
Facciamo alcune considerazioni sulla gestione dei giovani in ambito sportivo. Allenare ed educare sono le parole chiave.
SPAZIO GIOVANI: tesori da scoprire
Penso che per poter accedere al talento di un giovane, sia primario il rapporto di fiducia reciproca fra il tecnico e l’atleta. Questo aspetto andrebbe ritrovato anche nell’atleta adulto, ma i rapporti relativi alla specifica tipologia di atleta diventano dipendenti da altre variabili.
Occupandomi in questo scritto di atleti che vanno dalla fascia puberale a quella adolescenziale, è importante valutare gli equilibri che sostengono il rapporto fra l’allenatore e l’allievo. In questa fascia di età sono di un’importanza vitale le interazioni che vi sono, poiché eventuali mancanze portano a considerare l’abbandono dell’attività. Quando lo sport, in questa età, non è più visto come un divertimento, viene quasi sempre lasciato a favore di altri impegni senz’altro meno redditizi a livello del benessere psico-fisico.
Ci sarebbe da riflettere su come poter incentivare la passione dei giovani per continuare a praticare la nostra fantastica disciplina.
Preferisco in questo articolo affrontare l’argomento riguardante il clima che si dovrebbe respirare sul campo di allenamento quando ad animarlo ci sono degli atleti in erba.
Lascio dunque le questioni tecniche e lo sviluppo delle singole abilità ad un’altra occasione.
L’immagine più bella riferita ad un ragazzino è secondo me quella di vederlo correre in libertà per un prato. La sua spensieratezza, il suo aprire ed accorciare la falcata, le sue frenate giocose rappresentano già una forma di allenamento.
Il segreto per catturare l’attenzione dei giovani è a mio parere quella di parlare il proprio linguaggio: quello dell’entusiasmo. Porgli dei limiti al suo fare irrequieto sarebbe già una perdita del loro potenziale. Quello che avvertono devono poterlo esprimere, abituarli a reprimere le loro sensazioni e dargli regole rigide di allenamento sarebbe come ingabbiare preziose risorse. Vanno invece ricercati i tesori fondamentali per lo sviluppo qualitativo del giovane corridore.
Fonte per crescere è la ricerca di stimoli nuovi, che nel giovane crescono spontanei. Ecco, penso che l’allenatore debba riuscire a far fruttare al meglio questa sete di nuove percezioni; c’è da camminare nelle miniere nascoste che ogni giovane ha dentro se.
Rimane fondamentale il rispetto che il giovane atleta deve avere per il suo tecnico, i ruoli devono essere chiari, non possono essere tollerati atteggiamenti di manifesta maleducazione. Oltre che come atleta, il giovane sportivo, deve crescere come persona e lo sport dev’essere anche un ambito dove forgiare il proprio carattere.
Non condivido la gestione ferrea di alcuni allenatori che, una volta in campo, si mettono a gestire l’allenamento in modo estremamente severo. È evidente che quando ci si allena non c’è più spazio per giochi e distrazioni che andrebbero a danneggiare il regolare sviluppo della seduta, ma questo va fatto capire in modo chiaro, netto, deciso, ma con toni sempre educati.
La conflittualità non paga, il tecnico ed il giovane devono andare nella stessa direzione, se non c’è armonia non vi saranno risultati.
Il tecnico deve essere leale, non deve creare eccessive aspettative al giovane, deve dargli tanti piccoli traguardi che siano alla sua portata.
Deve motivarlo e gratificarlo per ciò che ottiene, mai esporlo ad aspettative troppo grosse e quindi non perseguibili, lo esporrebbe a delusioni cocenti. Il giovane si mostra talvolta forte, ma l’età dell’adolescenza cela dubbi e fantasmi, la fragilità emotiva è presente in ogni ragazzino.
Il tecnico lo deve rispettare, fare attenzione a non ferirlo e fargli sentire che è dalla sua parte. Alcuni giorni può essere più produttivo un sereno dialogo per aiutarlo a superare i suoi problemi, che imporgli una seduta di allenamento.
Egli si deve sentire compreso dal tecnico, se esiste un problema dovrebbe confidarglielo in modo che insieme possano cercare di superare le difficoltà.
Confidenza e sincerità significano anche l’esimersi da alibi immotivati. Cercare di saltare alcune sedute di allenamento perché manca la voglia giustificandole con delle false motivazioni, è la strada per lacerare il rapporto. In questo caso è però il tecnico che dovrebbe leggere negli occhi del giovane, difficilmente si riesce a mentire a cuor leggero, e l’allenatore quasi sempre è in grado di cogliere le piccole bugie del suo atleta. A questo punto, se la situazione si fa ricorrente, l’allenatore dovrebbe chiedere cosa è che non va al suo atleta, per porre un freno al deterioramento del rapporto umano e sportivo fra i due.
Il giovane corridore deve avere sempre il coraggio delle proprie azioni, ma per arrivare a questo è importante l’aiuto del tecnico. Se la sua figura è troppo autoritaria, finisce con l’incutere timore nel giovane con il risultato di inibirlo verso un rapporto franco e produttivo.

I continui cambiamenti a livello corporeo nella fase di crescita rendono il ragazzo esposto a repentini sbalzi emotivi, mettergli dei muri di fronte è certamente errato.
C’è però da indicargli in modo preciso, senza concedergli varie interpretazioni, qual è la strada del bene e del male.
Migliaia sono secondo me le strade che portano verso la serenità ed ognuno deve cercare la sua, ma i concetti del male vanno inquadrati fin da subito per evitarli.
Lo sport fatto bene, senza la ricerca del risultato di prestigio ad ogni costo, educa il giovane a gioire dei traguardi, anche piccoli, nello sport come nella vita.
Aiutare i giovani a crescere è un impegno che dovrebbe riguardare tutti, ognuno con i suoi principi e le sue conoscenze. Noi uomini di sport possiamo dare una grande mano, investire sui giovani è investire sul futuro.
Ciò che seminiamo con loro ci verrà reso in termini di soddisfazioni. Regalare alla società individui seri e responsabili è un obbligo morale di tutti noi. Raggiungere questo obbiettivo coltivando giovani sani ed efficienti nel corpo e nella mente è quanto di più straordinario si possa ottenere.
Pubblicato su Podismo e Atletica

