Ultra Trail “L’échappée Belle”, il racconto di Sara

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Ultra Trail “L’échappée Belle”, ultra trail di Aiguebelle

25/8/2017 THE “ECHAPPEE BELLE”

Il racconto di Sara

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Sveglia alle 4:50, soliti preparativi, una bella colazione e Max mi accompagna alla partenza nel parco del castello di Vizille, che dista solo 4 km da dove alloggiano…

So già che sarà un’impresa, chi l’ha fatta la descrive come “un kima + un ravasio”, cime molto tecniche e cancelli strettissimi…io ultimamente non recuperavo bene, mi sono sentita stanca e demotivata; e ho questo fastidio alle ginocchia che mi assilla da un po’ di tempo…ma solo il fatto che mi abbiano dato la possibilità di partire mi lusinga molto, ed io amo mettermi in gioco “chi non ci prova ha già perso!”.

Italiani siamo pochissimi, forse una decina, ne ho contattato uno su fb e tra tutti i 600 partenti, riusciamo a trovarci e scattare una foto insieme.

Briefing in francese incomprensibile (je ne parles frances! Je suis italiano!?); e via…attraversiamo questo meraviglioso parco e dopo un piccolissimo tratto di asfalto, imbocchiamo una strada sterrata molto ripida (è quella dove mi sono allenata in questi giorni) e poi sentiero di bosco fino al Belvedere e ancora più su, e su, e su.

Abbasso lo sguardo e trovo un quadrifoglio, che metto nel taschino del Camelbak e intanto vedo filtrare la luce del sole…e’ freddo (in queste notti ho dormito col piumone!) ma finché ti muovi stai da Dio.

Mi metto in coda, i primi 30km sono tutti in salita, vanno gestiti bene…so che i cancelli sono stretti ma i km e dislivello sono enormi, non posso tirare da subito, altrimenti chi ce la fa a farli tutti! (Errore! Ci dovevo provare!).

Primo ristoro Foyer de Fond Ascelle, siamo usciti da un po’ dal bosco e il paesaggio che mi si para davanti è magnifico…tanto verde, laghi grandi e piccoli, di tutte le tonalità, ruscelli, e montagne meravigliose in ogni dove…mi si stampa da subito un sorriso ebete sul volto: amo tutto questo! È per questo che lo faccio, il viaggio a piedi in luoghi sconosciuti e meravigliosi, l’avventura da sola, in paesi esteri e senza spiccicare una parola, ma mi faccio capire!? (prometto che studierò le lingue!)

Ricarico le soft flask, mangio un biscotto, mi metto in bocca un Chupa Chups e riparto, passando accanto ad un maneggio di cavalli e risalendo un sentiero ripido e tecnico in mezzo ad un’abetaia…tutti ci salutano, scampanellando, incitando, applaudendo…il calore che trasmettono è unico!

Col de la Botte primo “Monticello” più di 2000mt, un po’ di fiatone ma si va…faccio amicizia con un ragazzo Manù, parla italiano…insieme condivideremo una 20ina di km, facciamo due foto e mi rassicura che siamo larghi sui cancelli…lui lo scorso anno ha fatto la 85km, domani ci ripromettiamo di fare un bagno in uno dei laghi, intanto si sale…brevi tratti in discesa, ma per lo più salita; qui è diverso che da noi, nessuno chiede “permesso” per superare, semplicemente si mettono in coda, e quando ti sposti per farli passare si fermano e ti fanno capire che sta a te stare davanti…devo quasi convincerli a superarli…il bello è che dopo se rimani indietro ti aspettano! Non mi era mai successo…mi sto innamorando di queste persone con i loro modi di fare “lievi” quasi a non voler disturbare!

Nei tratti di arrampicata mi prendono i bastoncini, di loro spontanea volontà, xké così è più facile per me salire…non ho parole…quasi mi scoccia ma loro (sconosciuti) insistono!

Arriviamo al 2° ristoro, Refuge de la Ora, prima razione di minestrina, coca cola, un po’ di frutta, due foto a quei puntini minuscoli che stanno risalendo già la vetta…e ora c’è d’anda’ lassù! Forza e coraggio! Ancora laghi e ghiacciai e ruscelli con acqua tremendamente fresca e buona, io bevo tantissimo, son sempre a riempire le borracce, ma il Giannini che ha fatto le montagne più alte del mondo, ogni volta si finisce a dirmi di bere tantissimo per evitare i problemi tipici dell’altitudine, e funziona! A parte il fiato corto, nessun problema.

Più ci avviciniamo alle vette e più il terreno diventa arido, pietraie immense in cui scarpinare; io stranamente in salita vado forte, recupero tutti quelli che mi hanno superato in discesa (mi fanno male i ginocchi!) che si accodano e si lasciano tirare.

Prima vetta conquistata, Croix de Belledonne, 3000mt…alla croce ci sono arrivata; Manù è rimasto indietro, mangio una barretta sperando che mi raggiunga, ed inizio a scendere…non riesco più a vederlo, deve essersi fermato a riprendere fiato…e ora anche se mi fan male i ginocchi, vado giù in discesa sulla pietraia, queste son pietre piccole, ogni tanto te ne scappa qualcuna da sotto i piedi ma sono abbastanza stabile.

La discesa si fa sempre più tecnica, sul roadbook è segnalata col simbolo del pericolo, in qualche modo passo il Col de Freydane e laggiù in basso si comincia a scorgere il rifugio, si vede ma manca ancora un bel po’…cmq già vederlo rincuora…

Rifugio Jean Collet rimangio una bella razione di zuppa col formaggio, sono 1h30′ di anticipo sui cancelli, ma adesso ci aspetta la risalita di una seconda montagna con due vette da scalare entrambe classificate pericolose…mi metto la giacca xké c’è vento freddo (che appena scollegati di là si placa, e mi tocca fermarmi a spogliarsi perché affogo!) Ricominciano i pietroni…sembra di saltare sugli scogli al mare, i sentieri qui non ci sono, se non fosse per le bandelle, non sapresti dove andare…ed anche con quelle…sai che più o meno devi arrivare fin là, ma devi trovare la via migliore, perché le pietre sono instabili…ma se ne impenna una sotto i piedi e volo letteralmente in avanti, con un piede bloccato in un buco e tra un po’ tronco i bastoncini…mi libero…ho battuto lo stinco sx, ma son tutta intera, mi ripeto che “non fa male” e riparto…c’è d’anda’ lassù!

Col de la Min de Fer, km 40, mi chiedono il n°dossard e quando capiscono che sono Italiana mi abbracciano calorosamente e mi baciano, nonostante sia tutta sudata: “Forza! Bon courage”

Riparto rinfrancato, ma la discesa è spaccagambe, soliti pietroni che non sai da dove passare e si inclinano, sbilanciandoti, sotto al tuo peso, quindi mi lascio superare e le cammino tutte…prima la pelle!

Si risale…secondo picco di questa bellissima ed infinita montagna, Beche Fendue, conquistata…ora di nuovo giù…ma quando arriva il ristoro?

Habert d’Aguibelle…le due donne che oggi si davano da fare a smanettare davanti a me, son sdraiate che dormono con addosso il piumino, una mi guarda perplessa…io fo le mi cose…mangio, ricarico le borraccie, tiro fuori la frontale, attacco lo starlight e riparto…non c’è tempo…ma non sono stanca, nel senso che sono bella lucida!

Ora si risale per l’ultima vetta classificata estrema, piano piano…seguo le lucine dei miei compagni e vo su…soliti tratti di pietra e poi scarpinata da Vertical, sentieri quasi inesistenti anche qua; tratti di quasi arrampicata coi bastoncini a rompere i cojoni…e più di una volta mi sono detta “Non si molla, è dura a salire figurati a tornare indietro, vai avanti e non t’azzardare a guardare giù!”…paura…gli appoggi vanno via da sotto i piedi e ti devi attaccare con entrambe le mani; ogni 2mt ci fermiamo a tirare il fiato, ho un signore francese che si lascia tirare e che quando mi fermo io si ferma con me…più su qualcuno vomita; anch’io ho mal di stomaco; ricomincio a bere piccoli sorsi e piano piano la nausea scompare.

Intrampolo in una pietra (si muovono, non c’è nulla da fare!) e perdo la frontale che finisce di sotto al burrone…meno male ho quella di scorta…è che serviva x domani…un problema alla volta…

Conquistano Col de l’Aigleton, breve ma infinita discesa tecnica, e di nuovo su fino a Col de la Vache; la seconda frontale inizia a scaricarsi e la notte è di quelle nere mare, piccolo spicchio di luna, ma la meraviglia di vedere in lontananza il serpentone di starlight arancioni, che salgono e scendono i monti, in lontananza, è unico.

Si scende e si passa da una diga, poi discesa non tecnica, di più; stretta col burrone accanto, i balzi, le pietre e dulcis in fundo…raffiche di vento freddo che si portano dietro un bell’acquazzone; ma la base vita è laggiù! Ce la posso fare, forza!

Riesco a recuperare due atleti, passiamo insieme al controllo e il tedesco mi dice “last time”; manca un’ora, cazzo muoviti!

La base vita è sempre lì dai, che ci vuole! Appena finisce la pietra ed inizia il sentiero di bosco inizio a correre come se non ci fosse un domani; cercando di schivare le radici rialzate, ma ci fanno risalire quella che qui sembra una collinetta, ma che è come arrivare in cima alle pizzorna…vedo le “lucine” arancio davanti a me che delineano il percorso: ma dove cazzo ci fanno andare???

Guado 3 ruscelli con una portata d’acqua che rimbomba nelle orecchie; e corro corro, ma il tempo stringe…e game over…sono le 4:00 e sono ancora qui…vaffanculo!

Comunico agli altri due dietro che siamo “time out ” e rallentiamo, andando lo stesso a passo svelto x uscire quanto prima dalla tempesta.

Fine della seconda frontale, tiro fuori il cellulare e accendo la torcia, 2km e arrivo…dossard per favore! Recupero la borsa e mi tolgo la roba bagnata di dosso, ma ho già freddo…non mangio neanche…provano a dirmi qualcosa prima in francese e poi in inglese, ma ora la testa è spenta…si arrendono…io mi sono arresa alla stanchezza…non potevo fare di più, non potevo fare meglio…60 km in 23 ore…roba da matti! Leggo sul volto degli altri, sconforto, stanchezza e desolazione…si sapeva che era durissima!

Di 600 partenti ne sono arrivati solo 250, magra consolazione; ma mi resta la voglia di tornare e il ricordo di queste montagne bellissime e durissime.

Chiamo Max e gli dico che mi “imbarcano ” sul bus per Aguibelle e che mi venga a prendere (ad un ora di macchina da dove alloggiamo noi) che sono congelata…nel frattempo il bus scarica gli atleti che partiranno tra poco per la 85km…bon vojage! Bon course!

Io ora penso solo al letto…60 km e son stroncata…un taglio, un’unghia partita, una vescica, capillari rotti su tutto lo stinco sx, ginocchia doloranti…però la rifarei…anche subito! Alla prossima mattata!?

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Ultra L’Echappe Belle

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