le scarpe.

Il piede: una mano a terra

L’atleta dovrebbe avere un piede che risponda ai comandi con prontezza unica e con la capacità di tradurre le richieste del cervello nel modo più preciso possibile.

Questo è permesso in genere dall’allenamento. Sono utili le corse a piedi nudi, le esercitazioni propriocettive, elastiche e reattive.

L’abitudine a compiere i gesti , a “sentirli”, regala sempre un miglioramento della sensibilità.

In questa ottica sarebbero necessarie 2-3 sedute settimanali di 20-30 minuti, da compiere anche a casa nelle quali vengano ricreate condizioni e sollecitazioni utili che verranno tradotte poi nel gesto tecnico della corsa.

Un atleta che investe nei suoi piedi è un atleta con una marcia in più.

Se riuscirà ad usarli quasi come fossero le proprie mani, avrà una dinamica elastica e produttiva.

La perfetta forma del piede ci aiuta nello sport e nella vita.

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