Le catene muscolari

“Possiamo affermare che una postura corretta, ed un corretto allineamento del corpo favoriranno il suo funzionamento ottimale”
“Preoccupandosi di togliere i freni prima ancora di cercare di ottenere i movimenti”

Le catene muscolari

Le catene muscolari del tronco sono in relazione con quelle degli arti inferiori: la catena statica continua fino alla volta plantare, le catene rette anteriori diventano catene di flessione, le catene rette posteriori diventano catene d’estensione, le catene crociate anteriori diventano c. di pronazione o di chiusura, le catene crociate posteriori diventano c. di supinazione o di apertura.

Per riuscire a mantenere la stazione eretta per tempi prolungati,il corpo, utilizza le soluzioni statiche più economiche. L’uomo in stazione eretta non è in equilibrio ma in squilibrio anteriore, questo determina tensioni statiche nella parte posteriore del soggetto. Infine va sottolineato che tutte le catene muscolari si allacciano a livello del diaframma, muscolo inspiratorio principale.

Quando ci si vuole occupare di pratica motoria e sportiva non è facile conciliare il miglioramento del tono-trofismo dello sportivo senza irrigidirlo al tempo stesso. E’ altrettanto difficile ottenere alte performance nell’atleta senza esporlo al rischio di alterazioni posturali e traumi. Per un corretto approccio alla pratica o alla preparazione sportiva non vanno quindi mai persi di vista alcuni obiettivi che ci consentono, in modo efficace, di pervenire alla soluzione di alcuni di questi problemi legati allo sport:

  • Attuare misure preventive per ovviare agli infortuni. Una muscolarizzazione esasperata limita la scioltezza e l’elasticità nel gesto e “comprime” l’atleta irrigidendolo con un’ipertonia squilibrata che ne altera e frena i movimenti, esponendolo a traumi;

  • Impostare la preparazione fisica sulla globalità e sull’allungamento delle catene mio-fasciali “preoccupandosi di togliere i freni prima ancora cercare di ottenere i movimenti”.

Sondaggi, statistiche e ricerche mettono in evidenza che l’esercizio fisico svolto con regolarità è un elemento comune a tutte le persone longeve, anche se appartenenti a culture diverse. L’esercizio fisico sano e responsabile aiuta quindi a regolare l’orologio biologico nella misura in cui riesce a stimolare positivamente i sistemi: neuroendocrino, cardiovascolare, respiratorio, immunitario e a mantenere equilibrato il metabolismo ed efficiente la biomeccanica del corpo. Al contrario, con un uso sconsiderato della motricità alcuni fattori possono alterare l’equilibrio funzionale anche in ambito sportivo: ripetitività del gesto atletico, forze in compressione, in torsione, in tensione e taglio, microtraumi ripetuti, traumi diretti, scarso rendimento, iperpressioni endoarticolari, iperpressioni infradiscali, degenerazioni cartilaginee, tensioni, incapacità a rilassarsi e stress, rigidità muscolari, rigidità articolari, tendiniti uso scorretto e sconsiderato del corpo, sregolata o cattiva alimentazione.

Una cattiva gestione del corpo e della motricità può dare origine a delle alterazioni, mentre un “corretto utilizzo” lo aiuterà a mantenersi in buona forma. Possiamo considerare quindi il corpo di una persona come il risultato di un lungo lavoro di scultura determinato dal suo stile di vita e dal suo modo di essere. Possiamo anche affermare che una postura corretta, ed un corretto allineamento del corpo favoriranno anche il suo funzionamento ottimale. Quando, per esempio, un soggetto compie una inclinazione massima del busto portando le mani al suolo come nell’atto di raccogliere un oggetto da terra, può verificare due tipi di reazione a livello della colonna e delle ginocchia. Una di queste parti del corpo può concorrere prioritariamente o con maggior disponibilità al movimento mentre l’altra potrebbe agire meno, ossia una zona ipomobile e l’altra ipermobile. Si potrebbe, per esempio, manifestare un compenso con il recurvatum delle ginocchia o la loro intrarotazione.

Esiste quindi un rapporto fra efficienza motoria, rendimento sportivo, alcune alterazioni posturali e la necessità di affiancare ad ogni sport specifico un’attività di allungamento globale decompensato atto a prevenire e compensare queste ultime, visto che numerosi studi scientifici hanno ormai dimostrato che l’ iperprogrammazione delle catene muscolari influenza la postura.

Nello sportivo, soprattutto nel calciatore, è frequente riscontrare l’iperprogrammazione delle catene di apertura che ha come risultato statico il varo del ginocchio. I calciatori, infatti, utilizzano, in modo prevalente durante il lavoro, questa catena. Pare che derivi da ciò la frequenza con cui gli si lesionano il legamento crociato anteriore o i menischi. Nell’atletica, e negli sport equestri sono molto diffuse patologie condrali, femoro-tibiali-rotulee, meniscali e traumi complessi degli arti e della colonna. Gli ostacolisti possono riportare, dopo alcuni anni di attività di allenamento incongruo, alterazioni morfologiche a carico del bacino (bascule e torsioni), del tratto lombare della colonna, delle articolazioni sacro-iliache, piedi disarmonici associati a pivot rotatorio delle ginocchia, dovute non solo alla iperpressione nella ricaduta dalla fase di volo, ma soprattutto al gesto asimmetrico di una gamba in fase di attacco mentre l’altra è in fase di richiamo con un impegno fortemente disequilibrato delle catene cinetiche. Anche nella danza e nella ginnastica artistica sono diffuse patologie condrali, femoro-tibiali-rotulee ed un adattamento della della colonna in iperlordosi, delle ginocchia in valgismo e dei piedi in piattismo. Le figure mostrano situazioni tipiche nell’iperprogrammazione delle catene muscolari. La ripetitività del gesto atletico, forze in compressione e in torsione, microtraumi ripetuti o diretti possono creare danni alle cartilagini articolari e ai legamenti, soprattutto negli atleti più giovani in cui queste strutture sono più vulnerabili perché ancora in crescita.

Quando una postura crea un fattore di danno o di rischio per sovraccarico meccanico o per ripetitività del gesto si definisce come “postura incongrua”.

Dott. Daniele De Pasquale

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