Le qualità sviluppate non vanno perse per strada. Al termine di un ciclo di lavoro si passa a quello successivo, ma non bisogna mai lasciare del tutto quello che è stato conquistato con settimane di impegnativo lavoro sul campo. Vediamo come mantenere vive le qualità fondamentali.
Aumentare le prestazioni in corsa con i richiami
di Massimo Santucci
Il principio su cui s’imposta un programma d’allenamento, è vario e complesso. Alla base delle proposizioni vi è sicuramente la rotazione dei mezzi allenanti. La difficoltà nello sviluppo delle qualità sta proprio sul tempo richiesto per stimolarle, sull’adattamento, sul consolidamento e sul passaggio alla fase successiva.
È proprio adesso che però s’instaurano problemi di gestione, poiché il deallenamento di alcuni parametri può risultare rapido e definitivo.
Il continuo richiamare determinati aspetti può allontanare dallo sviluppo, è fondamentale capire quali tasti premere e in quale modalità.
Tanto più il corridore ha basi solide e molte più garanzie si avranno circa la sua facilità di riprendere in mano determinate funzioni energetiche e muscolari.
I mesi o gli anni che il podista ha alle spalle di attività, rappresentano un grande conto in banca da poter gestire nel corso della programmazione mirata ad un avvenimento.
Il maratoneta “già formato”, può dedicare maggiore attenzione alla messa a punto della prestazione massimale.
Il debuttante dovrà prestare maggior cura a tutti quei passaggi preparatori che ne garantiscano l’affidabilità. Il vantaggio di aver lavorato alla formazione di un progetto oltre a dare risultati parziali, concorre anche a mettere fieno in cascina per il futuro.
I podisti che in modo un po’ confuso vanno a seguire programmi dal concetto strutturale diverso, non seminano per costruire grandi progetti.
Voglio affermare che anche raggiungendo traguardi parziali non troveranno poi basi solide per continuare a crescere nel tempo.
Ogni allenamento deve dare risultati nel suo ciclo di sviluppo, in genere 6-8 settimane, ma dovrà servire anche da gradino per accedere a quote più alte di valore.
Usa e getta
Gli allenamenti che servono solo a raggiungere le alte performance, sono da usare esclusivamente nei periodi di sintesi. Sono quelle sedute in cui si riprendono in mano tutte le qualità sviluppate nell’ultimo periodo per trovarle disponibili in gara. Si svolgono questi training per cercare la piena disponibilità delle armi a disposizione, una sorta di richiamo delle qualità.
Queste sedute non serviranno ad uno sviluppo successivo, ma sono concepite per raggiungere il 100% della condizione in vista della gara clou.
Si possono definire allenamenti usa e getta proprio perché servono nell’immediato, ma poi non se ne trarrà beneficio.
L’aquilone
Per meglio identificare lo sviluppo e il sostentamento di una qualità si può prendere a riferimento un aquilone. Quando è lasciato libero e deve prendere quota ha bisogno di essere alimentato dal vento che nel nostro caso equivale alle settimane di costruzione necessarie a sviluppare una qualità. Una volta che esso è in volo ha bisogno di un continuo rifornimento d’aria per poter rimanere in alto. Tornando a noi, il parallelo è fatto con i richiami.
Non c’è più bisogno di un periodo lungo di allenamento perché l’aquilone è già in quota, c’è solo bisogno di alcuni allenamenti da eseguire di tanto in tanto per fornirgli il necessario per non perdere quota.
Se esso è lasciato solo al suo destino per tanto tempo, finirà per perdere il suo volo. È un peccato nella scala dello sviluppo, conquistare qualcosa e perdere qualcos’altro.
Solo a fine stagione si può tenere conto di fare un check up generale. Si passa alla rigenerazione e ad un nuovo sviluppo di tutte le qualità, ma attenzione, non tutto viene perso.
Ciò che è stato costruito nel tempo rimane e il ritorno a determinati livelli d’adattamento avverrà in tempi ben più rapidi che in passato.
Se l’impronta rimane la solita, si arriverà nel corso degli anni ad impiegare sempre meno tempo per il raggiungimento della condizione di base in modo da poter dedicare sempre più spazi alle strategie per lo sviluppo qualitativo.
Il maratoneta
Il corridore delle lunghe distanze farà tesoro dei chilometri percorsi e quindi della grande base aerobica che si è costruito.Senza tralasciare questo aspetto opererà intrecciando allenamenti che ne amplifichino lo sviluppo.
Sempre tenendo in considerazione l’affidabilità, il corridore avanzato potrà dedicarsi con larghe percentuali di utilizzo a tutti quei lavori che regalano qualità resistente.Qualificare la tenuta è un obbiettivo difficile, ma regala in termini di prestazione la classica marcia in più.
Il tecnico dovrà peraltro badare a non sconfinare in campi d’altra pertinenza. Uscire concretamente dal campo aerobico per curare la brillantezza è un fine non sempre semplice da perseguire.
Conoscendo le caratteristiche dell’atleta e prestando attenzione ai vari livelli di produzione, il tecnico farà in modo di coinvolgere le fibre in ambito attinente alla gara programmata.In sostanza si potrebbero correre dei ritmi maratona a velocità variata, inserendo dei campi di ritmo che spostano la percentuale di utilizzo dei carburanti.
Un rimbalzo tra la velocità aerobica e quella di soglia anaerobica contribuisce senz’altro ad un adattamento verso l’alto del ritmo maratona.
Correre quest’allenamento senza avere una preparazione solida alle spalle, renderà il tutto di difficile esecuzione ed inoltre i recuperi diverranno molto lunghi.
La catena delle vie programmatiche si articola in incastri sempre più stretti. È semplice sviluppare un atleta già forgiato a livello generale, mentre costruire le basi richiede un lavoro paziente e certosino.La strada per il corretto sviluppo passa solo dal metodico lavoro di base, occorre tempo, ma i risultati non potranno mancare.
Nei momenti più critici chi ha grandi basi può stare tranquillo, è difficile uscire da un range di buona competitività anche in periodi meno redditizi. In sostanza chi è ben preparato cade sempre in piedi ad eccezione dei casi in cui esistono rilevanti deficit energetici.
Suggerimenti
Il maratoneta avrà vantaggio nel conservare un buon profilo aerobico, quindi anche nei momenti in cui è distante dai 42 km, dovrà effettuare dei richiami, delle corse di lunga gittata.Inserire dei lunghi un paio di volte il mese è un’ottima scelta per creare dei ponti fra una maratona corsa e l’inizio della preparazione per quella successiva.Il corridore di medie distanze invece dovrà tener sveglio il meccanismo del massimo consumo d’ossigeno e ciò è raggiunto attraverso delle corse progressive che vanno a toccare i vari punti energetici fino all’equivalente della massima velocità aerobica.
Chi invece gareggia in pista, sia nella stagione indoor sia in quella all’aperto, dovrà curare, anche nei periodi non specifici, la potenza del suo motore.
Gare campestri o circuiti da interpretare ad alte velocità, non dovrebbero mancare di tanto in tanto nella programmazione di questa tipologia di atleta.
La stesura del programma
Ogni periodo di lavoro si prefigge un obbiettivo. All’interno di esso vengono inseriti dei mezzi per raggiungere un adattamento. Generalizzando potremmo sostenere che un 80% degli allenamenti dovrebbe essere indirizzato allo sviluppo delle qualità richieste in quel periodo, il restante 20% invece dovrebbe essere impiegato per tener vive le qualità acquisite in precedenza in modo da ottenere in futuro un suo consolidamento.
C’è da prestare attenzione però che i “richiami” non disturbino il lavoro specifico del periodo, quindi devono essere studiati affinché gli allenamenti specifici possano eseguirsi senza problemi.
In sostanza devono intersecarsi in modo spontaneo senza alterare i delicati sistemi di carico e scarico che reggono il procedere produttivo di un programma d’allenamento.
I minestroni
Il rischio è quello di creare un cocktail micidiale. Per paura di perdere qualcosa, infatti, si potrebbe andare ad inserire un po’ di tutto.Deve essere tutto ben chiaro nella mente del tecnico e dell’atleta, altrimenti è meglio seguire un iter più lineare.Fare dei “minestroni”, vale a dire un insieme d’allenamenti che richiamino le più opposte qualità, dà pessimi risultati a breve ed ancora più nel prossimo futuro.
La parola chiave è organizzazione. Tutto deve essere ben chiaro tramite l’elaborazione di un piano a lungo termine; poi secondo le situazioni del periodo, sarà modificato nei piccoli contenuti.
La strada da seguire però è una soltanto e tanto meno ci si discosta da quella, maggiori garanzie di prestazione saranno garantite.In un telaio corretto anche allenamenti non riusciti alla perfezione saranno metabolizzati con più facilità. Dove le basi programmatiche non esistono invece basta poco per far crollare tutto.I periodi di forma inoltre saranno più difficili da trovare e risulteranno di breve durata.
Il consiglio è quindi, anche per chi non segue una tabella di allenamento specifica e gareggia in ogni fine settimana, di organizzare al meglio l’attività. In base al tipo di gara che avrà corso, dovrà ragionare per inserire durante la settimana degli allenamenti che non andranno a ricalcare gli stimoli già avuti in gara.
È sufficiente capire le giuste dinamiche per organizzarsi ed evitare errori superflui, alla base dello sviluppo ci dev’essere la comprensione dei principi che regolano il nostro sport.
Pubblicato su Podismo e Atletica

