
Ad ognuno il suo ritmo
di Massimo Santucci
Ogni tipologia di atleta trova grande utilità dalla conoscenza dei suoi valori lattacidi e cardiaci per poter accedere ad una programmazione mirata.
Tramite il test incrementale del lattato è possibile estrapolare un vasto campo di dati utili per programmare le varie andature di allenamento e di gara.
Con il test incrementale del lattato ematico si possono avere tutti i dati del corridore, dai valori basali fino a quelli massimali.
In questo modo è possibile monitorare il percorso cardiaco fino ai limiti di saturazione lattacida.
Si evidenziano inoltre le caratteristiche del corridore, poiché le rilevazioni danno esiti molto chiari sul “DNA atletico”.
Ad esempio un aspetto molto interessante da determinare è la velocità del riassorbimento lattacido.
Oltre alla rilevazione dei valori massimi, è fondamentale conoscere la capacità che ha l’atleta di ripristinare in un breve intervallo una condizione idonea di lavoro successivo.
Riuscire ad avere un dimezzamento del lattato in tempi rapidi è indice di propensione verso i lavori ad alta intensità e indica che il soggetto ha svolto una buona preparazione in quella direzione.
In genere nei fondisti questa caratteristica è meno spiccata, ma non preoccupa essendo una qualità trascurabile rispetto al loro tipo di competizioni.
La produzione di lattato alle varie velocità di corse sono rese disponibili attraverso la costruzione di grafici.
Il cammino del lattato e quello delle frequenze cardiache contribuisce ad una disamina profonda dell’atleta sottoposto al test.
Monitorare le evoluzioni del cuore è utile per dare il via a varie considerazioni dello stato attuale di forma, ma anche per tessere la nuova pianificazione. I dati cardiaci risultano importanti soprattutto per il corridore che corre su percorsi non misurati.
Sicuro utilizzo positivo si ha negli specifici in salita perché è di grande utilità la conoscenza del range di frequenze sulle quali lavorare.
Da tutti i dati che sono estrapolati nel test emerge la stima del massimo consumo di ossigeno, elemento imprescindibile per sviluppare il lavoro di potenza aerobica.

L’allenamento ed i ritmi per ogni mezzo allenante, possono essere certamente indicati con buona precisione anche senza svolgere il test del lattato, ma è evidente che esso fornisce un quadro completo riguardo a molteplici aspetti.
È interessante il confronto semestrale o annuale di tali dati per capire se l’allenamento ha dato gli adattamenti cercati.
Le curve dei vari grafici indicano le produzioni ad ogni singola velocità in modo da programmare le andature per tutte le distanze senza commettere errori ed in modo da poter trarre il massimo profitto dall’allenamento.
Ad esempio nelle fasi di recupero durante un allenamento di ripetute, le velocità possono essere qualificate e rese più produttive senza entrare in conflitto con i costi energetici.
Il rischio di alcuni allenamenti sta proprio nel pericolo di sconfinare in altri ambiti di esercizio rendendo l’attività proposta poco utile e talvolta perfino in contrasto con lo sviluppo.
I dati emersi dal test sono da studiare anche in base al cammino svolto dal podista fino all’esecuzione.
Conoscere la “macchina” del corridore è utile per ottenere i massimi profitti dall’allenamento, ma anche per rispettarne i suoi tempi in fatto di carico positivo.
Una volta che ogni mezzo allenante ha le sue precise andature può essere espresso con correttezza e si otterrà dall’allenamento la massima percentuale di beneficio.
Pubblicato su Podismo e Atletica corredato da grafici esemplificativi

