Intervista a Francesca Setti

francesa setti

“Correre è quel momento solo per me, in cui esisto solo io…”

Qual è stato il migliore allenamento della tua carriera?

Non ricordo un allenamento migliore in assoluto; uno al termine del quale abbia tolto le scarpette e pensato a quanto potesse essere stato ben eseguito soltanto valutando qualche numero impresso sul mio cronometro. Forse perché in realtà non ho mai corso un allenamento eccezionale o perché il mio carattere mi porta più spesso a prestare attenzione alle “sconfitte” piuttosto che alle vittorie, generalmente ritengo un allenamento ben eseguito ogniqualvolta provi buone sensazioni e riesca a trarre piacere e gioia da quello che ho appena fatto. Tutto ciò sembrerà lontano dalla figura ideale del “vero atleta” ma penso che i risultati migliori scaturiscano proprio nel momento in cui capiamo di poter vivere con amore e passione quello a cui dedichiamo i nostri sforzi ed il nostro impegno.

E quello più duro che hai fatto?

Uno degli allenamenti più duri che ricordo di aver fatto è legato alla preparazione dei campionati di corsa in montagna quando scelsi di effettuare alcune serie di ripetute di 500m sul sentiero che conduce dalla località Piglionico al Rifugio Rossi. Probabilmente già dopo il primo Km non sentivo più le gambe, dolenti un po’ per lo sforzo ed un po’ per il freddo ma in compenso il panorama mozzafiato ripagava mille volte della fatica!

Che percorsi prediligi fare in allenamento?

Di solito prediligo i percorsi collinari sullo sterrato, nei boschi, sui sentieri…Lontano dal traffico delle auto e dagli occhi dei passanti. Amo variare il passo, arrampicarmi sulle salite e riprender fiato in ripide discese, mi piace giocare con il terreno, sfidare radici e sassi nel cercare il miglior punto in cui far saltellare i piedi. Non tutti gli allenamenti si adattano però a questo tipo di percorsi, per questo cerco sempre di trovare un compromesso anche con quelli che devono essere effettuati su strada o in pista concedendomi qualche tratto con queste caratteristiche nel riscaldamento o nel defaticamento finale.

Che tipo di allenamento preferisci?

Uno dei miei allenamenti preferiti è il fartlek in cui il variare continuo della velocità per me si associa al divertimento. Mi piace programmare il percorso in modo che le variazioni di ritmo corrispondano approssimativamente a parti diverse del tracciato che includano salita, discesa, tratti pianeggianti, su strada, sterrato e campestre. Il continuo cambiare delle condizioni rende questo tipo di allenamento particolarmente interessante e piacevole.

Ti piace di più allenarti da solo o in gruppo?

Preferisco allenarmi da sola, mi aiuta a imparare ad autogestirmi e mi permette di rimanere concentrata sulle sensazioni che provengono dal mio corpo e sul programma che mi sono proposta di svolgere. Inoltre è anche un modo per gustarsi la pace e la tranquillità di un sentiero di campagna o di un tramonto all’orizzonte. D’altro canto però sono così poche le volte che corro in compagnia che quando mi viene proposto accetto sempre volentieri!

Qual è stata la tua miglior gara?

La prestazione migliore ufficialmente è stata alla gara “Un Fiore a Sant’Anna” ma penso che altre competizioni meritino di essere citate come prestazioni “migliori”: tra queste sicuramente il mio secondo campionato italiano di corsa in montagna a Roncobello valso un 6 posto coi fiocchi, se non altro per il coraggio, l’impegno e il cuore che ho messo, che mi hanno fatto assaporare ogni singolo sbuffo sotto la pioggia battente come la più bella vittoria.

Quella più bella a cui hai partecipato?

Non ho gare particolarmente importanti da raccontare, non ho mai fatto una maratona, una skyrace o una traversata del deserto. Nel mio piccolo repertorio però sono molte quelle che mi sono rimaste impresse anche se per aspetti diversi… Dai paesaggi mozzafiato della corsa in montagna, all’aria festosa dei campionati studenteschi, dai paesaggi suggestivi e tipici delle corse locali, al divertimento e al gioco dei biathlon natalizi…Uffi è dura scegliere!

Un aneddoto relativo ad una gara?

Ricordo di una gara campestre a Camaiore, dove corsi tutto l’ultimo tratto con un’unica scarpa dato che l’altra era rimasta da qualche parte lungo il tracciato catturata da un alto strato di fango (ero sempre bambina e non ci era ancora permesso di usare le chiodate). Lo speaker annunciando il mio arrivo e non riuscendo a rintracciare il mio nome sul foglio dal quale stava leggendo, mi definì “Quella senza una scarpa” e per un bel po’ di tempo ho continuato ad essere chiamata in quel modo da coloro che frequentavano gli ambienti delle gare.

Se ti ricordi dei sogni che fai ce ne racconti uno relativo alla corsa?

Ultimamente ho sognato spesso di correre…Una corsa leggera, liberatoria, senza cronometri o tabelle, senza pensieri…Solo il volto illuminato dal sorriso e la sensazione di benessere che ti pervade…ti attraversa completamente…Senza partenze, senza mete…Così semplicemente…

Cosa ti regala la corsa?

Penso che ogni corsa sia come concedersi un piccolo dono, non importa quanto sia stata lunga o se i tempi siano stati rispettati. Non da sempre penso in questo modo ma dico ciò perché credo che il tempo e le cadute (non solo metaforiche) sono tra i migliori insegnanti che si possano avere in questo campo: ho imparato ad apprezzare il caldo, il freddo, le gambe dolenti, il fiato corto, un allenamento andato male semplicemente perché ho comunque la straordinaria possibilità di poterne godere. Correre è quel momento solo per me, in cui esisto solo io, la terra sotto i miei piedi e l’aria che nutre il mio respiro, tutto il resto rimane fuori…Non ci sono più preoccupazioni, pensieri e cose da fare, c’è solo da vivere intensamente quel momento e tutto ciò che di positivo e bello può portare.

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