Trail in Cadore, il racconto di Giovanni
7 Agosto – Secondo giorno – Da Auronzo di Cadore a Viareggio – Trail
La nottata se ne va via leggera. Il sonno non è dei migliori, ma ormai mi ci sto abituando. In più le pareti sembrano fatte di cartapesta. Qualcuno, molto presto, inizia a far confusione e mi sveglia per l’ennesima volta. Fuori mi sembra ancora piuttosto buio per esser già l’ora ed infatti un veloce controllo al cellulare mi dice che sono solo le 3.30 del mattino. Posso girarmi dall’altra parte e riperdermi un poco nei miei pensieri notturni. Il sonno vero e proprio non tornerà ma riuscirò comunque a riposare ancora un poco.
Alla fine decido di svegliarmi qualche minuto prima del previsto, sono le 4.50 e la mia giornata ha inizio.
Sciacquata al viso, una capatina veloce in bagno, poi mi vesto ed inizio la colazione. Ho deciso di portarmela da casa, brioches, marmellata e succo di frutta. Vista l’ora era troppo grande il rischio di rimanere senza. In realtà, scendendo le scale per andare, trovo il titolare della pensione già sveglio e riesco a scroccare anche un caffè.
Preparati i bagagli , organizzato il camel bag con acqua, barrette, k-way, bicchiere, etc. etc. sono finalmente pronto a partire. Sono le 5.30-5.40 e sta iniziando ad albeggiare. L’aria della mattina è argentina, pulita e fresca…e qui, siamo a Domegge di Cadore, non siamo ancora molto in alto. Per sicurezza comunque ho già indossato 2 maglie, leggere ma pur sempre 2 e, credetemi, per me, in tempi estivi, è una mezza assurdità.
Ci metto 20 minuti ad arrivare al palazzetto del ghiaccio di Auronzo. Lungo la strada, all’ingresso del paese, sono costretto a fermarmi in una piazzolina di sosta. Non credo sia lì per caso ed ora scopro perché. Di fronte a me si apre la valle con il laghetto ed il paese e sullo sfondo la catena delle Dolomiti con le tre cime che campeggiano leggermente sulla sinistra. Le prime luci del giorno stanno iniziando ad illuminare le cime e lo spettacolo è di quelli che toccano il cuore.
Purtroppo però sono schiavo del tempo. Lascio la borsa al palazzetto all’omino che controlla l’ingresso. Ripensandoci poi non è che mi desse proprio un’idea di affidabilità. Mi fa lasciare tutto lungo un corridoio dicendomi che poi avrebbe pensato lui a trasferire la borsa nell’area di raccolta. Speriamo bene. Lascio tutti mi soldi e le carte nelle sue mani..son due lire ma devo far benzina per tornare a casa e i 10 euro che mi tengo in tasca temo che potrebbero non bastarmi.
Rimonto in macchina per spostarmi ancora di poco più di un Km ed arrivare alla zona di partenza degli autobus per Misurina. Ho pensato di parcheggiare qui perché la zona mi sembra più tranquilla ed i parcheggi sono piuttosto grandi. A fine giornata però rimpiangerò la mia scelta. Dovrò rifarmi sto pezzo a piedi, in salita e con le borse in spalla…mannaccia le mezze calzette come me..
Sono fortunato, la giornata prosegue per il meglio perché trovo l’ultimo parcheggio libero. Lascio la macchina e salgo senza attese sul primo autobus in partenza ormai è pieno e partiamo subito.
Durante il viaggio, durato una mezz’ora, mi perdo guardandomi un poco in giro. C’è la coppia di tedeschi, sicuramente marito e moglie, vestiti esattamente allo stesso modo, il trio di ragazze che si accusano a vicenda di aver avuto l’idea di partecipare alla gara, il tizio che non si siede perché ha deciso di portare anche il cane, un beagle, e l’altro, con il volto di Che Guevara tatuato sulla spalla…perfetto, nella classica iconografia dell’eroe con in testa il tipico cappello simil basco. Solo che per farlo vedere, il tizio in questione ha deciso di mettersi già in canottiera. Quando scendiamo a Misurina però il clima è freddissimo. Siamo saliti a circa 1700 m, sono circa le 6.30-6.45 del mattino e le montagne tutte attorno ancora impediscono ai raggi di luce di arrivare sino al fondo valle dove siamo noi. Un vento gelido sferza la zona ed il primo impatto è complicato. Mi metto il K-way e va un poco meglio, ma servirebbe qualcosa di più. Nemmeno un thé caldo preso al bar/albergo di fronte al lago mi aiuta più di tanto. La paura, sulla digestione, è di prender freddo sullo stomaco e pagar dazio durante la corsa. Per fortuna non accadrà ed anzi, sto pensiero, mi aiuta a distrarmi e a non sentire la solita tensione pregara.
Attendo fino alle 8.00, ora di partenza, tra tutti questi pensieri, mi guardo un po’ in giro per vedere con chi avrò a che fare, vedo quella moretta dagli occhi azzurrisssimi che ho ancora in testa. E’ un barlume di un attimo, il tempo che arrivi il compagno e simbolicamente, si metta proprio in mezzo tra me e lei..ahimè…
La rivedrò attorno al primo Km, da sola, il compagno un paio di km più tardi…che pazzia…
Il gonfiabile è pronto, ci accalchiamo e finalmente il calore umano inizia un poco a scaldarci. Siamo circa 1400 e, come termosifone, devo dire che funzioniamo piuttosto bene.
Finisco vicino a 4 ragazzini, quattordicenni alla loro prima Camignada ed ad un personaggio tutt’altro che atletico giunto alla sua 26° edizione…il bello della corsa, generazioni di passione che si incontrano lungo una strada.
Colpo di pistola e via, finalmente si comincia. Il primo tratto è asfaltato e comprende la prima salita di giornata. Salita abbordabile, dalle nostre parti ne ho fatte di peggio, che ci accompagna verso il primo pianoro, già sterrato, che ha inizio attorno al terzo km.
Siamo già abbastanza in alto, non c’è più vegetazione, se non quella bassa da montagna vera. Il sole ci sorride e finalmente ci scalda…fortuna che bacia noi belli…capisco di aver fatto bene a togliere il K-way prima di partire. Arriverò al traguardo senza più pensare al clima, né caldo né freddo..il clima è perfetto.
Al quinto Km inizia la seconda salita, la più lunga delle cinque previste dall’altimetria. Me la sono immaginata come la più impegnativa ma in realtà non sarà così. Saliamo velocemente anche se in alcuni tratti conviene mettersi a passo. Siamo ancora tutti molto vicini, in coda modello serpentone lungo un sentiero piuttosto stretto. Soprattutto però mancano ancora un sacco di Km, meglio non strafare. In cima arriviamo al rifugio Auronzo, il primo. Penso di trovare il primo ristoro ma niente da fare, solo un punto di controllo in cui mmi timbrano il cartellino che ci hanno lasciato ieri. Sarà un a timbratura continua durante tutta la gara e ovviamente, alla fine, nessuno controllerà.
La strada che parte dal rifugio è bellissima, grande, sassosa ma corribile senza difficoltà, roccia sulla sinistra e strapiombo sulla destra. Vista che attraversa tutta la valle, stretta, verdissima, sino all’azzurro di un laghetto che ci fa l’occhiolino da lontano. Il primo pensiero è che sia il lago di Auronzo, al nostra metà, ma probabilmente mi sbaglio.
Lungo la via c’è movimento. Incontriamo molti turisti, quasi tutti stranieri, qui per fare escursione ed al tempo stesso pronti a tifare per noi. Solo un gruppo di giapponesi mi pare un poco spaesato. Fanno ovviamente foto a ciascuno dei runner che passa..chissà cos’hanno capito.
Km 8, ristoro ed indicazione dei Km mancanti al traguardo, 24. No, aspetta, 24+8=32…ma la gara dovrebbe essere di 30 Km…uhm..già, mi hanno regalato due Km in più senza dir nulla. Simpatici sti bellunesi.
Mentre mangio mi giro e vedo un tizio con un lama, o almeno secondo me era un lama, poi dietro a lui ne vedo anche un altro paio di esemplari. Avevo intuito di essere salito abbastanza di quota, siamo intorno ai 2500 m, ma non avrei mai creduto possibili dei cambiamenti così radicali nella fauna locale. Mi scappa un Bello!!! Ed il tizio che li sta portando mi risponde con un grazie, arrossendo un poco…spero di non aver illuso qualcuno involontariamente.
Comunque, mangio, bevo, nuova timbratura e riparto sino al Km 10, un terzo di gara e terzo rifugio.
Di qui nuovamente salita, abbastanza difficile perché fangosa. Gli appoggi ci son tutti ma son sempre piuttosto scivolosi e butto via un sacco di energie. Il tratto comunque è breve e ci porta su una nuova sterrata. Grande, sassosa, ai piedi, soprattutto, delle 3 Cime. Finalmente, sto momento sublima in un attimo tutto il fine settimana, le cinque ore di macchina fatte ieri e le altrettante che farò nel pomeriggio, la fatica fatta finora e quella che ancora mi attende.
Le 3 Cime da qui sono uno spettacolo incredibile, rocce enormi ed altissime che mi ricordano quanto siamo piccoli e delicati. Per qualche istante devo fermarmi, non posso non godere pienamente di ciò che sto vedendo. Quando riparto, trovo in successione due fotografi. Spero siano dell’organizzazione perché le foto che mi fanno, se lo scenario è come lo sto immaginando, devono essere praticamente perfette.
Giriamo intorno ad un costone roccioso e qui si presenta un secondo fantastico spettacolo, la valle interna a poco più di 2300 m di altezza. Siamo abbastanza in alto per avere intorno soltanto roccia. Ci muoviamo lungo un sentierino che gira tutto attorno ad un laghetto di un azzurro bellissimo che riflette un cielo oggi pulito e terso.
Affronto questo tratto con una ragazza che mi procede ormai da un poco. Chiacchieriamo del più o del meno dato che non voglio superarla. Ha un passo giusto per non attardarsi inutilmente ma al tempo stesso per non consumare troppe energie. E’m ancora lunga mi dice ed in effetti ha proprio ragione. Il Km è più o meno il 12°. Dopo un pianoro, l’ultima vera salita, questa devo dire impegnativa. Salita sassosa, ad ogni passo perdo un poco di grip ed i sassi che scorrono verso il basso mi costringono a tornare leggermente indietro. L’equilibrio è piuttosto precario ed gli ultimi 300 m sono praticamente verticali. E’ bello però guardarsi un poco intorno e vedere il serpentone di runner sopra e sotto di me. Stiamo salendo tutti a passo, su, verso il cielo azzurro. Ad un certo punto decido di fare silenzio nella mia testa e lo spettacolo del momento raggiunge il suo culmine. Sento solo il vento che sferza l’erta, i passi ed il respiro affannoso dei miei compagni di avventura. E questo mi fa amare come non mai quello che sto facendo.
In cima scollettiamo su un breve tratto di falsopiano e poi un’altra piccola salita sino all’ultimo rifugio di giornata. Salgo facilmente, la salita non è significativa, e i ristori un poco. Siamo intorno al 16° Km e ho già capito che quelli appena trascorsi sono stati i Km più belli che mai abbia corso. Tutto il resto è lontano finalmente, molto lontano.
Sono arrivato all’obiettivo che mi prefiggevo sin dall’inizio. L’ultimo scollettamento, poi discesa. Mi porterà lei al traguardo mi son detto sin dal primo momento che ho visto l’altimetria della gara. In realtà stavo solo cercando di nascondermi ciò che appariva già piuttosto evidente. Sino al Km 22 non mi attende una discesa ma un vero e proprio vertical in negativo fatto da 1700-1800 m di dislivello che si sviluppano attraverso un numero esagerato di tornanti. Il tutto corredato da pietre di tutte le dimensioni. Qui vado pesantemente in crisi. Già non so scendere di mio e nel giro di un paio di Km il ginocchio destro comincia a farmi molto male. Strano, è il ginocchio buono, mi sarei aspetto problemi dall’altro che ormai mi ha lasciato da anni, maledetto calcetto.
In un paio di occasioni il dolore si fa così lancinante da farmi saltare e devo rallentare di brutta maniera. Mi passano in molti ma quello non è un problema. La paura è quella di non riuscire a chiudere la gara se il dolore persistesse. Quando inizia la vegetazione, i sassi cominciano a diradarsi, la pendenza si riduce, diminuiscono i tornanti e la discesa, pur sempre tecnica, si fa meno impegnativa. Il ginocchio si cheta un poco anche se nel pomeriggio guidare sino a casa non sarà poi così banale.
Riprendo fiducia ma mi attende ancora un lungo tratto di discesa difficile. Guadiamo un paio di fiumiciattoli, inciampo innumerevoli volte ma riesco a non cadere. Non è altrettanto fortunato un tizio che mi precede. Prende una bella botta sui sassi. Lo lascio dopo che mi ha assicurato di star bene ma non sono convintissimo della cosa. Con questo sono già tre caduti nelle ultime due gare. Comincio a pensare di portare un poco male…sarà per questo che quando corro mi ritrovo sempre da solo? E mai che sia primo.
Al ristoro mi fermo e sento che le gambe mi tremano. Qui capisco l’errore. Ho tenuto troppo nella discesa. Ho la sensazione di avere litri di acido lattico nei muscoli e le gambe ormai son cotte. Vedo il lato positivo. Ho fatto esperienza, una discesa con quelle caratteristiche ancora mi mancava.
Gli ultimi 10 Km sono in parte su strada asfaltata ed in parte su strada bianca. Le gambe non girano più e mi trascino sino all’arrivo. Qualcuno mi supera, qualcun altro lo supero io…più o meno alla fine poggi e bue fa pari come diciamo dalle nostre parti.
Gli ultimi 4 Km sono segnati e si sviluppano tutti all’interno di Auronzo. Arrivo all’interno del palazzetto del ghiaccio dopo gli ultimi 500m di salita, un mezzo crimine. Fuori comunque c’è un gran numero di persone che idealmente ci prendono per mano e ci accompagnano fino all’ultimo passo.
Totale, 3h 39′ per come mi sento, sfinito, mi dico che non è andata così male e che pensavo peggio.. Ho domato le tre cime e mi sento comunque vincitore….poi me le riguardo nella testa e mi dico che belle, che voglia di tornare ad arrampicare per vedere il tratto che ancora mi manca.
Il dopo gara è perfetto. Nel giro di un’ora recupero i miei averi (per fortuna il tipo è stato di parola), faccio la doccia e mangio…la tizia delle bibite ci mette un buon 20 minuti a versarmi una limonata. La bottiglia è ghiacciata e lei va in crisi…ma con quegli occhi può tenermi lì anche tutta la giornata.
La gente intanto continua ad arrivare. Lunedì scoprirò che gli ultimi sono arrivati al limite delle 10 ore di gara. Sono fiero di loro! Lenti ma fieri.
Una volta pronto, caffè, 1.5 Km a piedi fino alla macchina, maledette le mie idee mattutine, scoperta che me l’hanno aperta per l’ennesima volta (ma dentro non c’era niente belli miei) e si riparte verso casa.
Con una sosta benzina ed una cappuccino fanno un totale di 5 ore di viaggio. Il traffico è scarso ma comunque non mi passano più. Fortuna che qualche telefonata mi riempie un poco il tempo. Domani un caro amico neo runner vorrebbe andare a correre verso le 6.30 del mattino, domani sera ci sarebbe uno scarichetto con Nello. Quasi quasi mi faccio un doppio rigenerante, tanto sono in ferie…al mister magari però non glielo dico…faccio finta di nulla sperando che non mi scappi…boccaccia mia…
Giovanni

