10×800 metri, chiodate, pista, ansia e gioia
10×800 metri di quasi 30 anni fa
Pomeriggio d’inverno. Il cielo grigio grigio. In programma 10×800 metri.
La pista appena bagna. L’odore del tartan è buono come sempre, ma non mette mai tranquillità.
Il mio allenatore mi chiama dicendomi di cominciare l’allenamento da solo, sicuramente tarderà, ma potrebbe anche non farcela ad arrivare.
L’allenamento da eseguire è di quelli tosti. Lo comincio prima possibile per non tormentarmi più. Gli 800 metri sono da correre a 3′ al km, traduzione 2’24” con recupero di 1’30”.
Mi metto con l’impegno di farli passare senza pensare troppo alla fatica. I primi 5 corrono via in un lampo, passaggio da 1’10/11″ al primo giro per chiudere il secondo nell’ordine dell’1’11/12″.
Negli ultimi arriva la fatica, ma la consapevolezza di riuscire a “portare a casa” l’allenamento sopperisce alle energie che vanno ad assottigliarsi.
Al termine media 2’21”.
Il defaticamento in questi casi è sempre dolce. Subito via le chiodate per indossare le più comode, ma meno accattivanti scarpe da strada.
Nella fase finale della seduta arriva la pineta che inghiotte e modera le emozioni provate, modula l’analisi della seduta e restituisce una respirazione più lieve. La doccia fissa e chiude il tutto.
Alla fine di una seduta il corridore si sente più ricco e consapevole di ciò che il suo corpo potrà produrre.

